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Care/i Amiche/i

Come già preannunciato con le mai precedenti, anche quest'anno terremo la tradizionale cena della legalità, quale appuntamento di avvio delle ADESIONI A LIBERA per il 2018. Lo scorso anno abbiamo devoluto tutto l'incasso ad un paesino delle Marche gravemente colpito dal sisma. Quest'anno contiamo in un vostro importante contributo, perchè sarà l'anno nel quale contribuiremo come Coordinamento di Libera Monza-Brianza alla costruzione di una importante infrastruttura nell'Azienda "Terre Joniche" di Isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone nell'ambito del gemellaggio per reciproci scambi con i nostri amici del Coordinamento di Libera Crotone. Nel corso della serata vi daremo maggiori dettagli su entrambe le destinazioni.

Sarà dunque molto importante la vostra numerosa partecipazione alla serata del 26 Gennaio presso il circolo ARCI di Nova Milanese in via Togliatti,6 VENERDI 26 GENNAIO, che si articolerà in due momenti: la cena preparata dalle nostre amiche "Cuoche Libere di Bellusco" ( che non finirò mai di ringraziare abbastanza) con i prodotti di delle Aziende di Libera-Terra; alla quale seguirà uno spettacolo teatrale, alla viglia della giornata della memoria, sulla Shoah. Lo spettacolo ci parlerà del contributo della comunità monastica di Assisi alla salvezza degli ebrei italiani, durante le persecuzioni antisemite, tra il 43/45.

Troverete il menù e tutti gli altri dettagli sulla cena nella locandina che vi allego, che vi invito a fare girare il più possibile

                      SONO APERTE LE PRENOTAZIONI DA INVIARE A QUESTA MAIL—>!!!!

Un caro saluto a tutte/i

Valerio D'Ippolito

Referente Libera Monza-Brianza

Nel giorno del voto del parlamento sul decreto missioni, un attivista nigerino solleva dubbi sui veri motivi dell’invio di truppe. E parla di una strategia di posizionamento geoeconomico.

fonte: per la pace

da: Nigrizia

«Ma che cosa possono fare in Niger gli italiani che già non facciano i francesi e gli americani? La verità è che c’è una guerra di posizionamento, in una regione chiave del mondo in termini di crescita e sviluppo». A parlare con l’agenzia Dire è Hassane Boukar, coordinatore a Niamey dell’ong Alternative Espaces Citoyens (Aec).

Il colloquio si tiene nel giorno del voto del parlamento italiano sul decreto missioni, che prevede l’invio di un contingente in Niger d’intesa con i paesi del cosiddetto G5 Sahel. Una scelta, sottolinea Boukar, esperto di migrazioni, che la società civile di Niamey non vedrebbe con favore. Secondo l’attivista, gli orientamenti prevalenti dei nigerini rispetto ai contingenti stranieri sono già stati evidenziati in uno studio europeo, firmato dal Groupe de recherche et d’information sur la paix et la securité e dal titolo esplicito: Militaires occidentaux au Niger: présence contestée, utilité à démontrer.

Più di recente, questa settimana, l’emittente televisiva più seguita di Niamey ha trasmesso uno speciale dedicato all’Italia. «I giornalisti si sono chiesti cosa possano aggiungere i vostri soldati e quali siano i veri obiettivi della missione», sottolinea Boukar. Convinto che sull’«agenda reale» delle presenze straniere molto resti da capire. «Pochi credono che il motivo dell’intervento abbia davvero a che fare con la sicurezza», dice l’attivista: «La sicurezza sembra piuttosto un pretesto per aprire nuove basi».

Boukar riconosce che può avere un peso la vicinanza al Mali, un paese dal 2012 ostaggio di una nuova ondata di conflitti e violenze. Allo stesso tempo, però, l’attivista evidenzia un giustapporsi di interventi con finalità non coincidenti. «Conta la volontà di controllare le rotte migratorie e di avere una presenza in un’area ricca di materie prime, uranio e non solo, ma ogni potenza ha i propri interessi», sottolinea Boukar.

