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Cronaca
Corteo usb a Foggia
Nella foto: il corteo
Photo Donato Fasano – LaPresse
8 8 2018 – Foggia
News
Day of protests in Foggia, where in the last days 16 migrants, engaged as laborers in the Apulian countryside, died in two road accidents. On the two episodes, an investigation has also been launched to ascertain whether the victims had ended up in the hands of the hiring.
In the pic: parade

I lavoratori agricoli irregolari in piazza per protestare contro il provvedimento contenuto del decreto Rilancio. Contestualmente chiedono ai consumatori di non acquistare frutta e verdura. “Nella legge troppi limiti e altrettanti esclusi, diritto alla vita non tutelato”. Cosa dice la norma, cosa risolve e quali sono le note dolenti

fonte: per la pace

da: Il Fatto Quotidiano

I braccianti partiranno da Torretta Antonacci (San Severo) e attraverseranno le campagne per arrivare fino alla prefettura di Foggia. Lì una delegazione di lavoratori consegnerà quella frutta e verdura che rischiava di marcire nei campi per cui, tra polemiche politiche e prese di posizione estreme, si è deciso di trovare un accordo e di procedere sulla strada della regolarizzazione dei voluta dalla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova e inserita nel decreto Rilancio.

Che, evidentemente, seppur salutata da molti come un passo in avanti contro lo sfruttamento nei campi (e necessaria anche per evitare ulteriori emergenze legate alla salute pubblica), ha lasciato l’amaro in bocca ai diretti interessati.

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Il Centro Astalli lancia l’allarme in occasione della presentazione del rapporto annuale sulla sua attività di accoglienza migranti: più emarginazione dopo i Decreti Sicurezza. Il nunzio Zenari: silenzio su Siria.

fonte: per la pace

da: Avvenire

Se gli sbarchi nel 2019 si sono dimezzati non è una buona notizia, perché significa che i migranti in fuga da violenze e fame sono rimasti nelle carceri libiche, confinati sulle isole greche, a volte perfino relegati per settimane sulle navi che li hanno salvati.

Una chiusura crescente che ha coinvolto non solo i porti, confermata adducendo a motivo la pandemia da Covid-19, ma tutte le politiche di integrazione, gravemente peggiorate dai Decreti sicurezza.

«La vera emergenza non sono gli arrivi, ma la precarietà dei migranti forzati», è l’allarme lanciato dal Rapporto annuale del Centro Astalli dei Gesuiti per i rifugiati, che fa il punto sulla situazione dei rifugiati e sulle attività di volontariato dei sette centri in Italia della rete Astalli, animati da oltre 500 volontari nelle sette sedi territoriali di Roma, Catania, Palermo, Grumo Nevano (NA,) Vicenza, Trento, Padova.

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fonte: liberainformazione

di: Michele Albanese

Il caso De Michele deve far riflettere: i nodi vengono al pettine e la giustizia arriva

Amarezza. Tanta amarezza. Sì, devo ammetterlo, la notizia del collega Mario De Michele, direttore del giornale online Campania Notizie, indagato per aver simulato i due attentati subiti il 14 novembre del 2019 e il 4 maggio scorso, mi ha provocato tanta amarezza.

La Dda di Napoli che segue le indagini ha scoperto che quei colpi di pistola contro la sua abitazione li aveva sparati lui. Stessa cosa per l’attentato del 14 novembre dell’anno passato quando denunciò di essere stato inseguito da uomini armati che gli avevano sparato contro mentre si trovava alla periferia di Gricignano di Aversa. Ragione per la quale era stato messo sotto scorta.

De Michele ha ricevuto un avviso di garanzia pochi giorni fa e una perquisizione nella sua casa di Cesa, dove furono esplosi i tre colpi di pistola durante la notte.

I reati contestati dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea sono quelli di calunnia e detenzione di arma da fuoco in concorso con Pasquale Ragozzino, avvocato di Orta di Atella che avrebbe fornito una delle armi.

«Ho commesso gravi errori imperdonabili», ha scritto il direttore di Campania Notizie nel suo ultimo editoriale annunciando «un passo di lato» e lasciando il testimone ad altri suoi colleghi.

