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articolo in risalto

ciao a tutte e a tutti

E' convocato il coordinamento provinciale di Libera per Martedì 20 Aprile alle 20.45 con il seguente odg:

1- Valutazioni sulle ultime iniziative e prosecuzione delle stesse insieme ai coordinamenti di Libera Como e Libera Lecco

2 Beni confiscati: documento regionale (qui sotto) e nostra iniziativa territoriale

3 Varie ed eventuali

Per collegarsi utilizzare il seguente link:

https://meet.jit.si/LiberaMonzaeBrianza

Vi aspettiamo numerosi.

ciao

fonte: stampoantimafioso.it

di Amedeo Paparoni

I signori della droga messicani non sono stati i primi criminali a investire sul consenso popolare per costruirsi ad arte un’identità carismatica basata su messaggi ideologici. A Medellín, in Colombia, è ancora oggi possibile visitare il quartiere fatto costruire da Pablo Escobar e composto interamente di case popolari. In Italia invece possiamo ricordare l’ascesa criminale di Raffaele Cutolo che fece proselitismo promuovendosi come capo dei diseredati e introdusse misure di welfare criminale come il reddito per le famiglie dei detenuti della Nuova camorra organizzata. La sua organizzazione criminale divenne presto canale di mobilità sociale. Ma a quale prezzo?

Questa è la domanda che dovrebbero porsi le donne e gli uomini messicani che in questi durissimi mesi di pandemia hanno visto la loro situazione economica precipitare rapidamente. Sono stati infatti membri dei cartelli di Sinaloa, Jalisco Nueva Generación e del Golfo a distribuire sin dai primi mesi della pandemia beni di prima necessità alle famiglie in difficoltà. Tutto gratis, almeno apparentemente.

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Iniziative, denunce, proposte, formazione, la rete dei familiari raccolte in un almanacco per una memoria viva

fonte: libera.it

Siamo partiti, venticinque anni fa, raccogliendo le storie delle persone uccise dalle mafie in ogni luogo d’Italia; a ogni storia corrispondeva un nome, spesso dimenticato, mai pronunciato, destinato a cadere nell’oblio come la storia stessa che quel nome portava con sé. Il concetto di memoria, all’interno della rete di Libera, nasce con questa urgenza: raccontare le persone vittime innocenti delle mafie per mostrare vicinanza alle famiglie su cui era piombato questo ordigno assassino, costruire intorno a loro una rete a maglie strette che mitigasse gli effetti dell’isolamento che le subculture mafiose impongono nei territori, che rischiano di trasformarsi in lande silenziose di omertà e in cui la solitudine rischia di soffocare tutto e di uccidere definitivamente la speranza. Ricordare, riportare al cuore le vite di persone strappate alle loro famiglie, realizzando, nei fatti, un “diritto” al nome e al ricordo che non ha contenuto “civilistico” ma etico, umano, solidale: valori portanti di una comunità capace di costruire un processo di Memoria. Un processo che ha percorso venticinque anni di attività e cura per le persone, senza mai perdere di vista l’altro valore di confronto, l’Impegno quotidiano nel progettare e porre in essere azioni di contrasto sociale alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, così come ai fenomeni corruttivi utilizzati dalle mafie per entrare nei gangli vitali dei nostri territori.

Daniela Marcone, vicepresidente Libera e responsabile Memoria

La percezione e presenza delle mafie e della corruzione nell'anno del Covid

fonte: libera.it

Una mafia meno incline alla violenza rispetto al passato ma dove emerge anzitutto la netta percezione, espressa dalla grande maggioranza degli intervistati, di una mafia sempre maggiormente legata ai professionisti/colletti bianchi.Bocciato l'impegno della politica nel contrastare la mafia. E dove è forte la sfiducia soprattutto confronti di membri del governo e del Parlamento e dei partiti. Un'Italia dove la corruzione politica si conferma un fenomeno profondamente radicato, nelle percezioni e nelle esperienze dei cittadini. La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione nel nostro paese nell'anno del Covid è stata scattata da Libera che ha raccolto i risultati dell'indagine curata da Demos su un campione di 995 persone intervistati nel mese di novembre all'interno del Rapporto “Il Triangolo pericoloso. Mafie, corruzione e pandemia” con i commenti tra gli altri di Federico Cafiero de Raho, Roberto Saviano, Romano Prodi, Carlo Cottarelli, Tito Boeri, Franca Maria Rita Imbergamo, Rosy Bindi, Giuseppe Lombardo, Maurizio Landini, Nando Dalla Chiesa e Gian Carlo Caselli.