Più che un’operazione congiunta, però, le missioni straniere apparirebbero segnate da una competizione di fondo. Ancora il coordinatore di Alternative Espaces Citoyens: «L’Italia è sensibile alla questione migratoria perché il Niger è alle porte della Libia, una sua ex colonia, e forse perché vuole colmare un “ritardo” nella regione rispetto a paesi come la Francia o gli Stati Uniti».
da Agenzia Dire

fonte: liberainformazione

di: Piero Innocenti

Sette anni di indagine sono stati necessari per concludere giovedì 18 gennaio l’operazione “China Truck”, condotta dalla Polizia di Stato di Prato e coordinata dalla Direzione Distrettuale di Firenze, nei confronti di un’associazione a delinquere di stampo mafioso. In manette sono finiti 33 cinesi, mentre altri 21 sono indagati in stato di libertà. Un’indagine complessa che ha coinvolto anche le squadre mobili di Roma, Firenze, Milano, Padova, Pisa, con il coordinamento info-investigativo del Servizio Centrale Operativo, interessando anche Francia e Spagna. Un’organizzazione criminale rigidamente gerarchizzata che si avvaleva di una “cellula”  per risolvere con intimidazioni e vere e proprie violenze le “controversie”.

L’organizzazione, oltre ad aver assunto la gestione in regime di monopolio dei trasporti su strada di merci provenienti dalla Cina, si interessava anche della gestione del gioco d’azzardo, della prostituzione, dello spaccio di stupefacenti e di prestiti a usura. La conferma, insomma, di come anche la criminalità cinese si stia trovando a suo agio nel nostro paese e, francamente, di tutto avevamo bisogno in Italia fuorché di avere altri gruppi criminali che si spartiscono il territorio con la criminalità di “casa nostra”.

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fonte: avvisopubblico

“Quello che è successo al Sindaco Barnini è un oltraggio vergognoso, non solo per lei come donna e come cittadina ma per tutta la comunità che rappresenta e della quale ho l’onore di essere referente di Avviso Pubblico – dichiara Laura Rimi, consigliera del Comune di Castelfiorentino e Coordinatrice della Provincia di Firenze di Avviso Pubblico – Proprio l’altro giorno Empoli ha avuto un importante riconoscimento civile come la Medaglia d’oro al valore della Resistenza. Oggi come allora difendiamo i valori di libertà, di democrazia e di legalità che sono gli stessi dell’Associazione Avviso Pubblico per la sua battaglia contro la mafia e la criminalità organizzata. Sono i pilastri della nostra democrazia”.

Nella consapevolezza che atti del genere possono destabilizzare la serenità dei diretti interessati Avviso Pubblico esprime vicinanza e solidarietà al Sindaco Brenda Barnini, alla sua famiglia e all’amministrazione di Empoli.

L’Associazione, che dal 2010 redige un rapporto dal titolo “Amministratori sotto tiro”, in cui censisce il numero delle minacce e degli atti intimidatori rivolti a sindaci, vicesindaci, assessori, consiglieri e personale della Pubblica Amministrazione, ha riscontrato che circa il 20% dei casi di minaccia o aggressione avvenuti nell’anno 2016 si possono ragionevolmente ritenere come non riconducibili alla criminalità, organizzata e non.

Sempre più spesso, come in questo caso, le minacce sono messe in atto da semplici semplici cittadini che sfogano la propria rabbia individuando negli amministratori locali e nei dipendenti pubblici l’obiettivo da colpire, il più facilmente raggiungibile.

Nel 2016 sono stati 16 gli atti intimidatori subiti da amministratori della Regione Toscana, distribuiti in 11 Comuni. Un dato in aumento rispetto al 2015. Per maggiori informazioni