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fonte: antimafiaduemila

di Saverio Lodato
Sono tempi disgraziati per l'Antimafia che vede crollare Miti anti mafiosi di cartapesta e carriere spregiudicate, certezze processuali acquisite nel tempo e consenso dei cittadini sempre più sconcertati, disillusi al limite della rassegnazione, increduli di fronte a questo cupo sabba di notizie devastanti che inondano giornali e Tg. Il minimo che si possa dire è che l'Antimafia gode oggi di pessima salute e che le parole sono ormai ridotte a pannicelli inefficaci su un corpo malato e ulcerato. Come non bastasse, si sono fatti vivi i soliti monatti che sperano, approfittando della situazione, che il contagio si diffonda, dando così il colpo di grazia a questo malato che loro si augurano sia allo stadio terminale. Non intendiamo calcare la mano. Farla, come si dice, più tragica di com’è. Non ce ne sarebbe motivo, se si vedessero all'orizzonte idee intelligenti, terapie efficaci, analisi autorevoli, provvidenziali autocritiche, se si levassero voci alte e nuove, insomma tutto quello che sarebbe necessario per ripartire in una direzione radicalmente nuova. Ma sin qui, tutto questo ancora non si vede, fatta eccezione per quell'idea, che su questo giornale abbiamo definito "rancida", di un'Antimafia finalmente "equidistante dai politici e dai pubblici ministeri". E poi, lo ripetiamo, ci sono i monatti, quelli che negli ultimi trent'anni sono stati schierati zitti zitti e ventre a terra in difesa dei mafiosi e dei loro interessi, e che ora, annusando l'odore del sangue, occupano la ribalta criticando ferocemente quest'Antimafia agonizzante. E ai quali, detto per inciso, l’“idea rancida” non dispiace per niente.
Sono pensieri che mi sono passati per la mente l'altra sera, durante la visione in anteprima a Roma, in una sala della Camera dei deputati, di uno "choccante" film prodotto da Rai 1, regia di Gianfranco Albano, dedicato e intitolato a "Felicia Impastato".

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Democratizing Work. Questo importante appello di oltre 3.000 ricercatori di tutto il mondo esce oggi in simultanea su 41 giornali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de São Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto Il Manifesto

fonte: per la pace

da: Il Manifesto

uesto appello, Democratizing Work, esce oggi in simultanea in 25 lingue su 41 testate internazionali, tra cui El Comercio, Boston GlobeGuardianGazeta WyborczaLa Folha de São PauloThe Wire, Cumhuriyet, Le SoirLe MondeDie ZeitPublicoEl DiarioLe TempsSouth China Morning Post. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto.

L’appello è stato firmato da oltre 3.000 accademici e ricercatori di più di 650 università del mondo. Tra questi, Elisabeth Anderson, Thomas Piketty, Dani Rodrik, Jan Werner Mueller, Chantal Mouffe, Claus Offe, Julie Battilana, Joshua Cohen, Nancy Fraser, James K. Galbraith, Axel Honneth, Jan-Werner Müller, Benjamin Sachs, Debra Satz, Nadia Urbinati, Sarah Song, Lea Ypi, Isabelle Ferreras, Dominique Méda, Saskia Sassen, Lawrence Lessig.

Chi lavora è molto di più che una semplice risorsa. Questa è una delle lezioni principali che dobbiamo imparare dalla crisi in corso.

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Il quadro inquietante dell’export bellico nostrano (oltre 5 miliardi di euro), con Egitto primo acquirente, nella Relazione governativa trasmessa nei giorni scorsi al Parlamento.

fonte: per la pace

da: Avvenire

Armi italiane all’Egitto. Nonostante le nebbie sull’omicidio di Giulio Regeni. Nonostante la guerra in corso nella vicina Libia. Nel 2019 l’Italia ha autorizzato la produzione e vendita di oltre 5 miliardi di armi a Paesi in gran parte estranei alla Nato e all’Unione europea. E il cliente migliore è stato proprio il Paese guidato dal presidente Abdel Fattah Al Sisi, il cui governo continua a non collaborare con l’Italia nelle indagini sull’assassinio del ricercatore friulano. E sul quale pesano sospetti internazionali di violazione dell’embargo Onu verso la Libia, per rifornimenti di armi alle milizie di Haftar. L’altro migliore cliente dell’Italia è il Turkmenistan, guidato da un regime autoritario, accusato di costanti violazioni dei diritti, nel 2018 al terz’ultimo posto su 180 paesi nella classifica mondiale della libertà di stampa di Reporters sans frontières.

