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articolo in risalto

fonte: libertà e giustizia

di: Roberto Mania

La malattia dell’ economia italiana si chiama «svalorizzazione del lavoro», dice Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. È la chiave che il leader sindacale propone per leggere la nostra lunga stagnazione: Pil fermo, debito record, disoccupazione in aumento, crescita delle diseguaglianze, distacco tra il Nord e il Sud. Ed è partendo da lì che si arriva anche alla nuova grande crisi dell’ Ilva. Landini definisce «inaccettabile» la posizione di ArcelorMittal che ha denunciato 5 mila lavoratori in esubero; chiede alla multinazionale indo-francese di rispettare gli accordi e invita il governo a fare altrettanto ripristinando il cosiddetto “scudo penale” per i manager impegnati nei processi di risanamento ambientale.

Landini, perché l’economia italiana continua ad essere immobile?
«Di getto le risponderei: per la massa di evasione fiscale, per la corruzione capillare, per una diffusa cultura che cerca in qualunque occasione lo scambio. Così i salari scendono, così calano gli investimenti e l’ unica cosa che aumenta sono i risparmi fermi sui conti correnti in banca».
Perché, secondo lei?
«Perché la gente non ha fiducia. Ma così non si fa sistema».
Colpa della politica? Non è un po’ semplicistico dare la colpa ai politici?
«Guardi, la politica ragiona a domattina. È sotto gli occhi di tutti.
Serve un’ etica di comportamento, avere una visione e valori forti. Spesso tutto questo non si vede. Sa qual è la differenza tra noi e i Paesi europei come la Francia e la Germania? Il fatto che loro sono capaci di fare sistema.

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fonte: liberainformazione

di: Salvo Vitale

Sembrano stringere i tempi in cui qualcuno ha deciso che la Pizzeria Impastato deve chiudere.

Le vicende sono iniziate almeno quarant’anni fa, quando uno dei suoi due titolari, Luigi Impastato, venne investito da una macchina poco dopo essere uscito dalla sua pizzeria, dopo la chiusura. Su questa morte, avvenuta incidentalmente di notte, sull’asfalto, secondo la ricostruzione ufficiale e secondo la testimonianza della donna che ha investito Luigi, non è stata mai fatta una definitiva chiarezza ed è rimasto il dubbio che potesse trattarsi di un delitto, deliberatamente voluto dal clan Badalamenti per potere eliminare una sorta di scudo di protezione che Luigi garantiva a suo figlio Peppino.

Un anno dopo la morte di Peppino, allorchè Giovanni Impastato era candidato nelle liste di Democrazia Proletaria alla Camera dei deputati, avvenne un altro grave fatto: i due cani che Giovanni teneva all’esterno del negozio, che è ubicato in aperta campagna, vennero dallo stesso Giovanni, andato al mattino ad aprire il negozio, trovati uccisi a colpi di pistola: un chiaro atto intimidatorio e un invito palese a desistere dalla campagna di difesa della memoria di Peppino, portata avanti da Giovanni e dai suoi compagni.

Passarono alcuni anni e un’altra mattina (1996) Giovanni trovò la porta e la facciata del suo negozio spruzzate di vernice rossa, che sembrava sangue. Anche allora le indagini su questi improvvisati imbianchini non arrivarono a nulla.

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fonte: libera

Il CONI e Libera – Associazione nomi e numeri contro le mafie – hanno sottoscritto oggi, presso il Foro Italico, un protocollo d’intesa per promuovere percorsi di cooperazione finalizzati alla promozione dell’etica dello sport e della cultura della legalità. L’accordo è stato siglato dal Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Malagò, e dal Presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

La partnership, di durata annuale, prevede una collaborazione sinergica nello sviluppo di progetti educativi condivisi e contempla la partecipazione di testimonial sportivi agli appuntamenti nazionali di Libera, tra cui il Raduno estivo dei giovani e la Giornata della memoria, il 21 marzo, in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, anche grazie a un lavoro formativo con i giovani delle scuole e delle università italiane.

L’Associazione Libera è già attivamente impegnata, in ambito sportivo, in alcuni progetti come “Libera la Natura”, viaggio itinerante di sport e formazione che in questi anni ha visto più di 15 mila studenti delle scuole secondarie di primo grado di tutta Italia protagonisti di una staffetta simbolica con i beni confiscati alle mafie, “Diritti in rete”, mini campionato di calcio a 5 riservato a giovani impegnati in percorsi di riparazione, e “Libera il gol”, torneo di calcio a 5 che si disputa a Scampia, dedicato alla memoria di Antonio Landieri, vittima della camorra.