Scarica la sintesi della Regione Toscana Scarica la sintesi del Rapporto 2016

“La trattativa è il frutto avvelenato di uno Stato debole che non sa annientare Cosa nostra”
fonte: antimafiaduemila

di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
“L’arresto di Riina fu frutto di un compromesso vergognoso che certamente era noto ad alcuni ufficiali del Ros come Mori e de Donno, fu frutto di un progetto tenuto nascosto a quegli esponenti delle istituzioni e quei magistrati che credevano invece nella fermezza dell'azione dello Stato contro Cosa nostra". Riparte dalla cattura del boss corleonese Totò Riina (deceduto nei mesi scorsi) la requisitoria dei pm della Procura di Palermo al processo trattativa Stato-mafia. Il sostituto procuratore Vittorio Teresi, rivolgendosi alla Corte d’assise presieduta da Alfredo Montalto, indica nell’arresto del Capo dei capi corleonese, avvenuto il 15 gennaio 1993, come lo snodo della seconda fase della trattativa. Secondo l’accusa Riina venne “consegnato” ai carabinieri dall’ala di Cosa nostra più vicina a Bernardo Provenzano in quanto ritenuto un “interlocutore" troppo intransigente.
“Riina voleva tutto e subito – ha detto Teresi – Lui aveva un’impellente necessità di riconquistare in Cosa nostra il proprio prestigio di capo assoluto che era stato messo in discussione dai detenuti al 41 bis. Ed è in questo periodo che Provenzano comincia a tessere la sua tela sottile di concisione e contrasto, di adesione al progetto stragista ma con tanti distinguo”.
Secondo l’accusa proprio Provenzano avrebbe consentito la cattura del compaesano con la complicità del Ros, con la consegna delle mappe dell’Amap da parte di Vito Ciancimino utili per l’individuazione del covo. Sono state dunque ricordate le dichiarazioni di Giuffré rispetto al convincimento in Cosa nostra che Riina fosse stato “venduto”.

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Monza | Arresti | Asta Panem
L'indagine della Guardia di Finanza di Monza ha portato all'arresto di un commercialista, di una agente immobiliare e di un imprenditore brianzolo
fonte: monzatoday

Monza | Arresti | Asta Panem
Una procedura fallimentare "pilotata" per l'aggiudicazione del capannone della Panem di Muggiò e tre arresti. La Guardia di Finanza di Monza ha dato esecuzione, nella serata di martedì 16 gennaio, a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari, emessa dal Giudice per Indagini Preliminari di Monza, nei confronti di un commercialista monzese, una mediatrice immobiliare di Desio e un imprenditore di Seregno.

 

I tre sono indagati per i reati di corruzione e turbativa d'asta in quanto ritenuti responsabili di aver alterato una procedura fallimentare in corso presso il Tribunale brianzolo per la quale il commercialista arrestato aveva il ruolo di curatore fallimentare.

 

Le indagini

 

Le indagini sono iniziate in seguito a una segnalazione giunta al Tribunale di Monza – Sezione Fallimentare nel giugno 2017 nella quale si faceva riferimento a un "collaudato" rapporto tra un curatore fallimentare e una agente immobiliare che aveva cercato di avvicinare un altro professionista per "pilotare" eventuali procedimenti per agevolare i propri clienti: per fare luce sulle presunte irregolarità la Procura della Repubblica ha delegato le Fiamme Gialle monzesi a indagare e l'attenzione degli inquirenti si è concentrata sulla procedura in corso relativa all'asta di un capannone di circa 20mila metri quadrati sito a Muggiò, di proprietà della società Panem Italia Spa fallita nel 2012 per cui era stato nominato co-curatore il commercialista Cristiano Poponcini.

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Sull'episodio indagano i carabinieri della compagnia di Vimercate

fonte: monzatoday

Una testa mozzata di maiale abbandonata fuori dall'abitazione del consogliere comunale Marco Biffi a Bellusco. Un gesto che ha tutta l'aria di essere un'intimidazione indirizzata al capogruppo della minoranza di centrodestra in consiglio comunale.

A trovare la testa dell'animale fuori dall'abitazione di famiglia, a Bellusco, è stato il figlio del consigliere comunale rientrato a casa di notte. I resti dell'animale erano stati collocati in uno scatolone. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Vimercate che hanno avviato le indagini per risalire ai responsabili.

Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, Biffi non avrebbe mai ricevuto altre minacce o intimidazioni. Secondo quanto riferito agli inquirenti il consigliere comunale sospetterebbe che si tratti di una ritorsione legata alla sua recente presa di posizione in merito alla vicenda che aveva coinvolto a Bellusco l'assessore Misani minacciato con una scritta intimidatoria comparsa in paese su una fioriera, a sostegno del quale Biffi aveva preso posizione.

