Crea sito

articolo in risalto

L’attuale governo, l’inosservanza della Costituzione e lo svuotamento del Parlamento

fonte: Patria indipendente

di: Carlo Smuraglia (*)

Non ho alcuna intenzione di procedere ad una verifica delle scelte politiche del Governo e del Parlamento, sulle quali avrei – magari – non poche osservazioni da fare, ma non in questa sede. L’intento è invece quello di verificare il livello di “rispetto” della Costituzione da parte della maggioranza di Governo, intendendo per tale non solo l’osservanza puntuale delle regole scritte nella Carta, ma l’aderenza, o meno, in concreto, a quello che molti definiscono, al di là delle singole disposizioni, “lo spirito” della Costituzione. A questo fine, occorre una brevissima premessa, solo per chiarezza.

Secondo l’art. 1 della Costituzione, la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; la sovranità popolare appartiene al popolo, che la esercita attraverso lo strumento parlamentare. Implicita, in questa disposizione e in altre, la necessità di una reale partecipazione dei cittadini, in altre parole di un serio ed effettivo esercizio della sovranità popolare. Da ciò, il fondamentale rilievo della rappresentanza e della funzionalità rigorosa del sistema parlamentare, fondato sulla centralità del Parlamento.

Ma accanto a questi “pilastri” essenziali, c’è un sistema fatto non solo di princìpi, di regole e di valori, ma – come accennato – anche di un complesso di elementi che sono considerati lo “spirito della Costituzione” (il valore della persona, la dignità, il lavoro, la solidarietà, l’uguaglianza, la legalità e l’etica, l’antifascismo e l’antirazzismo, per limitarsi all’essenziale).

continua a leggere –>

fonte: liberainformazione

di: Rocco Artifoni

A maggio si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. La prima domanda che si pone è se l’odierna Unione Europea si possa considerare all’altezza degli ideali e delle aspettative dei fondatori. Per cercare una risposta occorre anzitutto riandare alle fonti, per recuperare lo spirito federalista di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, antifascisti confinati nell’isola di Ventotene, che nell’agosto del 1941 hanno predisposto il “manifesto per un’Europa libera e unità”. È incredibile come all’inizio della seconda guerra mondiale questi giovani abbiano avuto la lungimiranza di sognare e di disegnare un profilo del futuro continente europeo, che andasse oltre il nazionalismo foriero della tragedia che era in atto. Pensando già al dopoguerra hanno inserito questa esortazione: “sarà l’ora di opere nuove, sarà anche l’ora di uomini nuovi”.

Tra questi possiamo sicuramente inserire Alex Langer, il quale in un articolo nel 1964 (aveva soltanto 18 anni!) profeticamente ha scritto: “La gioventù europea è l’unica che possa realizzare l’obiettivo dell’unione, perché dopotutto rappresenta la popolazione dell’Europa futura. Fino a che la gioventù non penserà in modo europeo, l’Europa rimarrà un’illusione. Il nostro atteggiamento nei confronti dell’Europa è spesso influenzato da posizioni ormai superate: dal nazionalismo, dal disinteresse, dalla chiusura (il nostro scarso interesse a conoscere i giovani di altri popoli), dal pessimismo e dal rifiuto. Dobbiamo superare queste barriere e aprirci in modo nuovo all’Europa, la nostra vera patria”. Le nuove generazioni, simboleggiate dai progetti Erasmus, stanno dando un contributo nella costruzione di una comunità di giovani che si vivono come identità in relazione, che si sentono come appartenenza comune.

continua a leggere –>

fonte: Libera

Libera: "Gli arresti di oggi sono la dimostrazione che la mano della 'ndrangheta non allenta la presa sul Veneto."

Un plauso alle forze dell'ordine e alla magistratura: gli arresti di oggi sono la dimostrazione che la mano della 'ndrangheta non allenta la presa sul Veneto. L'esistenza di soggetti ndranghetisti era già stata evidenziata nel recente passato, con gli arresti avvenuti in Veneto nell'ambito dell'operazione «Aemilia», diretta dalla Dda di Bologna. Una presenza che sta inquinando e soffocando area del Nord Est, considerato è uno dei principali motori di sviluppo del Paese. Prenderne subito coscienza significa agire in tempo. Attivare immediatamente quegli anticorpi sociali e culturali di cui questa terra è certamente capace. Seconda la recente ricerca di Libera in Veneto su un campione di 939 questionari per quasi la metà dei rispondenti veneti (45,3%) la presenza della mafia nella propria zona è marginale. E per questo motivo Libera ha scelto Padova come piazza principale del prossimo 21 marzo la XXIV Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Libera ha scelto Padova per stare vicino a chi, nel Nordest, non si rassegna alla violenza mafiosa, alla corruzione e agli abusi di potere, ma per valorizzare l’opera di tante realtà, laiche e cattoliche, istituzionali e associative, impegnate in quella terra difficile ma generosa per il bene comune, per la dignità e la libertà delle persone. 

