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Da quando questo governo è nato, non c'è giorno che Di Maio non parli a nome “del popolo”, mentre Salvini ci tiene spesso a far sapere che sono dalla sua parte 60 milioni di italiani.

Quante persone appoggiano davvero il Governo presieduto dall'“avvocato degli italiani”? 

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fonte: Left

Siamo una rete di organizzazioni della società civile, Ong e Comuni che vogliono promuovere una Campagna a favore dell’assegnazione del premio Nobel per la pace 2019 a Riace, il piccolo Comune calabrese che invece di rinchiudere i rifugiati in campi profughi li ha integrati nella sua vita di tutti i giorni. Riace è conosciuta in tutta Europa per il suo modello innovativo di accoglienza e di inclusione dei rifugiati che ha ridato vita ad un territorio quasi spopolato a causa dell’emigrazione e della endemica mancanza di lavoro. Le case abbandonate sono state restaurate utilizzando fondi regionali, sono stati aperti numerosi laboratori artigianali e sono state avviate molte altre attività che hanno creato lavoro sia per i rifugiati che per i residenti.

Nel 2018 il Sindaco di Riace, Domenico Lucano, è stato arrestato, poi rilasciato, sospeso dalla carica e infine esiliato dal Comune con un provvedimento di divieto di dimora per “impedire la reiterazione del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Un provvedimento che rappresenta un gesto politico preceduto dal blocco nel 2016 dell’erogazione dei fondi destinati al programma di accoglienza e inserimento degli immigrati, che lasciò Riace in condizioni precarie.

Gli atti giudiziari intrapresi nei confronti del Sindaco Lucano appaiono essere un chiaro tentativo di porre fine ad una esperienza che contrasta chiaramente con le attività dei Governi che si oppongono all’accoglienza e all’inclusione dei rifugiati e mostrano tolleranza in casi di attività fraudolente messe in atto nei centri di accoglienza di tutta Italia e in una Regione dove il crimine organizzato – non di rado – opera impunemente.

Supportare la nomina del Comune di Riace per il Nobel della pace è un atto di impegno civile e un orizzonte di convivenza per la stessa Europa.

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Grazie!

Il Comitato promotore:
Rete dei Comuni Solidali; Municipio VIII Roma; Comunità di base San Paolo; Left; ARCI Roma, Comuni Virtuosi; CISDA, Noi siamo Chiesa, ISDE, Festival “Roma incontra il mondo” 2019

fonte: libertà e giustizia

di: Domenico Gallo

“Era quasi verso sera, se ero dietro stavo andando/che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando”. I versi della canzone l’Armando di Enzo Jannacci mi sono venuti in mente quando ho letto il volgare dileggio del ministro dell’Interno nei confronti del Procuratore di Torino, Armando Spataro (“Se il Procuratore di Torino è stanco si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato”). A Salvini ha risposto a tono una componente dell’Associazione Magistrati (AreaDG): “Riteniamo inaccettabili le scomposte parole pronunciate dal ministro Salvini in risposta al sobrio e doveroso comunicato diramato dal Procuratore di Torino per censurare l’anticipazione di notizie via Twitter, perché gravemente irrispettose della persona e dell’alto ruolo rivestito del collega Spataro (..). Area Democratica per la Giustizia esprime la più ferma contrarietà ad ogni forma di strumentalizzazione della giustizia a fini politici ed esprime piena e convinta solidarietà e vicinanza al collega Armando Spataro, il quale è e resta per i magistrati italiani un esempio ed un punto di riferimento”.

E’ proprio questo il punto: Spataro è un esempio per tutti i magistrati italiani ed una gloria per la Repubblica per avere interpretato, nel corso di una carriera lunga oltre quarant’anni, la sua funzione di magistrato del Pubblico Ministero con intransigenza ed umanità, senza mai chinare il capo di fronte ai potenti, avendo di mira esclusivamente la tutela dei beni pubblici che la Costituzione garantisce al popolo italiano affidandone la custodia ai giudici.

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fonte: libera

Settant’anni ma è come se fosse stata scritta ieri. Ieri perché molti degli articoli della «Dichiarazione universale dei diritti umani» sono ancora lettera e non «spirito», carta e non «carne», vita e storia delle persone.