 Allegati

L’invettiva in una lettera scritta in diverse lingue dove si accusa Bergoglio di sacrilegio

fonte: antimafiaduemila

Un’accozzaglia di sacerdoti, teologi, docenti universitari, intellettuali, nobili, e filosofi hanno scritto, firmato e rivolto alla Santa Sede una lettera aperta in cui si scagliano contro Papa Francesco accusandolo di eresia. “Il Papa andrà all’inferno” si legge nella missiva tradotta in 7 lingue e diffusa sui principali siti web cattolici conservatori, gli stessi siti che lo scorso agosto pubblicarono la richiesta di dimissioni al Papa messa nero su bianco dall'ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò. Secondo i firmatari, un centinaio a quanto sembra, Bergoglio è colpevole di sacrilegio per l’adorazione di Pachamama, una divinità pagana, durante una funzione al recente sinodo sull’Amazzonia. Colpevole altresì, secondo gli scriventi, per l’adesione a un documento sulla fraternità con il Grande Imam della moschea di Al-Azhar. Un affronto da espiare con l’eterna dannazione in quanto infrangerebbe, secondo loro, il primo comandamento: non avrai altro Dio all’infuori di me. Ad ogni modo la lettera è stata presa seriamente dal Vaticano che sul quotidiano ufficiale Osservatore Romano ha deciso comunque di rispondere tramite monsignor Felipe Arizmendi Esquivel, un vescovo messicano: “È una grande impudenza condannare il Papa come idolatra, perché non lo è stato né lo sarà mai. Non c’è stato alcun culto idolatrico. Sono simboli di realtà ed esperienze amazzoniche, con motivazioni non solo culturali, ma anche religiose, ma non di adorazione, perché questa si deve solo a Dio”.

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fonte: amnesty international

Amnesty International Italia ha espresso soddisfazione per la sentenza emessa dalla prima Corte d’Assise di Roma al termine del cosiddetto “processo bis” sulla morte di Stefano Cucchi.

Due dei carabinieri imputati sono stati condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale e altri due a pene minori per falso.

La sentenza è di grande importanza. Non solo restituisce dignità a Stefano Cucchi che per anni, insieme alla sua famiglia, è sembrato essere imputato della sua stessa morte. Soprattutto, conferma che Stefano ha subito gravissime violazioni dei diritti umani delle quali oggi, dopo dieci anni, si certificano sul piano giudiziario precise responsabilità“, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

A un certo momento di questi lunghi anni, il clima intorno alla ricerca della verità sui responsabili della morte di Stefano Cucchi è cambiato: grazie alla caparbietà e al coraggio della famiglia Cucchi e del loro avvocato e grazie anche a chi finalmente ha deciso di collaborare a quella ricerca. Quel momento è stato un passaggio fondamentale. Resterà poi da capire, e non sarà cosa di poco conto, come e perché il muro dell’impunità abbia potuto reggere così a lungo“, ha concluso Noury.

fonte: libertà e giustizia

di: Nadia Urbinati

Sui media e sui social in queste ore si sono succedute numerosissime dichiarazioni di costernazione e di stupore per l’astensione di 98 senatori (Lega, Fratelli d’ Italia e Forza Italia) alla mozione della senatrice a vita Liliana Segre per l’istituzione di una commissione straordinaria per contrastare i fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Stupore e costernazione comprensibili e legittimi, anche per quella bruttissima immagine di una parte dei senatori che restano seduti e immobili mentre l’altra si alza per una standing ovation alla comunicazione dell’esito della votazione: 151 voti a favore, nessuno contrario.

.Tremenda la dichiarazione di Matteo Salvini sulle ragioni dell’ astensione della Lega: «Siamo contro razzismo, violenza, odio e antisemitismo senza se e senza ma. Tuttavia non vorremmo che qualcuno a sinistra spacciasse per razzismo quello che per noi è convinzione e diritto ovvero il prima gli italiani ».

.Questa dichiarazione è in palese dissenso rispetto al principio di eguaglianza sancito dalla nostra Costituzione. Perché introduce una discriminazione tra cittadini e cittadini – quelli cioè che per religione o razza o convinzioni sono e possono essere fatti oggetto di intolleranza e discriminazione e odio e quelli che non hanno quelle specificità che li rendono minoranza. Gli italiani che «vengono prima» non sono quelli per i quali la commissione è stata proposta e votata.