In una nota Francesca Rispoli, ufficio presidenza di Libera, commenta operazione del Ros Carabinieri contro la 'ndrangheta ha portato, oggi, all'esecuzione di 7 ordini di custodia cautelare.

Ispirato ai venerdì di protesta iniziati la scorsa estate a Stoccolma dall’attivista adolescente Greta Thunberg, il movimento di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici “Friday For Future” sta moltiplicando, anche in Italia, sia le sue iniziative che il numero di manifestanti. Partecipare è semplicissimo. Basta organizzare un flash mob con pochi amici e qualche cartello davanti a un palazzo istituzionale, scattare una foto, taggare Greta e condividere l’immagine sui social.

fonte: antimafiaduemila

di Ezio Maisto

Ha 16 anni compiuti lo scorso 3 gennaio ed è già un simbolo del Cambiamento possibile. Dal 20 agosto scorso, infatti, ogni venerdì mattina si presenta armata solo di cartelli e della sua determinazione davanti al Parlamento svedese per protestare contro lo scarso impegno della politica sui cambiamenti climatici. Una protesta che l’ha resa celebre al punto da essere invitata a intervenire durante la Cop24, la Conferenza Mondiale sul Clima svoltasi dal 3 al 14 dicembre 2018 a Katowice, in Polonia.

Stiamo parlando di Greta Thunberg, la studentessa svedese che, proprio dal palco della Cop24, ha accusato i rappresentanti dei governi in platea di continuare a perseguire la crescita economica come soluzione e non come causa dei cambiamenti climatici. “La nostra civiltà e la biosfera stanno per essere sacrificate per continuare a garantire a un piccolissimo numero di persone di accumulare enormi quantità di denaro e vivere nel lusso”, era stato il suo durissimo monito che abbiamo raccontato in questo articolo. A distanza di due mesi da quell’evento, Greta diventa sempre più popolare e sono tanti i giovani da tutto il mondo che hanno iniziato a emularla.

continua a leggere –>

fonte: libertà e giustizia

di: Sandra Bonsanti

Dunque: il Senato ha approvato la prima riforma costituzionale della legislatura, quella che taglia drasticamente senatori e deputati.

La Camera si occupa di un referendum propositivo che desta molte perplessità e che potrebbe togliere al Parlamento molto del potere di iniziativa legislativa. Protesta solamente Leu “nella prassi e nelle dichiarazioni della maggioranza andiamo verso la negazione della democrazia rappresentativa” ha detto in aula la senatrice De Petris.

Ci sono poi altre iniziative che tendono a disgregare lo Stato che abbiamo: regioni che rivendicano leggi e autonomie speciali.
Questo è solo una rapida e parzialissima ricognizione sufficiente a spaventare i cultori della Costituzione. Il Pd non è contrario e ha chiesto di trattare sulla base di una proposta del costituzionalista Ceccanti: trasformare il Senato in una Camera delle autonomie senza rapporto di fiducia col governo. Sulla scia della riforma Boschi.
Insomma qualcuno si svegli, prima che ci troviamo a piangere sulla Costituzione tradita…

Il mio è un grido di dolore, solitario per ora. Siamo tutti giustamente indignati per la politica sull’emigrazione, per la mancanza di lavoro e di prospettive. Ma non perdiamo ciò che di più prezioso abbiamo, ciò che ci consente e autorizza a fare quelle sacrosante battaglie.

Usciamo vi prego dal sonno della ragione!

Legge – Da 8 anni (e da 5 governi) aspettiamo una norma che recepisca il referendum del 2011