ETIOPIA e le sue molteplici crisi – Martedì 13 Aprile dalle ore 18,00 alle 19,30 su piattaforma ZOOM e FACEBOOK

LINK: https://us02web.zoom.us/j/85454621504?pwd=eGVHN2VOdjFDSzRzeE9lM0t4OVQ1QT09

WEBINAR su ZOOM  –  Accesso: ID 854 5462 1504  Passcode 559373

Diretta Facebook su: Facebook.com/time4africa   

In Tigray si sta consumando un’altra delle tante tragedie africane, in gran parte sconosciuta all’opinione pubblica internazionale, grazie alle misure del governo di Addis Abeba che sono riuscite a isolare quasi completamente la regione. Il presente che emerge dalla cortina di silenzio è certamente preoccupante.

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Medio Oriente . La realtà è che Stati uniti ed Europa nel Mediterraneo e in Medio Oriente hanno lasciato in questi anni un vuoto riempito dal “reis” turco e dalla Russia ma adesso ci vuole un «ritorno all’ordine», alla nuova guerra fredda decretata dalla coppia Biden-Blinken. E Draghi esegue.

fonte. perlapace.it

di: Alberto Negri

Draghi, in sintesi, dice che Erdogan è un dittatore che ci fa comodo: tradotto significa che gli facciamo fare quel che vuole fino a quando ci serve. Una pericolosa e irrealistica illusione, del premier ma anche Usa ed europea. Erdogan fa quello che vuole con il nostro consenso e indignarsi perché non rispetta i diritti umani o il galateo diplomatico è assai ipocrita. Gli Usa e gli europei speravano che il golpe fallito del 15 luglio 2016 lo sbalzasse dal potere: da allora il “reis” preferisce mettersi d’accordo con Putin piuttosto che con l’Occidente atlantico, che lo vorrebbe manovrare in funzione anti-russa ma alla fine lo detesta e lo ammansisce, magari sulla pelle degli altri.

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fonte: liberainformazione.org

di: Luca Tescaroli*

Dal Pci propose al Parlamento una legge rivoluzionaria sul sequestro dei beni.

Si stava recando a bordo della sua Fiat 132, guidata da Rosario Di Salvo, alla sede del Partito comunista, percorrendo una strada stretta della città di Palermo, quando un commando di mafiosi, a bordo di una moto e di un’auto, gli tese un’imboscata, iniziando a sparare.

Morirono così, alle 9,20 del 30 aprile 1982, Pio La Torre e il suo accompagnatore. Un delitto punitivo e preventivo, esemplare per ferocia. La stessa sera giunse a Palermo il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, che raccolse l’invito del ministro dell’Interno Virginio Rognoni e del presidente del Consiglio Giovanni Spadolini di anticipare il suo insediamento quale prefetto della città.

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fonte: liberainformazione.org

di: Alberto Spampinato e Giuseppe F. Mennella

Lo scoop di Andrea Palladino pubblicato il 2 aprile 2021 sul quotidiano “Domani” ci ha fatto sapere che nel 2017 erano state intercettate le telefonate di un numero imprecisato di giornalisti italiani impegnati, a documentare lo svolgimento del traffico di esseri umani e l’attività delle ONG per il soccorso in mare alle imbarcazioni in difficoltà nel canale di Sicilia e quelle intercettazioni sono state inserite negli atti di un procedimento penale senza che i giornalisti siano indagati.