I diritti sono un cammino e una responsabilità. Qualcosa che nasce da un’aspirazione alla libertà e alla dignità, da un desiderio di pace e di giustizia. Dal sogno di una società dove chiunque, a prescindere da condizione, sesso, appartenenza etnica e culturale, riferimenti politici e religiosi, possa esprimere la sua personalità e mettere a disposizione le sue qualità e il suo talento. I diritti sono l’anello di congiunzione tra il bene del singolo e quello della comunità, nell’inesauribile tessitura che li lega e, vicendevolmente, li nutre. Ma per arrivare a questo non basta la politica che pure ha come prioritario compito il tradurre quell’aspirazione in realtà. Occorre il contributo di tutti, e oggi come non mai dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che se i diritti sono così fragili è anche perché non li abbiamo difesi con adeguata forza e continuità, svolgendo sino in fondo il nostro ruolo di cittadini.

Giusto allora denunciare lo scandaloso abisso tra il contenuto di quegli articoli e il mondo come si presenta oggi ai nostri occhi: povertà, disoccupazione, guerre, disastri ambientali, migrazioni o, per meglio dire, deportazioni indotte.

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Pubblicate le motivazioni della sentenza dello scorso 11 settembre sul sistema Buzzi-Carminati

fonte: antimafiaduemila

"Ai fini della sussistenza del delitto di associazione mafiosa, non è rilevante né il numero modesto delle vittime (che il tribunale ha indicato nel numero di 11) né il limitato contesto relazionale e territoriale. Non può escludersi il carattere mafioso della nuova associazione perché non sono elementi costitutivi di tale elemento né il controllo generale del territorio né una generalizzata condizione di assoggettamento e omertà della collettività. Nella associazione Carminati conferì la sua forza di intimidazione e Buzzi conferì l'organizzazione delle cooperative e il collaudato sistema di corruttela e prevaricazione". C'era la mafia nel “Mondo di mezzo”. A scriverlo nero su bianco sono i giudici della III Corte d’appello di Roma in 600 pagine delle motivazioni della sentenza del processo al cosiddetto “Mafia Capitale”, giunta lo scorso 11 settembre a carico di 43 imputati, tra cui l’ex Nar Massimo Carminati e il ras delle coop romane Salvatore Buzzi. La sentenza di appello fu clamorosa. Venne infatti ribaltata la sentenza di primo grado dello scorso 20 giugno che condannò a 20 anni di reclusione Carminati e a 19 Buzzi per associazione a delinquere, ma senza riconoscere in alcun modo il reato di associazione mafiosa, trattandosi per i giudici solo di corruzione e altri reati non collegati alla mafia. A seguito di quella decisione i giudici avevano revocato a Carminati il regime di carcere duro 416bis. Oggi invece la Corte d’appello che ha condannato i due imputati rispettivamente a 14 anni e mezzo e a 18 anni e 4 mesi parla di ”sistema collaudato” con l’aggravante mafiosa. Nella sentenza traspare il meccanismo di ricatto e attribuzione di appalti nella Capitale messo in essere dall’organizzazione capeggiata dai due colleghi in affari. Da un lato la “forza di intimidazione” esercitata dall’ex terrorista “Nero”, Massimo Carminati.

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fonte: libertà e giustizia

di: Nadia Urbinati

La legge sulla sicurezza approvata dal Parlamento assegna larghissimo spazio all’immigrazione, facendone a tutti gli effetti un tema di ordine pubblico, di polizia. Regola la presenza dei migranti in maniera molto restrittiva, abrogando il permesso di soggiorno per motivi umanitari e togliendo la protezione a chi chiede asilo da trattamenti disumani e degradanti.

Propone una lettura disumana della Costituzione, ed esce dall’alveo delle convenzioni internazionali sulla protezione dei diritti di bambini e ragazzi, che l’ Italia ha sottoscritto (l’ art. 10 della Costituzione dice che “La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali). Come ha scritto Chiara Saraceno su Repubblica, “dopo l’ approvazione della nuova legge sulla sicurezza i figli di coloro che hanno ottenuto protezione umanitaria dovranno seguire il destino dei genitori, obbligati a lasciare i luoghi in cui avevano trovato accoglienza e progetti di inserimento”. Mario Morcone, rappresentante del Consiglio italiano per i rifugiati, ha spiegato che “richiedenti asilo e rifugiati non hanno commesso alcun reato. La Convenzione di Ginevra prevede esplicitamente che gli Stati non possano adottare sanzioni penali contro i rifugiati solamente per il loro ingresso o soggiorno irregolare”.
La legge e la sua approvazione sollevano il problema del ruolo degli organi di controllo, in primis le corti e chi si occupa di sorvegliare affinché venga garantito al paese il governo della legge: al paese, ovvero a chi lo abita (cittadini e cittadini naturalizzati, immigrati residenti e ammessi, e rifugiati.) I diritti umani sono diritti della persona, non dei soli cittadini.