fonte: antimafiaduemila

di Alex Zanotelli 

In questi mesi ci giochiamo tutto sull’acqua. Serve una mobilitazione forte perché il Parlamento finalmente approvi una legge sull’acqua che rispetti il Referendum del 2011. In quell’occasione 26 milioni di cittadini hanno votato per togliere l’acqua al mercato, perché su un bene così scarso e prezioso non si può fare profitto. Dopo otto anni e ben cinque governi, ancora aspettiamo una legge. Anzi, tutti e cinque hanno favorito la privatizzazione dell’oro blu.
Ma i comitati per la gestione pubblica dell’acqua, insieme al Forum, non hanno mai smesso di ricordare alla politica il dovere di obbedire al Referendum, perché l’acqua è uno bene comune fondamentale, oggi messo in pericolo dal surriscaldamento del pianeta: avremo sempre meno acqua potabile disponibile. Ecco perché le multinazionali cercano di mettere le mani sull’oro blu, per venderlo come il petrolio.
Sarebbe una tragedia per l’umanità, soprattutto per i più poveri. Per fortuna papa Francesco nell’enciclica “Laudato Si” ha ricordato a tutti che “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano, essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza delle persone. È un diritto alla vita”. Un termine, vita, in campo cattolico usato per l’aborto e l’eutanasia. “Un’affermazione di radicale importanza – afferma la teologa americana Christiana Peppard, un contributo essenziale al dibattito pubblico nell’era della globalizzazione economica”.

continua a leggere –>

Firma e fai sentire la tua voce. Chiediamo all'Europa di approvare la proposta di direttiva europea a protezione dei whistleblower, coloro che hanno il coraggio di denunciare l'illegalità e che rischiano – a volte anche la vita – per combattere la corruzione

fonte: riparteilfuturo.it

FIRMA

La petizione

Chi denuncia i corrotti deve essere tutelato. Siamo stanchi degli scandali che si susseguono ormai ogni giorno. Vogliamo che la proposta di direttiva presentata dalla Commissione europea il 23 aprile 2018 venga approvata entro la fine della legislatura, altrimenti sarà tutto da rifare.

Chi ha il coraggio di denunciare la corruzione sul proprio posto di lavoro è un vero garante di legalità ed un difensore della democrazia. E non a caso rischia ritorsioni, mobbing, a volte anche la vita. I whistleblower (guarda il video per capire il significato di questa parola) e i testimoni di giustizia vanno protetti, incoraggiati e incentivati.

Dopo una campagna durata oltre due anni, portata avanti assieme ad altre 90 organizzazioni della società civile, a sindacati, a giornalisti, siamo riusciti a ottenere un risultato impensabile: una bozza di direttiva della Commissione europea che rappresenta un ottimo punto di partenza per proteggere in tutta Europa chi segnala corruzione e illegalità sul lavoro.

continua a leggere –>

fonte: numeripari.org

Nel corso dell’audizione al Senato sul cosiddetto decretone reddito-pensioni, il provvedimento che include il Reddito di Cittadinanza, Tito Boeri, presidente dell’Inps, ha ricordato come la platea dei possibili beneficiari del reddito di cittadinanza potrebbe essere molto inferiore alle stime iniziali del governo. Luigi Di Maio aveva parlato di 5 milioni quando, in realtà, la misura coinvolgerebbe  soltanto una platea di 1,2 milioni di nuclei e 2,4 milioni di persone. Il 50% dei nuclei sarebbero senza redditi e comunque senza redditi da lavoro “tra i quali si celano anche gli evasori e i sommersi totali”, sottolinea Boeri. 

I calcoli sono semplici: nove milioni di persone che versano in uno stato di povertà relativa, un terzo della popolazione a rischio di esclusione sociale, e milioni di persone  in uno stato di povertà assoluta saranno tenuti fuori dalla misura di reddito così come pensata. 

Molto lontano dalle promesse iniziali, il Reddito di Cittadinanza non rispecchia nemmeno quanto stabilito dalle risoluzioni europee a partire dal 1992 e dai Pilastri Sociali Europei.  Mentre il governo gialloverde annuncia il portale del sussidio alla povertà (uno sfondo blu e un sottotitolo “Una rivoluzione per il mondo del lavoro”), continuano ad essere molte le perplessità oggettive. Non solo secondo Boeri, che elenca, tra gli altri effetti negativi, anche il rischio che la misura si trasformi in un disincentivo al lavoro, ma anche secondo il CENSIS che, in una indagine sul welfare aziendale elaborata con Eudaimon, nota come negli ultimi dieci anni  (2007-2017) il numero di occupati nel Paese è diminuito dello 0,3% e, chi lavora, lavora sempre di più. Un paradosso italiano che conferma come il cosiddetto Reddito di Cittadinanza non solo non abolirà la povertà ma non garantirà nemmeno delle politiche occupazionali con una visione politica di ampio respiro. 

k

A commento del rapporto di Richard Falk e Virginia Tilley, commissionato dalle Nazioni Unite e poi censurato e che oggi sarà presentato a Napoli, il prof. Carlo Almirante scrive: “La strategia messa in campo da Israele dal 1967 per rendere inattuabile l’autodeterminazione del popolo palestinese è creare una frammentazione in quattro regimi giuridici diversi che nel loro complesso creano le premesse per l’apartheid”

fonte: per la pace

da: Nena news

Il rapporto redatto dai professori Richard Falk e Virginia Tilley su richiesta della Commissione economica e sociale dell’Onu per l’Asia Occidentale (Escwa), conferma in modo esemplare le violazioni dei Diritti umani commesse da Israele ai danni del Popolo palestinese.