"Il Sindaco, la Giunta e tutta l'Amministrazione comunale esprimono solidarietà a Marco Biffi, consigliere comunale del Comune di Bellusco, vittima di un gesto intimidatorio gravissimo nei pressi della sua abitazione. Siamo certi che l'operato delle forze dell'ordine contribuirà a far luce sul fatto per ridare serenità a Marco e alla sua famiglia" hanno fatto sapere dal municipio.

Intanto proseguono le indagini dei carabinieri della compagnia di Vimercate per identificare i responsabili.

Secondo le Nazioni Unite oltre 250 milioni di persone hanno lasciato lo scorso anno il proprio paese per guerre, fame, miseria.

fonte: per la pace

di: Amelia Rossi

Sono circa 258 milioni le persone in tutto il mondo che, nel 2017, sono state costrette ad abbandonare il proprio paese alla ricerca di un futuro migliore: un aumento del 49 per cento rispetto al 2000.

Molti di loro fuggono da guerre, fame e miseria: queste persone rischiano la vita e sono vittime di abusi e sfruttamenti di ogni tipo. La risposta a tale sfida globale, come ha sottolineato Papa Francesco, deve articolarsi intorno a «quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare» secondo quanto si legge nel messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si è celebrata domenica 14 gennaio con la messa in San Pietro dedicata proprio ai migranti e ai rifugiati.

I dati forniti dalle Nazioni Unite dipingono un quadro complesso e diversificato.

Oltre il sessanta per cento di tutti i migranti vive in Asia (80 milioni) ed Europa (78 milioni). Nel Nord America se ne contano 58 milioni, in Africa 25.

È significativo che due terzi di questi immigrati viva in appena venti paesi: il numero più elevato (50 milioni) si trova negli Stati Uniti; vengono poi Arabia Saudita, Germania e Russia, che ne ospitano ciascuno attorno ai dodici milioni. Segue la Gran Bretagna con nove milioni.

Molto grave è la situazione degli aiuti e delle politiche messi in atto. Tutte le maggiori agenzie dell’Onu lamentano gravi tagli ai bilanci che impediscono di realizzare un’azione efficace. E questi tagli pesano soprattutto nelle situazioni più difficili, come ad esempio nello Yemen dilaniato da una feroce guerra civile che ha costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Di recente, in una dichiarazione congiunta, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef) e il Programma alimentare mondiale (Pam) hanno chiesto la fine delle violenze per consentire l’assistenza.

 

Osservatore Romano

fonte: liberainformazione

di: Antonello Ardituro*

 

AIUTATECI!!!

Perché da soli non ce la facciamo.

Napoli così si spegne e… da soli non ce la facciamo. È la storia che lo dice.

Ne dobbiamo prendere atto e chiedere aiuto. Pretendere aiuto.

Accadono cose che, quando accadono (perché accadono) in altre città, vengono percepite come straordinariamente drammatiche, campanelli d’allarme sui cui si innesta una reazione vera.

Lo Stato interviene. Qui no.

Si passa dai 200 morti l’anno per le guerre di camorra, alle faide che bruciano interi quartieri ricchi di storia e cultura; dagli scempi ecologici alle paranze dei bambini; ora le baby gang, con ragazzini che vengono assaliti, accoltellati, riempiti di botte da altri ragazzini che non sanno spiegare perché.

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“Non è da Stato civile far costruire gabbie in Libia”