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fonte: liberainformazione

di: Rocco Artifoni

Quarto posto: sia tra i 28 Paesi nell’Unione europea (UE) sia tra i 36 Stati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). È la posizione – per nulla invidiabile – dell’Italia nelle classifiche dell’economia sommersa, stilate nel 2018 dal Fondo monetario internazionale (FMI). La “shadow economy” comprende tutte le attività che sono nascoste alle autorità ufficiali per motivi monetari, normativi e istituzionali: ad esempio l’evasione fiscale, l’elusione del quadro normativo e la corruzione delle istituzioni politiche. Pertanto, nella ricerca del FMI l’economia sommersa non comprende da un lato “le attività illegali o criminali” e dall’altro “il fai-da-te o altre attività domestiche”.

In Europa la maglia nera dell’economia nascosta spetta a Cipro, seguita da Malta e dalla Grecia. Tra i Paesi dell’OCSE svetta il Messico, poi la Turchia e la Grecia. Dopo la Grecia troviamo l’Italia in entrambe le graduatorie, che hanno come punto di riferimento i dati del 2015. Il FMI stima che l’economia sommersa dell’Italia sia stata del 22,97% rispetto al Prodotto interno lordo (PIL) nel 2015 e del 24,95% come media annua nel periodo dal 1991 al 2015. Dato che il PIL italiano nel 2015 è stato di 1.653 miliardi di euro, l’economia irregolare è calcolabile in 380 miliardi. Secondo il Centro Studi di Unimpresa , sulla base dei dati forniti dal  Ministero dell’economia e della finanza (MEF), le attività economiche non registrate hanno portato ad un mancato incasso per il fisco italiano di 107 miliardi di euro nel 2015, con una media annua tra il 2011 e il 2016 di 108 miliardi.

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Nel 14° anniversario della sua scomparsa
fonte: antimafiaduemila

di Salvo Vitale
Felicia Bartolotta, nata il 24 maggio 1916 e deceduta il 7 dicembre 2004 rappresenta una delle figure più significative della lotta contro la mafia in Sicilia. Sposò Luigi Impastato, cognato di Cesare Manzella, capomafia di Cinisi negli anni ’50, deceduto nel 1963 a causa di un attentato dinamitardo. Ebbe tre figli, Giuseppe, Giovanni (morto ancora bambino) e Giovanni, cui venne dato il nome del fratello morto. Le vicissitudini della sua vita sono raccontate nella sua autobiografia “La mafia in casa mia”. Poiché le scelte politiche di suo figlio Peppino avevano creato una netta frattura all’interno della famiglia, divise la sua vita tra un marito violento e anche lui appartenente al sodalizio di Cosa Nostra e il figlio, nettamente contrario alla mafia e alle sue collusioni con la politica. Dopo l’assassinio del figlio Peppino rigettò la cultura mafiosa della vendetta, costituendosi parte civile nel procedimento contro i responsabili dell’omicidio e contribuendo, con il suo coraggio e il suo impegno quotidiano, a smantellare il depistaggio sulle indagini, portato avanti, in un primo tempo, dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, secondo cui suo figlio sarebbe morto nel corso di un attentato da lui stesso preparato. La Commissione Parlamentare Antimafia ha confermato, nel 2000 una serie di omissioni e deviazioni delle indagini, mentre il processo per la morte di Peppino Impastato si è concluso con la condanna all’ergastolo di Gaetano Badalamenti, quale mandante dell’omicidio, assieme a Vito Palazzolo, condannato a 30 anni. Significativa e decisiva la testimonianza di Felicia al processo. Per il resto dei suoi giorni Felicia è diventata un punto di riferimento per scolaresche, visitatori vari, giornalisti, magistrati, che sono andati a visitarla per ascoltare la sua testimonianza e il suo costante incoraggiamento nella lotta alla mafia.