Eccolo il quadro dell’export bellico italiano, a quanto emerge dai dati aggregati per il 2019 della Relazione governativa trasmessa nei giorni scorsi al Parlamento, anche quest’anno con grave ritardo.

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fonte: liberainformazione

di: Piero Curzio*

Cinquant’anni fa, il 20 maggio 1970, venne pubblicata la legge n.300, lo Statuto dei lavoratori: la ricorrenza è l’occasione per il ricordo di un evento che ha segnato la storia collettiva ed individuale di un’ampia generazione

Sono 50 anni che lo Statuto dei lavoratori ci tiene compagnia. Fa parte della storia collettiva ed individuale della mia generazione.

Storia collettiva, perché nel corso degli anni sessanta l’Italia e il mondo intero si trasformarono con una sequenza incredibile di cambiamenti delle condizioni economiche, politiche, culturali. Storia individuale, perché per me, e penso per molti altri che leggono queste pagine, i cambiamenti che portarono allo Statuto, influirono sulle scelte di vita, di studio, di lavoro.

In molti scegliemmo giurisprudenza pensando che da giurista, avvocato o giudice, avremmo dovuto studiare e applicare leggi belle come quella. Per me la fortuna ci mise del suo perché a Bari in quegli anni insegnava Gino Giugni. Fui l’ultimo dei suoi laureati baresi. Scelsi di fare il magistrato, ma conservai un rapporto intenso con lui e i suoi allievi; fra l’altro, per trent’anni, con Gianni Garofalo e Lauralba Bellardi, abbiamo collaborato alle varie edizioni del suo manuale, sul quale si sono formate generazioni di studenti.

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Promotori #Giustaitalia. "Esprimiamo forte preoccupazione: si sta scegliendo la strada di depotenziare diritti fondamentali, la possibilità di vivere in un ambiente pulito e di tutelare concretamente le imprese sane del nostro Paese"

fonte: libera

"Esprimiamo forte preoccupazione per la scelta fatta ieri nelle Commissione Finanze e Attività Produttive della Camera di accantonare gli emendamenti promossi dal patto GiustaItalia e presentati da diversi parlamentari dell'attuale maggioranza, grazie ai quali si impedisce che a beneficiare del decreto siano anche gli imprenditori colpevoli, secondo sentenze di condanna di primo grado, di gravi reati: da quelli di mafia alla corruzione, dai reati fiscali ai delitti contro l'ambiente, nessuno escluso. Sarebbe gravissimo se il governo, venendo meno alle stesse indicazioni contenute nelle proposte emendative presentate dalle forze politiche che ne sostengono l'azione, finisse per depotenziare queste norme di giustizia, rispetto di diritti fondamentali, come quello a un ambiente pulito, e di tutela delle imprese sane del nostro Paese. Una scelta sbagliata a dimostrazione che ancora una volta il contrasto alle mafie e alla corruzione sembra sfuggire alla politica. È quanto affermato dai promotori del Patto GiustaItalia, promosso da Libera con Avviso Pubblico, Legambiente, Arci, Rete dei Numeri Pari, Gruppo Abele, Rete della Conoscenza,Cgil, Cisl, Uil  Fuci, Centro Studi Pio La Torre, Cooperare con Libera Terra, Acsi, Us Acli, Fondazione Interesse Uomo

La reazione del presidente dell'ANP alla promessa di annessione dei terrotori occupati da parte del neo governo israelieno
"Gli USA saranno pienamente responsabili insieme a Israele dell'oppressione del popolo palestinese''