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fonte: liberainformazione

di: Piero Innocenti

La conoscenza di quello che accade nelle singole realtà territoriali e l’indicazione di obiettivi chiari del sistema della sicurezza pubblica dovrebbero servire per elaborare più efficaci strategie anticrimine.

Se veramente si vuole disporre di una ipotesi razionale su quanto succede sul fronte della sicurezza è necessario basarsi non solo sul dato statico, ma anche su quello dinamico, ossia il trend dei reati riferito ad un periodo medio di almeno cinque anni. E’ quanto affermava, alcuni anni fa, il sociologo Maurizio Fiasco, attento studioso delle problematiche sulla criminalità, chiedendosi, tra l’altro quale direzione stesse prendendo il fenomeno dell’insicurezza nel nostro Paese dove “oltre il 50% dei reati(..) non viene affatto denunciato”, particolare dipendente anche “dalla disponibilità sul territorio, nei pressi del cittadino, di un ufficio o di una struttura di polizia cui chiedere aiuto”.

Misurare la criminalità reale è il vero problema e quella di cui abbiamo conoscenza è solo quella “apparente”, ossia quella fetta del fenomeno che le forze di polizia intercettano nelle città. Resta “oscura” la cifra dei reati di cui non si viene a conoscenza e sulla questione criminale ci si può basare soltanto sui dati statistici (statici) che vengono rilevati dalle forze di polizia. Certo che un sistema aggiornato di dati e di informazioni strutturate sulle quali basare un’analisi obiettiva è fondamentale per la polizia di prevenzione.

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Era stato citato dalla difesa Dell'Utri ma l'ex premier, indagato a Firenze per le stragi, non parla.

fonte: antimafiaduemila

di Aaron Pettinari

"Presidente, su indicazione dei miei avvocati intendo avvalermi della facoltà di non rispondere". In un'aula bunker blindata oltremisura e presa d'assalto dai giornalisti come ai tempi del giorno della sentenza, come previsto l'ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sceglie la via del silenzio.
Chiamato a deporre al processo trattativa Stato-mafia dopo la citazione da parte della difesa di Marcello Dell'Utri, l'audizione è durata poco più di due minuti. Il tempo di prendere posto sul banco dei testimoni, ascoltare l'avviso del Presidente della Corte d'Assise d'appello Angelo Pellino, che ha rivolto gli avvisi di legge, ed esprimere la propria volontà di non rispondere alle domande che gli sarebbero state poste dalle difese, dai pm e dalla Corte.
Nessuna sorpresa dunque. Nessun colpo di scena. Del resto era tutto prevedibile.
Già al processo Dell'Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, nel 2002, aveva preso una decisione simile.
Ed oggi non ha cambiato idea, come consigliato dai suoi avvocati, Franco Coppi e Niccolò Ghedini. Non a caso nei mesi scorsi i due legali avevano chiesto di definire in quale veste giuridica svolgere l'audizione: se come teste o indagato di reato connesso.
Così è stata confermata in via ufficiale l'indiscrezione che Berlusconi è attualmente indagato a Firenze per le stragi del 1993 e del 1994, strettamente collegate al processo sulla trattativa Stato-mafia.

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UNICEF, UNHCR e OIM affermano che i circa 60.000 giovani rifugiati e migranti giunti in Italia come minori non accompagnati tra il 2014 e il 2018, e che nel frattempo sono divenuti maggiorenni, necessitano di sostegno continuo affinché la transizione all’età adulta possa avvenire con successo.

fonte: per la pace

da: UNHCR

Comunicato congiunto UNHCR-OIM-UNICEF:

60.000 giovani rifugiati e migranti arrivati in Italia non accompagnati necessitano di sostegno continuo nella fase di transizione all’età adulta

Le sfide chiave includono il contrasto a discriminazioni, difficoltà nel trovare lavoro, strozzature amministrative, e carenza di informazioni in ambito legale

ROMA, Italia – 8 novembre 2019 – In un nuovo rapporto pubblicato oggi, UNICEF, UNHCR e OIM affermano che i circa 60.000 giovani rifugiati e migranti giunti in Italia come minori non accompagnati tra il 2014 e il 2018, e che nel frattempo sono divenuti maggiorenni, necessitano di sostegno continuo affinché la transizione all’età adulta possa avvenire con successo.

Tra il 2014 e il 2018, sono stati in tutto oltre 70.000 i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia via mare, il 90 per cento dei quali di età compresa fra i 15 e i 17 anni.