BIBLIOGRAFIA:

 

La mafia in casa mia” edizioni La Luna Palermo 1987 (a cura di Umberto Santino e Anna Puglisi)

 

Peppino è vivo” edizioni EGA Torino 2007 con alcune poesie dedicate a Felicia (a cura di Salvo Vitale)

 

Mostra fotografica visitabile a Casa Memoria Cinisi (a cura di Guido Orlando e Gabriella Ebano)

 

Cara Felicia” Palermo 2005 ( a cura di Anna Puglisi e Umberto Santino)

 

Felicia” tributo alla madre di Peppino Impastato – a cura di Salvo Vitale e Guido Orlando – edizioni Navarra – Palermo 2010

 

Felicia”, La mafia uccide il silenzio pure, – film curato dal regista Gregorio Mascolo

 

Felicia”: fiction trasmessa a RAI UNO il 10-5-2016

fonte: libertà e giustizia

di: Tomaso Montanari

L’impegno che il ministro Tria ha messo nero su bianco, scrivendo alla Commissione europea (“innalzare all’ 1% del Pil per il 2019 l’ obiettivo di privatizzazione del patrimonio pubblico”, cioè per 18 miliardi di euro) è insieme irrealistico e dannoso.

Appare evidente che la previsione sia campata per aria: basta ricordare che per incassare 25 miliardi di euro ci sono voluti 9 anni (dal 1999, anno di istituzione dell’ Agenzia del Demanio, al 2008). Ma è l’ obiettivo in sé a essere sbagliato, anzi suicida.

Il patrimonio immobiliare pubblico è la risorsa strategica per mettere in atto qualunque politica sociale: e cioè per attuare la prima parte della Costituzione ponendo rimedio a diseguaglianze e ingiustizie. La privatizzazione della vita pubblica e della democrazia nasce dalla privatizzazione dello spazio pubblico delle città.

La dicotomia tra spazio privato e spazio del mercato fa sparire la stessa condizione di cittadino: perché non ci sono alternative, o sei nella tua proprietà o sei un cliente-consumatore. Il bisogno di spazi liberati, che sta alla radice delle occupazioni di immobili abbandonati, cerca risposte pubbliche. Per non parlare del diritto negato alla casa.

Vendere lo spazio pubblico, significa rinunciare ad avere un progetto di inclusione, riscatto sociale, ricostruzione della cittadinanza. Non solo: significa anche legare le mani alle prossime generazioni, che non potranno scegliere. Ed è un modo davvero curioso di difendere la sovranità nazionale quello di assicurare all’ Europa che lo sforamento del deficit sarà garantito dalla vendita del patrimonio nazionale, inevitabilmente destinato a finire in grandissima parte in mano alla speculazione internazionale. L’esempio della Grecia dovrebbe insegnare qualcosa: il porto del Pireo ceduto in blocco alla Cina è il modello cui guarda il governo Salvini-Di Maio?

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fonte: libera

Per sconfiggere definitivamente Cosa nostra si deve «ridurre l' area grigia, le collusioni della mafia con pezzi del potere legale di ogni tipo». Perché «abbiamo vinto tante difficili battaglie ma non ancora la guerra » e «spesso soffriamo gravemente di emorragia della memoria» che «si può estendere al presente e al futuro. Un pericolo per la qualità della nostra democrazia che potremmo pagare caro ». È l' analisi e il timore di Gian Carlo Caselli, ex procuratore di Palermo e Torino, e ora presidente onorario di Libera. Parole e riflessioni su cosa sia la mafia oggi, strettamente legata al passato, anche alla luce dell' operazione di ieri.

Procuratore Caselli, ma Cosa nostra non muore mai? Ci eravamo illusi?

Cosa nostra ha subito indubbiamente colpi durissimi, dall' arresto di Salvatore Riina in poi. Catture, condanne, sequestri imponenti di capitali illeciti, segnali di prime incrinature nel muro di omertà. Abbiamo vinto tante difficili battaglie ma non ancora la guerra. Del resto Cosa nostra esiste da oltre due secoli, ma un contrasto serio ed efficace è cominciato solo nel 1982 con l' articolo 416 bis, che proibisce e punisce l' associazione mafiosa. Prima la mafia nel Codice penale non esisteva neppure, e secondo Falcone senza il 416 bis pretendere di combatterla era come illudersi di poter fermare un carro armato con una cerbottana.

