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Con la presente desideriamo porre alla Vostra attenzione un’iniziativa che a noi sta molto a cuore. Il 23 maggio si terrà una marcia per le vie del paese intitolata su proposta di noi ragazzi Un Passo, la Memoria, l’Azione. Durante lo scorso anno scolastico abbiamo letto il libro di L. Garlando, Per questo mi chiamo Giovanni, in cui si racconta la storia di un ragazzo che pian piano capisce perché per lui è stato scelto quel nome. La lettura ci ha coinvolto molto e abbiamo deciso di indirizzare anche noi delle lettere a Giovanni Falcone. Abbiamo scoperto che nella città natale di Giovanni Falcone è stato piantato un albero a cui molti affidano i bigliettini su cui hanno scritto un proprio pensiero. Abbiamo deciso di averne uno anche nel nostro paese per far sì che ognuno di noi passando davanti a quell’albero potesse ricordare. La proposta è stata portata nel Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze della Scuola Secondaria dove è stata apprezzata e quindi accettata da tutti. Così Il 21 novembre è stato piantato un albero all’ingresso del nostro Comune. Anche i nostri compagni delle prime quest’anno hanno letto lo stesso libro e sono proprio loro ad averci proposto le frasi che tutti noi ragazzi della Secondaria abbiamo votato perché una, quella più votata, venisse incisa su una targa posta accanto a quell’albero. Durante la marcia del 23 maggio ci fermeremo in più tappe, in ciascuna delle quali verranno letti degli articoli della Costituzione italiana. Una di queste, l’ultima, sarà davanti all’albero in memoria di Giovanni Falcone a cui i nostri compagni di prima consegneranno i loro pensieri. Qualora quanto illustrato avesse colpito la Vostra attenzione, sarebbe per noi motivo di grande orgoglio averVi partecipi della nostra iniziativa.

I leggendari “camalli”, da sempre parte attiva nella vita sociale e politica della città, hanno ripreso lo slogan salviniano per dire: “Chiudiamo i porti alle armi, non alle persone”. Il cargo, con bandiera di Riyad, avrebbe a bordo armamenti che potrebbero essere utilizzati dalla coalizione del Golfo contro i civili in Yemen

fonte: per la pace

da: il Fatto Quotidiano

“Chiudiamo i porti alle armi, non alle persone”. A riprendere in chiave pacifista lo slogan simbolo di Matteo Salvini sono i portuali di Genova, i leggendari “camalli”, da sempre parte attiva nella vita sociale e politica della città.

Il tema è l’arrivo nel porto ligure, lunedì 20 maggio, della Bahri Yanbu, un cargo battente bandiera saudita di proprietà della Bahri, compagnia marittima partecipata dal governo di Riyadh. Una nave che – ormai è certo – porta a bordo armamenti di fabbricazione europea diretti allo scalo saudita di Gedda, dove l’arrivo è previsto a fine mese.

E non è difficile immaginare che la destinazione finale sia lo Yemen, dove l’esercito del principe ereditario Mohammad bin Salman combatte insieme alle forze lealiste contro i ribelli Houthi, in un conflitto che dura da quattro anni e ha causato più di 60mila vittime.
In particolare, mercoledì 8 maggio la Yanbu avrebbe dovuto fermarsi nel porto francese di Le Havre per imbarcare otto cannoni semoventi di tipo “Caesar” prodotti dall’azienda di Stato francese Nexter, come rivelato dal sito d’informazione Disclose e confermato in televisione dalla ministra della Difesa transalpina Florence Parly. Ma, a causa della mobilitazione dei portuali e di una serie di ong (tra cui Amnesty International e Oxfam), era rimasta a navigare in circolo per tre giorni a 25 chilometri dalla costa, fino a quando, nella serata di venerdì 10, l’Autorità portuale non ha annullato la tappa.

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fonte: liberainformazione

di: Rocco Artifoni

A volte per vedere il futuro occorre ripensare al passato. Accade quando si tratta di fare memoria di donne e uomini assai presbiti, che hanno saputo osservare ciò che sta oltre l’orizzonte.

Uno di questi viaggiatori nel tempo è sicuramente Alexander Langer (1946-1995), giornalista, insegnante, intellettuale e politico che ha dedicato la sua vita ai temi dell’ambiente, della pace e della convivenza tra i popoli.

Con il bagaglio dall’esperienza concreta del conflitto interetnico nel territorio d’origine (provincia di Bolzano), nel 1989 e nel 1994 viene eletto al Parlamento Europeo nelle liste dei Verdi.