Abbiamo appreso anche che sono state rilevate telefonate e spostamenti di alcuni avvocati. In pochi giorni queste rivelazioni hanno assunto giustamente le dimensioni di un grande scandalo italiano. 

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La Procuratrice della Dda di Milano Dolci: "Rischio concreto di un’ulteriore infiltrazione"

fonte: antimafiaduemila.com

Anche a causa della forte crisi pandemica c'è un "rischio concreto" che oltre all'infiltrazione mafiosa si sviluppi una vera e propria "colonizzazione, nel Nord, a opera delle mafie, soprattutto quella calabrese", attraverso "una convergenza di interessi tra criminalità mafiosa e criminalità economica".
Non usa mezze parole procuratore aggiunto Alessandra Dolci, che coordina la Dda di Milano, intervenendo ad un recente incontro sul tema degli ecoreati. Proprio il settore della gestione dei rifiuti potrebbe essere un "punto di incontro" nevralgico nel momento in cui le forze di contrasto e le norme sul fronte sono "indecorosamente inadeguate" specie se si considera che "le indagini in tema di traffico illecito di rifiuti sono complesse, richiedono una formazione particolare da parte degli operatori di polizia giudiziaria, ma è difficile riuscire a ampliare il ventaglio delle investigazioni con una forza estremamente limitata".

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Le Associazioni e i cittadini firmatari di questo appello, tra cui la Tavola della pace, chiedono che si metta fine a questo massacro e cessino le violenze contro inermi cittadini che non si sono fermate nemmeno durante i funerali di una delle vittime civili. Per noi è quanto mai urgente che si ristabiliscano le regole democratiche e si rilanci il processo di pacificazione e di sviluppo per l’ex popolo birmano tanto provato.

fonte: perlapace.it

Per sottoscrivere la petizione su Avaaz clicca qui

Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Draghi

Al Sig. Ministro degli Esteri On.le Luigi Di Maio

Epc Al Sig. Presidente della Commissione Esteri Della Camera dei Deputati On.le Piero Fassino

Sono trascorsi quasi due mesi dal golpe perpetrato dai militari ai danni della popolazione del Myanmar e del suo governo eletto democraticamente attraverso le elezioni dello scorso 8 novembre. Migliaia le persone imprigionate durante le manifestazioni pacifiche, che si ripetono ogni giorno ed oltre 500 sono stati i morti, tra i quali bambini e giovani, come riferiscono le poche fonti che ancora riescono a trasmettere le notizie, mentre internet è stata bloccato.

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170 milioni di bambini schiavi assicurano il benessere delle società ricche e garantiscono la cosiddetta supply chain.

fonte: perlapace.it

da: l'Osservatore Romano

Centosettanta milioni di bambini sono rotelline oscure di quella che la crisi di Suez ci ha insegnato a chiamare supply chain, ossia catena della distribuzione.

Il mondo ha assistito al panico che saliva davanti alla nave gigante incagliata di traverso nel canale, un boccone nella trachea del mercato globale che si è dibattuto per riprendere fiato. Abbiamo scoperto, così, che la supply chain è la base dei nostri stili di vita: quel che mangiamo, i mobili che montiamo, i computer per smart working e dad, i pacchi che ci piovono a domicilio a 12 ore dall’ordine.

Quel che non sappiamo, o che non vogliamo sapere visto che i dati ci sono, è che senza 170 milioni di bambini sfruttati nelle miniere e nei campi, la supply chain non girerebbe.

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da: liberainformazione.org

da: Amnesty International

Firma l’appello!

LIBERTÀ PER PATRICK

La Corte d’assise del Cairo ha rinnovato di altri 45 giorni la detenzione del ricercatore egiziano all’Università Bologna Patrick Zaki.

Lo riferisce all’ANSA la sua legale, Hoda Nasrallah, sottolineando che è stata inoltre respinta la richiesta, presentata ieri dalla difesa, di un cambio dei giudici che seguono il caso. L’udienza si era svolta ieri ma l’esito si è appreso solo oggi.