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di Pietro Barabino
“Chi ha una grossa responsabilità politica deve rispondere a due dimensioni etiche, una personale ma anche una di responsabilità sociale, le parole sono importanti”. A margine della tappa savonese del viaggio di LiberaIdee Liguria, don Luigi Ciotti ha commentato così la polemica tra Matteo Salvini e il procuratore di Torino, Armando Spataro: “Un magistrato che chiede attenzione nel diffondere notizie circa operazioni delicate non può essere liquidato con parole offensive”. Per il presidente di Libera un certo uso superficiale dei social network porta al rischio di alimentare un’informazione scorretta: “Un esempio concreto. Si vede dai rapporti ufficiali che c’è una diminuzione dei reati contro la persona. Ma dichiarazioni spinte in una certa direzione creano la percezione di un aumento, ed è ulteriormente scorretto se si etichettano di più i reati compiuti da alcune persone rispetto ad altre. Mi auguro che di fronte a questa vergogna molti sentano di alzare la voce, anziché scegliere un prudente silenzio, c’è bisogno di una bonifica delle parole nel nostro paese per fermare questa degenerazione”.

fonte: ciavula.it

SAN FERDINANDO Aveva appena 18 anni Suruwa Jaithe, originario del Gambia, avrebbe dovuto partecipare a un tirocinio formativo di quattro mesi, da dicembre a marzo, che avrebbe consentito a lui e agli altri ragazzi appartenenti al progetto Sprar di Gioiosa Ionica, gestito dalla Rete dei Comuni solidali, di acquisire autonomia e aiutarli a trovare un lavoro. Solo giovedì scorso aveva partecipato a un laboratorio artistico e ancora prima a un torneo di calcetto nel quale era stato premiato dal sindaco Fuda di Gioisa Ionica (in foto). Si stava ricostruendo una vita Suruwa, anche se lontano dalla famiglia e dal suo Paese, stava cercando di fare quello che tutti i ragazzi della sua età fanno: formazione, sport, laboratori teatrali. «Adesso dovrò chiamare una madre per dirle che suo figlio è morto bruciato», racconta tra lacrime e rabbia Giovanni Maiolo, del Gruppo Coordinamento ReCoSol. Maiolo si trovava a Catania per un convegno, quando lo raggiungiamo al telefono ci racconta che sta tornando in Calabria perché tutti gli operatori si stanno riunendo per capire cos’è successo e anche i migranti dello Sprar li stanno raggiungendo. «Suruwa era nel programma Sprar – racconta Maiolo –, aveva casa a Gioiosa, non capiamo come mai si trovasse nella baraccopoli e come mai avesse deciso di restare per la notte». È frequente che i migranti si rechino nella tendopoli, magari per trovare un amico o per comprare i prodotti alimentari tipici del proprio Paese che non trovano nei supermercati. Ma per Suruwa la notte tra sabato e domenica si è rivelata fatale a causa di un incendio che ha distrutto due baracche.

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fonte: liberainformazione

di: Piero Innocenti

L’interessante studio sulla “qualità della vita 2018” in Italia condotto dal Dipartimento di Scienze Sociali ed economiche dell’Università La Sapienza di Roma e pubblicato alcuni giorni fa da ItaliaOggi, evidenzia, tra l’altro, le posizioni non particolarmente entusiasmanti di diverse città medio-grandi. Infatti, ad eccezione di Milano, Bologna e Firenze inserite nella fascia 2 della graduatoria finale (qualità della vita “accettabile”), Roma, Napoli, Palermo, Torino, Bari Genova, Venezia,sono tutte catalogate nella fascia 3 (qualità “scarsa” )e tutte, con l’esclusione di Palermo e Napoli, hanno perso posizioni rispetto alla classifica dell’anno prima. Lo studio ha preso in esame nove “dimensioni” di analisi (e diverse “sottodimensioni”) e precisamente affari e lavoro, ambiente,criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita. Non mancano le sorprese esaminando alcuni ambiti dello studio. Così, in tema di “criminalità” ed in particolare sui delitti collegati allo sfruttamento della prostituzione per centomila abitanti, a valori davvero modesti in relazione anche ad un fenomeno piuttosto visibile in alcune grandi città come Bari (1,11 delitti), Venezia (1,17), Roma (1,36), Palermo (1,50), Torino (2,32) , Bologna (2,78), si contrappongono numeri decisamente più consistenti di piccole province come Teramo (4,51), Ferrara (4,57), Ravenna (4,60), Novara (5,67), Imperia (6,97). Valori che stanno ad indicare in queste ultime città sicuramente una maggiore attenzione degli organismi di polizia territoriali sollecitati, in questo, anche dai cittadini che vivono in comunità di dimensioni ridotte e più attenti (e anche “disturbati”) al fenomeno della prostituzione in strada.