fonte: antimafiaduemila

di Aaron Pettinari 

Dal contrasto alle mafie all’immigrazione. E’ un Nicola Gratteri a 360° quello che ieri è intervenuto a “Faccia a faccia”, il programma di Giovanni Minoli in onda su La7. Il procuratore capo di Catanzaro era stato chiamato in particolare per commentare quanto emerso con l’operazione Stige, che ha svelato gli intrecci tra clan, politica e imprenditoria in Calabria, nel Nord Italia e in Germania, e che, tra gli altri, ha portato in carcere un presidente di Provincia e tre sindaci. Ma a far rumore sono soprattutto i commenti sull’operato del ministro dell’Interno, Marco Minniti, con l’accordo stretto dell’Italia con il governo di Tripoli per fermare i flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale. “La strategia di Minniti non mi è piaciuta – ha detto il Procuratore capo di Catanzaro – perché non è da Stato civile e occidentale far costruire delle gabbie sulle coste della Libia per impedire che gli immigrati partano. Quello è un tappo. Bisognerebbe andare in centro Africa, mandare i servizi segreti per capire chi organizza queste traversate nel deserto, e poi andare lì e costruire aziende agricole, ospedali, scuole e rendere il territorio vivibile”. “Poi, è ovvio che bisogna creare dei flussi regolamentati per la libera circolazione di tutti gli uomini del mondo” – ha aggiunto – Ogni sera sentiamo ai Tg che gli sbarchi sono diminuiti del 3, del 15, del 20%, ma mentre noi parliamo so che ci sono delle donne che vengono violentate o bambini che vengono bastonati a sangue e non sto tranquillo perché ne arrivano 2mila in meno”.
 

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Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati. De Robertis “cammino ius soli deve continuare”

fonte: per la pace

di: Patrizia Caiffa

Si celebrerà domenica 14 gennaio la Giornata mondiale del migrante e rifugiato 2018.

Per don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, la Giornata è “una occasione di crescita per tutte le comunità cristiane”. Su ius soli: “Cammino deve continuare”.

Domenica 14 gennaio ricorre la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018. Papa Francesco celebrerà a San Pietro la Messa, in diretta su Rai Uno, insieme alle comunità etniche. Al centro del messaggio del Papa quest’anno sono i quattro verbi “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”. In Italia le celebrazioni ufficiali si svolgeranno a Chieti, in Abruzzo, con una messa presieduta dall’arcivescovo mons. Bruno Forte.

Tra le tante altre iniziative in programma, il programma “Italiani anche noi”, dello scrittore e insegnante Eraldo Affinati, che racconta l’Italia dell’accoglienza: un viaggio in dieci tappe alla scoperta delle Penny Wirton, le scuole di italiano per stranieri, gratuite, fondate da Affinati e dalla moglie Luce Lenzi. Il programma andrà in onda su Tv2000, a partire dal 14 gennaio, la domenica alle 19.30.

Abbiamo rivolto alcune domande a don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes.

Papa Francesco celebrerà la messa in Piazza San Pietro con le comunità etniche alla vigilia del suo viaggio in Cile e Perù (15-21 gennaio). Quali aspettative dalla Giornata di quest’anno?

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fonte: liberainformazione

di: Donatella D'Acapito

 

Rifiuti che mettono in ginocchio le amministrazioni locali. E rifiuti che possono diventare la gallina dalle uova d’oro per la criminalità organizzata.

Questo avranno pensato, forse con cognizione di causa e convinti di farla franca, gli uomini della cosca Farao-Marincola di Cirò, nel crotonese, che nelle proprie strategie imprenditoriali avevano inserito anche quella del business della spazzatura. Affari fatti non solo con gli appalti per la raccolta dell’immondizia o la gestione degli impianti di depurazione attraverso società di copertura. No. I cirotani avevano puntato la pista più appetibile: quella dei rifiuti speciali, come nel caso degli scarti di lavorazione dell’Ilva di Taranto o i rifiuti ospedalieri, a volte interrati addirittura vicino a una scuola elementare.

Rifiuti e non solo. Perché stando alle carte sembrerebbe non esserci settore dell’economia e della politica locale che non abbia subìto il pervasivo interessamento della cosca crotonese almeno fino al 9 gennaio scorso, giorno in cui i carabinieri del Ros, su impulso della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, hanno eseguito 169 provvedimenti restrittivi fra varie regioni italiane e la Germania.

Insomma, la ‘ndrangheta calabrese è stata capace di infiltrarsi negli affari e nell’imprenditoria non solo in Italia ma anche all’estero: un meccanismo che le avrebbe consentito di strutturarsi come una vera e propria holding criminale capace di gestire un indotto di milioni di euro.

Ma per cercare di ricostruire i fatti conviene partire dalla fine.