Il rapporto consente, infatti, agli illustri e neutrali relatori di affermare che lo Stato di Israele ha commesso il crimine di apartheid perché realizza politiche e pratiche di segregazione e discriminazione razziale. Ossia atti disumani commessi al fine di istituire e mantenere la dominazione razziale.

In seguito alla reazione di Israele e su sua pressione l’Onu ha trasformato gli accusatori in accusati. Con la conseguenza che l’Onu ha rimosso il Rapporto dai suoi archivi, dopo appena 48 ore dalla sua pubblicazione.

continua a leggere –>

fonte: libertà e giustizia

di: Tomaso Montanari

Le ragioni del mio giudizio negativo sul reddito di cittadinanza gialloverde sono diametralmente opposte a quelle usate dal Pd, che riesce anche in questo caso ad attaccare il governo da destra. Una posizione incomprensibile: la prima proposta di reddito minimo garantito venne nel 1997 dalla Commissione Onofri, insediata dal governo Prodi.

Ha invece ragione Lorenza Carlassare: realizzare un reddito di base significa attuare il progetto politico della Costituzione, rimuovendo almeno qualcuno degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Ma la domanda è: il reddito gialloverde è un reddito di base, o è un’altra cosa?

L’obiettivo del reddito di base non è quello di un sostegno temporaneo nella ricerca di un qualunque lavoro, ma al contrario quello di affrancare dal ricatto della sopravvivenza chi altrimenti non sarebbe in condizione di poter scegliere. Per questo serve una misura che duri finché le condizioni economiche di colui che ne usufruisce non cambino: mentre quella approvata dal governo è un aiuto a tempo determinato (massimo 18 mesi), che poi riconsegna il cittadino all’arbitrio del mercato. Non sfuggirà, pur tra mille diversità, una contiguità culturale con le misure una tantum di Renzi, e prima ancora con la social card. La visione che sorregge ogni vero reddito di base riconosce, al contrario, il valore della produzione sociale che sta fuori da quello che non a caso si chiama il ‘mercato’ del lavoro.

continua a leggere –>

fonte: antimafiaduemila

di Karim El Sadi
Nel bilancio della ‘ndrangheta il traffico di cocaina rappresenta la voce più consistente, pari al 66% delle entrate annue, stimate nell’ordine di 44 miliardi di euro”. Scriveva così nel suo libro “Oro bianco” il procuratore Nicola Gratteri, citando una stima del 2008. Un giro d’affari, quello della mafia calabrese, che coinvolge America Latina, Africa ed Europa, grazie a legami con le istituzioni, broker, contatti e sistemi per aggirare i controlli sempre più efficienti. Lo sa bene Antonio Femia, 37 anni, originario di Locri, oggi collaboratore di giustizia, considerato dalla dda di Catanzaro come un “broker di primissimo livello del narcotraffico, in contatto con numerosi soggetti, anche stranieri, implicati nel traffico internazionale di stupefacenti”. Femia ha indicato da tempo alla procura di Reggio Calabria e Catanzaro “i soggetti intranei all'organizzazione sudamericana che forniva la cocaina”. Uno di questi era un certo “Ferdinando” considerato il “capo dei colombiani” al quale il collaboratore di giustizia avrebbe consegnato decine di migliaia di euro da investire nel narcotraffico, affare che però non andò in porto come immaginava. Di grande aiuto è stato il suo contributo per portare a compimento l’operazioneOssessione” che la settimana scorsa ha stroncato una complessa organizzazione con 25 fermi, tra cui uomini della cosca Mancuso di Limbadi, con la quale Femia ha avuto a che fare più volte, come ha ricordato la Gazzetta del Sud. Fin da subito gli investigatori hanno potuto constatare affidabilità nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, il quale, dopo il suo arresto avvenuto nel corso del blitzSanta Fe” nel gennaio 2015 dopo 6 mesi di latitanza, ha iniziato a raccontare di ciò che era a sua conoscenza: “Faceva riferimento a soggetti dell'hinterland vibonese fin dall’inizio della sua collaborazione”, scrive la Dda di Catanzaro.