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fonte: liberainformazione

di: Francesco Donnici

La nascita di leggi ingiuste è preludio e sostanza del totalitarismo. La caduta dei regimi conduce a dolorose transizioni verso un’eterna incompiuta democrazia. Dopo tutti questi anni, abbiamo una barriera fisica in meno, ma molte sovrastrutture mentali abbastanza alte da far temere una simile deriva.

A Berlino cala l’oscurità. È la notte tra il 5 ed il 6 febbraio 1989, quando Chris Gueffroy, insieme all’amico Christian Gaudian, decide di attraversare a nuoto il Britzer Verbindungskanal che, in piccola parte, divide l’Est dall’Ovest di Berlino. Chris aspettava il servizio di leva obbligatoria che per lui sarebbe scattato il maggio successivo, ma a questo destino proprio non voleva rassegnarsi. Più volte aveva fatto domanda per lasciare il paese, ed altrettante volte se l’era vista respingere. Così, aveva deciso di scappare, come tanti avevano provato a fare prima di lui.

Qualche giorno prima si era sparsa la voce che i “Mauerschützen”– tradotto: “i protettori del muro” – ovvero i soldati di frontiera, non stavano più sparando a chi tentava la fuga. Era giunto il momento di provare ad attraversare quel confine che divideva il mondo in due parti ed oltre il quale, molti giovani come lui, intravedevano una promessa di vita. E infatti Chris non sapeva cosa avrebbe trovato dall’altra parte. Rincorreva solo una promessa, invocava libertà, lo incitava una voce.

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Appuntamento il 15 e 16 novembre per contrastare 'dal basso' mafie, criminalità organizzata, corruzione, traffico di esseri umani.

fonte: libera

Il 15 e 16 novembre Libera e l’associazione tedesca Mafianeindanke, insieme alla rete europea CHANCE – Civil Hub Against orgaNised Crime in Europe – invitano le attiviste e gli attivisti in tutta Europa a partecipare all'evento internazionale COREACT, un incontro che si terrà a Berlino e che è stato pensato per tutti coloro che provano a contrastare 'dal basso' fenomeni complessi come mafie, criminalità organizzata, corruzione, traffico di esseri umani, riciclaggio e fenomeni correlati.

L’occasione è unica e necessaria perché se la criminalità e le mafie non si fermano alle frontiere nazionali, non può farlo neanche la società civile che vuole costruire alternative condivise a questi fenomeni. A volte la complessità di questi temi e la sensazione di non poter incidere in alcun modo prevalgono sulla volontà di attivarsi, ed è per questo che abbiamo pensato a COREACT non come un semplice incontro informativo, ma come un vero e proprio spazio di apprendimento e scambio.

'CO' come cooperazione, 'REACT' come reazione, 'ACT' come azione e 'CORRECT' come correttezza e voglia di giustizia. tutto questo dà vita a COREACT.

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fonte: antimafiaduemila

di Alex Zanotelli
Per un anno intero, abbiamo digiunato ogni primo mercoledì del mese davanti al Parlamento, contro i Decreti Sicurezza di Salvini e contro la sua politica dei porti chiusi. Questo “Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti” era stato lanciato nel luglio 2018 dal vecovo emerito di Caserta , R. Nogaro, padre Giorgio Ghezzi (sacramentino), don A. Santoro delle Piagge (Firenze), i Frati del Sacro Convento (Assisi), suor Rita Giaretta (casa Ruth- Caserta) e digiunammo per dieci giorni davanti al Parlamento , per dare rilevanza politica a chi digiunava nel silenzio ( tante comunità religiose e anche singoli). Abbiamo poi ripreso il digiuno a settembre dello scorso anno, continuando ogni primo mercoledì del mese. Lo stesso è stato fatto da don Santoro a Firenze e dai missionari comboniani di Venegono a Varese. Quando lo scorso agosto cadde il governo giallo verde, abbiamo pensato di sospendere il digiuno per vedere se il nuovo governo giallorosso desse segni di discontinuità con le politiche migratorie del precedente governo. Infatti il PD aveva promesso di azzerare i due Decreti Sicurezza. Purtroppo dopo tre mesi, non vediamo segnali forti di discontinuità con le politiche migratorie del precedente governo.Infatti il PD aveva promesso di azzerare i due Decreti Sicurezza. Purtroppo dopo tre mesi, non vediamo segnali forti di discontinuità.