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Mentre sindacati e operai accusano la stampa, la multinazionale ha un impianto in Arabia attivo già da tempo e un piano per lasciare la Sardegna. Un grave errore lo stop alla riconversione?

fonte: antimafiaduemila

di Nello Scavo

La Norvegia ha annunciato di avere sospeso le sue esportazioni di armi e munizioni verso gli Emirati arabi uniti, a causa del loro coinvolgimento nella guerra in Yemen dove continuano a morire civili inermi. L’Italia, al contrario, non indietreggia. Potrebbe però essere l’Arabia Saudita a toglierci d’impaccio. In accordo con la multinazionale Rwm, da quasi due anni Riad sta lavorando alla messa in opera di una propria autonoma linea di produzione delle bombe aeree finora fabbricate in Sardegna.

«Lo sviluppo del conflitto armato in Yemen nel corso dell’autunno 2017 è stato grave, e ci sono forti preoccupazioni per la situazione umanitaria», ha sottolineato il ministero degli Esteri di Oslo. Sono così tre i Paesi europei che hanno interrotto la fornitura di armi da guerra agli Stati della coalizione saudita che sta combattendo nello Yemen. Anche Olanda e Germania avevano infatti bloccato l’export. Berlino, pur non interrompendo le intese su altri sistema di difesa attualmente non usati contro lo Yemen, aveva però fermato le consegne delle bombe prodotte dalla Rwm, la multinazionale tedesca che ha ripiegato sullo stabilimento italiano di Domusnovas, da cui ancora nei giorni scorsi è partito un nuovo carico di ordigni. Dall’interno dell’azienda, intanto, si moltiplicano le accuse rivolte in particolare ai media, specie dopo il recente reportage del "New York Times", che «con le loro inchieste rischiano di farci perdere il lavoro».

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Mai come oggi, ci dicono gli esperti, siamo vicini al ‘baratro atomico’. Ecco perché è stato provvidenziale il Trattato dell’ONU, votato il 7 luglio scorso, che mette al bando le armi nucleari.
fonte: per la pace

di: Alex Zanotelli

Sono indignato davanti a quest’Italia che si sta sempre più militarizzando. Lo vedo proprio a partire dal Sud, il territorio economicamente più disastrato d’Europa, eppure sempre più militarizzato. A livello nazionale vedo un’analoga tendenza: sempre più spese in armi e sempre meno per l’istruzione, sanità e welfare. Basta vedere il Fondo di investimenti del governo italiano per i prossimi anni per rendersene conto. Su 46 miliardi previsti, ben 10 miliardi sono destinati al Ministero della Difesa: 5,3 miliardi per modernizzare le nostre armi e 2,6 per costruire il Pentagono italiano ossia un’unica struttura per i vertici di tutte le nostre forze armate, con sede a Centocelle (Roma).
L’Italia infatti sta investendo sempre più in campo militare sia a livello nazionale, europeo ed internazionale. L’Italia sta oggi spendendo una barca di soldi per gli F-35, si tratta di 14 miliardi di euro! Questo nonostante che la Corte dei Conti abbia fatto notare che ogni aereo ci costerà almeno 130 milioni di euro, contro i 69 milioni previsti nel 2007.
Quest’anno il governo italiano spenderà 24 miliardi di euro in Difesa, pari a 64 milioni di euro al giorno. Per il 2018 si prevede un miliardo in più. Non meno preoccupante è la nostra produzione di armi leggere: siamo al secondo posto dopo gli USA! Sono queste le armi che uccidono di più! E di questo commercio si sa pochissimo.