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Libera e Lavialibera presentano il Rapporto "InSanità L'impatto della corruzione sulla nostra salute" in occasione della Giornata Internazionale Contro la corruzione.

fonte: libera.it

In Italia negli ultimi tre anni il 13% degli episodi corruttivi hanno riguardato il settore della sanità, con casi che riguardano forniture di farmaci, apparecchiature mediche, strumenti medicali e servizi di pulizia. Nei primi sei mesi del 2019 sono stati segnalati 35 illeciti dai whistleblower, e riguardano nomine irregolari, malagestione di reparti ospedalieri o strutture distaccate, appalti irregolari, “malasanità”,false invalidità, ospedalizzazioni irregolari, favori elettorali in cambio di prestazioni mediche. Dall’inizio della pandemia al 17 novembre, secondo l'Autorità Nazionale AntiCorruzione (ANAC), sono stati messi a bando per affrontare la crisi sanitaria COVID-19 oltre 14 miliardi di euro. Sono soldi spesi per l’acquisto massiccio di servizi e forniture, dalle mascherine ai banchi di scuola, attraverso procedure straordinarie. 

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Libera e lavialibera: "Vogliamo strumenti e dati per monitorare l'uso dei fondi del Recovery Plan"

fonte: libera.it

“Chiediamo che, nella versione definitiva di PNRR che il Governo dovrà inviare a Bruxelles entro fine aprile, si prevedano due punti chiave: una efficace piattaforma di monitoraggio del Recovery Plan e il riconoscimento del ruolo di vigilanza diffusa della società civile in tutte le sue fasi ”.Queste le richieste di Libera e lavialibera che insieme alle decine di associazioni hanno promosso la la campagna “Ripartenza a porta aperte” per chiedere partecipazione e trasparenza sul PNRR.

Quanto alla piattaforma di monitoraggio, essa ha avuto finora una vicenda travagliata: prevista nella prima bozza di Piano presentata dal governo Conte, era scomparsa poi nell’ultimo testo approvato in Consiglio dei ministri per ricomparire poi nella relazione di maggioranza sulla proposta di PNRR che il Parlamento ha approvato a fine marzo.

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Commesse milionarie, autostrade, aeroporti, droni. Ecco i veri motivi della visita del premier in Libia

fonte: antimafiaduemila

di: Valerio Nicolosi

“Esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa, per i salvataggi”. La frase di Mario Draghi pronunciata a Tripoli nel suo primo viaggio da presidente del Consiglio ha creato una scia di polemiche e attacchi, soprattutto da parte di chi da anni si occupa di Libia, diritti umani e soccorsi in mare.

“Follow the money” è una frase celebre del film “Tutti gli uomini del Presidente” e, per capire meglio quello che accade in Libia, “seguire i soldi” è la soluzione migliore perché è lo stesso Draghi che, nel suo stile asciutto e pragmatico, nei quattro minuti di intervento a Tripoli ha parlato di “momento unico per ricostruire”, ponendo come condizione fondamentale “la sicurezza dei siti”. O meglio, delle commesse.

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Nelle carte dell'operazione Brevis l'intercettazione che svela il controllo dei boss

fonte: antimafiaduemila.com

di: Aaron Pettinari

Da quando dalla Consulta e dalla Corte Ue si è aperto uno spiraglio per ottenere benefici premiali tra permessi e libertà condizionale, i boss di Brancaccio, i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, sono in fermento.
Il primo ha dichiarato ai magistrati di Firenze, che indagano sui mandanti esterni delle stragi del 1993, di essersi dissociato da Cosa nostra e di non avere più contatti neanche con il fratello. Il secondo ha accettato di rispondere alle domande di pm ed avvocati nel processo 'Ndrangheta stragista, lanciando strali e messaggi all'esterno pur di raccontare la sua verità sugli anni di latitanza vissuti prima del 27 gennaio 1994.
Due vie diverse attraversate dalla medesima speranza: quella di uscire, prima o poi, dal carcere.

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