fonte: antimafiaduemila

Mahmoud Abbas non ci sta, e alla nascita del nuovo governo di Israele che avrà come primo punto in agenda l'annessione dei territori occupati, rompe definitivamente sia con Tel Aviv che con Whashington, promotore del discutissimo "Century Deal". Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese ieri sera ha anncunicato durante una conferenza stampa d'emergenza di voler interrompere tutti gli accordi e le intese sin qui raggiunte, comprese quelle che riguardano la sicurezza. ''L'Organizazione per la liberazione della Palestina e lo Stato della Palestina vengono sollevati, a partire da oggi, da tutti gli accordi e le intese con i governi americano e israeliano, e da tutti gli impegni conseguenti, compresi quelli che riguardano la sicurezza'', ha detto Abbas con tono fuorio nel corso della riunione con gli altri membri dell'ANP. Già in passato il presidente palestinese aveva più volte minacciato una simile azione, senza però mai portarla a compimento. Abbas ha aggiunto che Israele dovrà ora ''condividere le sue responsabilità e i suoi doveri di fronte alla comunità internazionale, in quanto potere occupante di un territorio che appartiene allo Stato della Palestina'', riporta la Wafa. Allo stesso modo gli Stati Uniti, in quanto ''partner principale del governo di occupazione israeliana'', saranno ''pienamente responsabili dell'oppressione del popolo palestinese'', ha aggiunto Abbas. Il piano del nuovo governo israeliano di annettere circa il 30 per cento dei territori della Cisgiordania si basa sul piano per il Medioriente elaborato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La leadership palestinese sta boicottando il governo americano da quando Trump ha riconosciuto unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele nel 2017.

Foto © Imagoeconomica

Regolarizzazione stranieri: il Decreto Rilancio recepisce le proposte della Campagna #Regolarizzateli. Ora estendere temporalità dei permessi e possibilità di accesso a tutte le categorie di lavoratori!

fonte: per la pace

“Il Decreto recepisce le proposte della Campagna #Regolarizzateli. Ora estendere temporalità dei permessi e possibilità di accesso a tutte le categorie di lavoratori”

“La regolarizzazione dei lavoratori stranieri è un atto di civiltà che stavamo chiedendo da quasi due mesi e non poteva più attendere”, dichiara Fabio Ciconte, direttore dell’associazione Terra!. “Il provvedimento approvato in Consiglio dei Ministri è dunque, visti gli equilibri politici attuali, un primo passo per garantire accesso alle cure, al lavoro e ad una vita dignitosa a centinaia di migliaia di persone invisibili. Fra queste, i braccianti costretti spesso a raccogliere il cibo che mettiamo in tavola in condizioni precarie, vivendo in ghetti e baraccopoli senza protezioni né servizi”.

“Il testo approvato dal governo include la richiesta agli enti locali di mettersi al lavoro per assicurare migliori condizioni abitative a migliaia di persone che vivono negli insediamenti informali in condizioni inumane e degradanti”, prosegue Ciconte.

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Dal caso Moro ai Georgofili cercando un filo tra troppi segreti. In tempi di pandemia l’importanza della memoria, del ricordo di servitori dello Stato come Vigna e gli altri magistrati fiorentini che indagarono su terroristi rossi e neri e sulle stragi volute da Cosa Nostra

fonte: libertà e giustizia

di: Sandra Bonsanti

Tornata in redazione a Roma dopo le terribili giornate di Firenze, Scalfari mi disse: «Sai che mi hai fatto piangere con il tuo articolo sulla bambina dei Georgofili?». Ricordo l’imbarazzo in quel momento. Il direttore non era solito esibire i suoi sentimenti e aveva una maschera di uomo forte che lo proteggeva dai casi della vita. Si era commosso per quell’articolo sulla poesia Il tramonto, che Nadia Nencioni aveva scritto tre giorni prima di esser dilaniata dall’esplosione dei Georgofili. Per molti anni della mia vita, maggio è stato un mese duro, con gli anniversari da celebrare, la memoria da tener sempre viva. Cominciava il 9 col ricordo dell’ uccisione di Aldo Moro, nel 1978: la Renault rossa a via Caetani, e le cronache difficilissime, amare, 55 giorni di giornalismo investigativo (si direbbe oggi) sempre pieno di ombre, rischi, minacce, trappole, piste che svanivano nel nulla.

E poi il 23 maggio del ’92, con il ricordo della strage di Capaci e l’uccisione di Giovanni Falcone col quale avevo parlato pochi giorni prima a Roma. Del suo argomento preferito: la P2. E infine, il 27 maggio del ’93, la strage a Firenze.