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Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, conosce bene sia le mafie, sia il Veneto, la sua terra natale. Ecco l’intervista che ci ha concesso per l’Atlante criminale veneto.

fonte: libera

Le mafie in Veneto sono spesso trattate come un virus che aggredisce una società e una economia di per sé sani. Con il Mose e con mille altre piccoli episodi, vediamo che in realtà non è così. Si riesce a far sì che la società civile ne prenda coscienza?

Questa presa di coscienza è la premessa del contrasto alle mafie e alla corruzione. Per quanto efficaci, le sole misure repressive non basteranno infatti mai a eliminare il crimine organizzato nelle sue molteplici forme. Prima che un fatto criminale, le mafie sono un fenomeno che affonda le radici nelle smagliature del sistema sociale, negli abusi di potere, nella mancanza di senso civico. La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie. Non sarebbero così potenti e ricche, le mafie, senza la cortina di cecità e indifferenza di cui spesso le si circonda. Occorre allora una grande opera educativa e culturale perché è la cultura che sveglia le coscienze.

Quest’anno la capitale della lotta alle mafie sarà proprio Padova, il 21 marzo: perché?

Padova rappresenterà l’intero Nordest, perché iniziative si terranno anche in Friuli Venezia Giulia e in Trentino Alto Adige oltre che in centinaia di luoghi d’Italia, come è ormai tradizione per la “Giornata della memoria e dell’impegno”. Ciò detto, abbiamo scelto Padova per il rapporto che ci lega alla città, per la disponibilità delle istituzioni, per la presenza di persone e gruppi che operano con passione e capacità e per il desiderio di portare, nel nostro piccolo, un segno di speranza, la testimonianza di un’Italia che crede nel lavoro, nella giustizia, nella Costituzione, ossia nella dignità e nella libertà delle persone.

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fonte: avvisopubblico

Pubblichiamo oggi il 5° numero del Notiziario di Avviso Pubblico, dedicato alle politiche messe in atto da Stato, Regioni ed Enti locali per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico nel nostro Paese. In questo numero:

  • In attesa che il Governo metta mano – come annunciato – ad una legge organica di riordino del settore, la situazione a livello locale si conferma in fibrillazione, soprattutto in quelle regioni in cui l’applicazione del cosiddetto “distanziometro”, le distanze minime dell’offerta di azzardo dai “luoghi sensibili”, ha innescato proteste da parte degli operatori del settore e dei lavoratori.
  • In Piemonte la Regione ha diffuso lo scorso 19 novembre i risultati prodotti dall’applicazione della legge regionale del 2016 : la Raccolta si è ridotta di oltre mezzo miliardo di euro, passando dai 5,1 miliardi nel 2016 ad una stima di 4,6 miliardi nel 2018.
  • Un’operazione internazionale di polizia, coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ha svelato la presenza di forti infiltrazioni delle mafie – ‘ndrangheta reggina, mafia catanese e famiglie pugliesi – che hanno messo le mani sul mondo delle scommesse online, finendo per controllare giocate per 4,5 miliardi di euro.

Per leggere il Notiziario completo clicca qui.

Si ricorda che sul sito di Avviso Pubblico è disponibile un’ampia documentazione sui provvedimenti adottati a livello nazionale, regionale o locale, per ridurre l’offerta e la domanda di gioco e contrastare il GAP, con riferimento a differenti profili (ricollocazione delle sale da giocorequisiti delle sale da giocopubblicità, incentivi per gli “esercizi no slot”, campagne di sensibilizzazione e prevenzione).

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