Anzi i segnali che ci vengono dal governo sono a dire poco ambigui. La nuova Ministra degli Interni L. Lamorgese è stata disponibile a un incontro con le ONG salva-vite, ma finora le navi con i migranti a bordo hanno dovuto aspettare oltre una settimana, prima che fosse loro assegnato un porto, come è successo alla Ocean Viking e alla Allan Kurdi.

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Preoccupazione" per gli abusi nei confronti di minorenni, violenze sessuali contro donne e casi di tortura

fonte: antimafiaduemila

Gli esperti indipendenti del Consiglio per i diritti umani dell’ONU (Ohchr) che si trovano in Cile da ormai due settimane hanno "condannato l'uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza in Cile nel corso delle ultime settimane di protesta". Secondo l'Onu sono "almeno 20 le persone decedute e circa 1660 le persone ferite nelle proteste cominciate nel mese di ottobre". "La violenza non può essere mai la risposta alle richieste sociali e politiche delle persone" affermano gli esperti che, sottolinea il comunicato Onu, sono nominati dal Consiglio e "svolgono le loro funzioni a titolo personale". Per gli osservatori "l'elevato numero di feriti e la maniera in cui sono state usate le armi non letali sembrano indicare un uso smisurato della forza in violazione dei requisiti di proporzionalità e di necessità”. Gli esperti hanno manifestato inoltre la loro "preoccupazione" per alcuni episodi in particolare, come gli abusi nei confronti di minorenni, violenze sessuali contro donne e casi di tortura.

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La severa denuncia di Info-Cooperazione: “mentre si discute di platiche e bibite gassate resta aperto il problema del Memorandum, finora solo parzialmente rinnovato, e pure a pagamento!

fonte: per la pace

da: Repubblica

Nei prossimi giorni il governo si appresta a chiudere la manovra economica e il dibattito politico si accalora sull’eliminazione di questa o quella tassa: la plastica, gli zuccheri, le auto aziendali. I leader politici fanno crociate in televisione per dimostrare chi è il vero paladino che eliminerà più balzelli nell’interesse dei cittadini. Effettivamente è molto comodo rispondere a domande banali su plastica e bibite e sicuramente non si rischia di far saltare il governo. Quindi tutti d’accordo, giornalisti inclusi.

La proroga automatica del Memorandum d’intesa. A voler mettere in difficoltà chi governa ci sarebbe una piccola questione da risolvere oltremare. Certo non si tratta di una cosa urgente, soprattutto non ci mette e non ci toglie neanche un euro nelle tasche (apparentemente). Sabato scorso è stato prorogato in maniera automatica il Memorandum d’intesa Italia-Libia sui migranti (Memorandum of understanding, Mou) stipulato dal governo italiano (Gentiloni & Co.) con il governo di Tripoli il 2 febbraio 2017.

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fonte: liberainformazione

di: Tonio Dell'Olio

Vittime del lavoro nero o della delinquenza più o meno organizzata. Questo sono le migliaia di migranti-fantasmi che i Decreti “sicurezza” quotidianamente abbandona per strada.

Sono giovani carichi di speranza e con tanta voglia di lavorare per farsi un futuro e mandare qualche spicciolo a casa proprio come i nostri genitori e i nonni che emigrarono in Belgio, in Germania o nelle Americhe.

Non sono stati riconosciuti dalle Commissioni che hanno trattato sbrigativamente le loro posizioni e sono stati diniegati, rigettati, rifiutati. Ora non hanno più un centro di accoglienza disposto ad accoglierli né la possibilità di accedere a un contratto di lavoro perché per quello c’è bisogno di un permesso di soggiorno.

Stanno per strada e sono le vittime future di sfruttatori o delinquenti. Se la polizia li ferma, non li porta in un centro di permanenza perché peserebbero sulle spalle dello Stato e nemmeno potrebbero rimpatriarli perché non vi è accordo con i Paesi di provenienza e il viaggio costerebbe troppo.

E allora restano fantasmi. Per loro non c’è alternativa.

Per questo supplico e scongiuro, elemosino e imploro il governo della discontinuità, del cambiamento o come cavolo vuole definirsi, di porre mano a risanare la situazione di queste persone che sono funzionali esattamente a chi dice che l’immigrazione crea insicurezza.

Dobbiamo far capire che, al contrario, a creare insicurezza sono i decreti che, in nome della sicurezza, li consegnano alla delinquenza.

No al patto col diavolo

Mosaico di Pace

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