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fonte: antimafiaduemila

da: Libera International

Nelle favelas di Rio de Janeiro ogni giorno si consuma una guerra tra spacciatori e forze dell’ordine o tra bande criminali. È in atto da anni un conflitto spietato, fatto di operazioni di polizia che sono più che altro spedizioni punitive, esecuzioni e scontri a fuoco, in cui sempre più spesso le vittime sono adolescenti e anche bambini. È una vera e propria strage di innocenti, colpevoli di essere nati nelle periferie di una città come Rio.
Molte madri di queste giovani vittime si sono organizzate negli anni e unite portano avanti la loro lotta per la verità e la giustizia, per ridare dignità ai loro cari e senso alle loro vite. Appartengono nella stragrande maggioranza comunità afrodiscendenti, nere, da sempre ai margini della società brasiliana.
Come Rete ALAS quest’anno, per il “Dia de las Madres”, ci sembra importante far parlare loro in rappresentanza di tutte le madri di vittima dell’America Latina.

Lettera delle madri e dei familiari delle vittime delle favelas di Rio de Janeiro
Questa lettera racconta la storia e la lotta di molte madri e famiglie che hanno visto assassinare i propri figli dalle violenze di uno Stato autoritario e criminale.

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L'amicizia tra la madre di Salvatore Carnevale, ucciso dalla mafia, e Sandro Pertini, che in un comizio accusò mandanti e assassini del'eroe dei braccianti siciliani

fonte: antimafiaduemila

di: Fabio Greco

 

Una madre, due preti, tre futuri presidenti della Repubblica. La vicenda umana di Francesca Serio apre lo spartiacque tra due Italie, quella riconosce la presenza della mafia ma le nega cittadinanza e l'altra, che ne nega l'esistenza riconoscendole, di fatto, il diritto al controllo del territorio e il potere assoluto sulla vita di uomini e donne.
Francesca Serio era la madre di Turiddu (SalvatoreCarnevale, del quale oggi si ricorda il 65mo della morte. Carnevale, bracciante e sindacalista socialista, difendeva i diritti dei contadini nelle Madonie, con una passione tale da farsi odiare dai proprietari terrieri. Era nato a Galati Mamertino, nei Nebrodi.
Francesca, dopo il battesimo del bambino, lasciò il paesino alla volta di Sciara. "Arrivarono su un carretto", racconta Franco Blandi, autore di una biografia della donna ("Francesca Serio, la madre", Navarra editore). "Negli anni Venti del Novecento – continua – ci fu ondata migratoria intensa dai Nebrodi verso il palermitano, dove i feudi dei Notarbartolo avevano bisogno di manodopera tutto l'anno e stentavano a trovarla.

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fonte: liberainformazione

di: Leonardo Filippi, Maurizio Franco e Maria Panariello

Ci è voluto un mese mezzo per approvare la regolarizzazione dei lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno o con permesso di soggiorno scaduto, nel settore agricolo, domestico e di cura. Il tutto nel bel mezzo di una pandemia globale, scandita nei primi giorni dall’auspicio di cambiare qualcosa nel nostro sistema, tornare ad essere più umani e iniziare a restituire alla terra la dignità che merita.

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Il dibattito sulla regolarizzazione per l’agricoltura ha fatto riemergere una cultura coloniale, strumentale e mercantile nel rapporto tra l’Italia e gli africani. E una feroce resistenza al cambiamento culturale.

fonte: per la pace

da: AGI

Non siamo solo braccia da usare e gettare. Ma anche anima e mente, con dignità di persona
In questi giorni in cui infuria la polemica sulle regolarizzazioni, noi, due donne afroitaliane, siamo invase da una grande frustrazione. Quello che però ci crea dolore è proprio il dibattito che si è formato intorno alla possibilità di regolarizzare i migranti.

Abbiamo subito avuto la sensazione di vivere un déja vu, qualcosa che ha già attraversato il nostro corpo considerato, a torto, alieno.

Ormai è dagli anni ’70 che migranti e figli di migranti, padri, madri, figli, si sentono considerati corpi alieni, estranei alla nazione. E se il corpo dell’alieno entra nel dibattito deve, per il mainstream nazionale, avere qualcosa di utile da portare in cambio.

E questo, ahi noi, si è visto molto bene nel discorso sulle regolarizzazioni.

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