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fonte: nandodallachiesa

Scrive il Gracco felice dopo il concerto di Broadway:
“Nel suo spettacolo a Boroadway, in un teatro da 900 posti, Springsteen ripercorre tutta la sua vita. Si inizia dalle origini, dal suo voler scappare. Mr Born To Run, Mr Thunder Road voleva correre, correre via, andarsene da dove era nato. Poi, ridendo, ammette che alla fine si è ritrovato a vivere “10 miles from my hometown”.
Passando dal racconto del padre depresso e alcolizzato, a quello della madre sempre felice e orgogliosa, Springsteen ricorda poi il primo incontro con Patti Scialfa, della successiva scoperta del significato della parola fiducia. E’ un lungo viaggio quello disegnato in più di due ore di tra canzoni e narrazione. Con la chitarra o con il piano. Usando il microfono o allontanandosi da qualsiasi amplificazione. E’ un viaggio in cui, oggi, mancano alcuni affetti di cui si sente con dolore la mancanza.
Da Boroadway non esce The Boss, esce solo uno splendido esemplare di essere umano. Prima di congedarsi, Springsteen dice che la sua speranza è di essere stato in questi anni un buon compagno di viaggio per il suo pubblico, per tutti noi.
E’ stata una serata unica, con gli amici di sempre, a 70 cm dal palco. In 25 anni e 101 concerti non ero mai stato così vicino a Bruce Springsteen. E non gli avevo mai voluto così bene come stasera”.
Bello, eh? Cosa ci siamo persi… Che cosa si è persa, per colpa non sua, la più giovane dei gracchi (che però secondo me si rifarà…). Che dire? Mi piacerebbe un giorno avere uno o una che pensi di me le cose che il mitico Gracco pensa di Bruce…Oh, yes…

Trattativa, il biennio stragista scandagliato dalla requisitoria

fonte: antimafiaduemila

di Giorgio Bongiovanni
E' fresco di cronaca il prosieguo della requisitoria che i pm del pool trattativa Stato-mafia – Di Matteo, Teresi, Del Bene e Tartaglia – stanno presentando di fronte a uomini di Stato e Cosa nostra, imputati fianco a fianco nel processo a Palermo. L'accusa di minaccia a corpo politico dello Stato, fil rouge illustrato nelle ultime udienze (riportate dai colleghi Baldo e Pettinari) riguarda i contatti tra personaggi delle Istituzioni – indegni di esserne rappresentanti – e boss di primo livello. Il tutto all'insegna di una trattativa che avrebbe comportato l'estremo sacrificio dei nostri martiri in Sicilia – Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme alla moglie del primo, Francesca Morvillo, e agli agenti di scorta – fino ad arrivare al massacro di cittadini innocenti e di bambini nelle stragi del continente.
Per la Corte d'Assise, presieduta da Alfredo Montalto, sarà poi la volta di ascoltare le difese, che cercheranno una volta per tutte di tirare fuori dai guai i rispettivi assistiti. Tra i quali si staglia la figura dell'ex generale del Ros Mario Mori, personaggio il cui passato al Sid, il vecchio servizio segreto militare, e il suo improvviso allontanamento, è stato oggetto delle indagini di questo processo. Più volte “la spregiudicatezza di Mori, sempre abituato a muoversi come un uomo dei servizi in spregio all'Autorità Giudiziaria” è stata richiamata in aula, facendo riferimento alla testimonianza del colonnello Giraudo. Circostanza evidenziata dal pm Di Matteo insieme alla mole di dichiarazioni di pentiti, testimonianze, intercettazioni e carteggi confluiti nella tesi accusatoria: dalla trattativa politica” tra Ros e Cosa nostra, alla questione di Dell'Utri e Berlusconi, al ruolo di Massimo Ciancimino, il cui contributo va “vivisezionato e valutato” e non “pregiudizialmente cestinato”. Passando per le dichiarazioni di uomini di Stato, come le parole dell'onorevole De Mita, e gli scambi di favori tra mafia, P2, servizi deviati e massoneria deviata che, secondo l'ex ministro Claudio Martelli, si celerebbero dietro la sua “defenestrazione” dal Ministero della Giustizia.
In attesa della sentenza, già dall'evoluzione del processo emerge la storia di un Paese fondato su delitti eccellenti e accordi tra Stato e mafia, l'ombra dei cosiddetti mandanti esterni e delle alleanze che Cosa nostra vanta ad alti livelli. Tutti spunti che, a dibattimento concluso, non devono rimanere a prendere polvere dentro un cassetto, ma diventare input per le procure di Caltanissetta, Firenze e Roma che, per competenza, possono ripartire da qui per gettare luce sui veri assassini di Falcone e Borsellino e di tutti i martiri che questo Stato ha sacrificato.

Foto © Castolo Giannini

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