continua a leggere –>

fonte: antimafiaduemila

È stata tolta la scorta al giornalista napoletano Sandro Ruotolo, da sempre occupato in inchieste sulla mafia. Classe 1955, dopo svariati anni in Rai, dal 1988 Ruotolo comincia una lunga collaborazione con Michele Santoro, partecipando a numerosi programmi televisivi di approfondimento. Nel 1997 sua cugina Silvia viene assassinata a Napoli all'età di 39 anni mentre torna nella sua casa di salita Arenella: è una delle vittime innocenti della Camorra. Nel 2009, in corrispondenza di un'inchiesta sui rapporti tra mafia e Stato e dopo aver intervistato Massimo Ciancimino, riceve una lettera minatoria in cui viene minacciato di morte. Sempre impegnato in inchieste sulle organizzazioni criminali, nel maggio del 2015 viene messo sotto scorta dopo aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, a causa delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania. Dal 2017 collabora con il quotidiano online Fanpage.it, per il quale firma il format Italian Leaks. In conclusione vorrei ribadire il motivo che mi ha spinto a lanciare questa petizione, riassegnate la scorta al giornalista Sandro Ruotolo…

Clicca qui per firmare!

Foto © Imagoeconomica

Nonostante il maltempo, le piazze del Paese si sono animate oggi grazie ai colori, gli slogan, i canti dell’Italia che resiste, la mobilitazione organizzata contro le politiche del governo sui migranti.

fonte: per la pace

Da Nord a Sud, in quasi trecento Comuni.

Nonostante il maltempo, le piazze del Paese si sono animate oggi grazie ai colori, gli slogan, i canti dell’Italia che resiste, la mobilitazione organizzata contro le politiche del governo sui migranti: dal decreto sicurezza, alla chiusura dei porti, ma anche contro gli episodi di razzismo che si sono moltiplicati negli ultimi mesi.

L’appuntamento, in tutte le città italiane, è stato davanti ai municipi. A Torino si sono riuniti in mille al grido di “accogliamoli”.

Gli organizzatori sono comuni cittadini e volontari dell’associazione Rainbow4Afria, che tra Bardonecchia e Oulx assiste i migranti nel tentativo di raggiungere la Francia attraverso i sentieri di montagna. L’idea è partita da quattro amici – Luisa Orsi, Luisa Mondo, Giovanni Gariglio e Michele Angheleddu – e si è diffusa in tutta Italia. Per resistere “alle scelte inumane di chi vorrebbe lasciare morire in mare chi scappa da guerra, fame e povertà”.

A Bologna i partecipanti si presentano come la “scintilla di una nuova Reistenza” e infatti – su iniziativa della presidente dell’Anpi – è partito il coro “Bella ciao”.

Anche la comunità islamica ha aderito all’iniziativa.

continua a leggere –>

fonte: libertà e giustizia

di:

A nessuno è precluso l’ingresso nelle classi dirigenti ma nessuno è immune dalla caduta, valori e difetti sono divisi equamente. Per questo non ci sono patti tra alto e basso ma un continuo lavoro contro le divisioni L’articolo di Alessandro Baricco “E ora le élite si mettano in gioco” ha dato impulso a un dibattito intorno a quest’affermazione: tra le élite e la gente si è rotto “un certo patto”, e la gente adesso ha deciso di fare da sola. I commenti che ne sono seguiti hanno assunto queste proposizioni come punto di partenza obbligato. A me pare, tuttavia, che contengano qualcosa di ambiguo, forse di fuorviante. Provo a chiarire i perché di un disagio non solo concettuale. I termini élite, gente, patto e rottura del patto, fare da sé appartengono, mi sembra, a un linguaggio non adeguato al nostro tempo.

La parola élite suggerisce l’idea di un ceto ristretto di “ottimati”, cioè di un’ aristocrazia di “eletti” («molti sono i chiamati, pochi gli eletti»): élite viene da lì e indica la parte migliore, i pochi che si distinguono dalla parte peggiore, i molti. I migliori possono legittimamente pretendere di avere più diritti, di sovrastare i molti, i peggiori.

Costoro sono definiti con una parola negativa: “la gente”. Con gente intendiamo l’insieme di individui privi di qualità, uomini-massa simili gli uni agli altri nell’essere mossi da interessi egoisti e di breve durata, orgogliosi della propria mediocrità, in realtà frustrati, aggressivi e violenti nei confronti dei diversi da loro. La loro cultura è fatta di luoghi comuni, di pregiudizi, di vocaboli vuoti ai quali si affezionano per mascherare la propria ignoranza. Il loro desiderio predominante è di soppiantare gli uomini superiori e da qui nasce «la ribellione delle masse».

continua a leggere –>

Powered by WordPress Web Design by Informatici Senza Frontiere © 2019 Design by Informatici Senza Frontiere