Alex Langer in ogni contesto cerca di affrontare le problematiche delle minoranze linguistiche e della convivenza interetnica, considerandole anzitutto come situazioni dinamiche, creative e feconde. Infatti nel suo “tentativo di decalogo”, una delle pietre miliari della sua riflessione, scrive che “la convivenza pluri-etnica può essere percepita e vissuta come arricchimento e opportunità in più, piuttosto che come condanna: non servono prediche contro il razzismo, intolleranza e xenofobia, ma esperienze e progetti positivi e una cultura della convivenza”.

Muore suicida il 3 luglio del 1995, dopo essersi speso fino allo sfinimento per tante giuste campagne e buone iniziative.

Poco prima di lasciarci Langer invia agli altri parlamentari europei un documento nel quale indica quali siano le proposte di riforma dei Trattati europei che sarebbero stati discussi nell’anno successivo.

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Il film di Sabrina Guzzanti sarà proiettato il 13 giugno

fonte: antimafiaduemila

Finalmente il film “La Trattativa” arriverà in Tv. Il film scritto e diretto da Sabrina Guzzanti per la prima volta verrà proiettato su Rai2 giovedì 13 giugno alle ore 21.20. L’iniziativa è stata portata avanti dal direttore della rete, Carlo Freccero, che aveva già inoltrato, quando era consigliere di amministrazione, la proposta al precedente Cda Rai senza, però, avere successo. Invece dopo qualche perplessità Viale Mazzini ha dato il suo consenso all’iniziativa.

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fonte: libera

Enza Rando, vicepresidente di Libera racconta il progetto Liberi di Scegliere.

Liberi di scegliere. In famiglie in cui la mafia si eredita, i figli dei boss devono essere messi in grado di poter fare scelte diverse. È l’obiettivo dei due protocolli d’intesa firmati, tra gli altri, dal ministero dell’Interno, da quello della Giustizia, dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, dalla Procura nazionale antimafia, da Libera. «La Cei, con ancora segretario monsignor Nunzio Galantino, ha messo anche risorse economiche e logistiche per dare aiuto alla rete di protezione», spiega l’avvocato Enza Rando, 50 anni, vicepresidente di Libera. Avvocato, tra gli altri, di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa nel 2009 dal suo ex compagno (condannato in via definitiva grazie alla testimonianza della figlia Denise), la Rando è convinta che «l’allontanamento dal territorio è importantissimo per i minori e per le loro madri. Serve loro per comprendere tante cose».

Quante persone state seguendo?

«Attualmente una trentina. Tutte diverse: ci sono minori che hanno commesso reati e magari hanno la messa alla prova, o, a livello civilistico, famiglie maltrattanti dalle quali i figli sono stati allontananti o con una decadenza di potestà genitoriale o momentaneamente. Minori soli o accompagnati dalle mamme. Queste donne non sono né collaboratrici di giustizia, né testimoni, quindi le aiutiamo a rifarsi un’altra vita, a trovare una casa, un lavoro, cosa non facile per chi ha avuto una sentenza di condanna per 416 bis. Allontanarsi per salvare i propri figli è una scelta forte, ma necessaria».

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La nave saudita «Bahri Yanbu», carica di armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra in Yemen, attraccherà a Genova il 18 maggio.

fonte: per la pace

da: rete italiana per il disarmo

La nave saudita «Bahri Yanbu», carica di armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra in Yemen, sta cercando di attraccare nei porti europei per caricare armamenti destinati alle forze armate della monarchia assoluta saudita. Dopo aver caricato munizioni di produzione belga ad Anversa, ha visitato o tentato di visitare porti nel Regno Unito, in Francia e Spagna, e dovrebbe attraccare nel porto italiano di Genova a partire dal 18 maggio prossimo. La nave partita dagli Stati Uniti, passata per il Canada prima di arrivare in Europa, ha come destinazione finale Gedda, Arabia Saudita, con arrivo previsto il 25 maggio. È perciò reale e preoccupante la possibilità che anche a Genova possano essere caricate armi e munizionamento militare; ricordiamo infatti che negli ultimi anni è stato accertato da numerosi osservatori indipendenti l’utilizzo contro la popolazione civile yemenita anche di bombe prodotte dalla RWM Italia (con sede a Ghedi, Brescia, e stabilimento a Domusnovas in Sardegna). 

Esiste quindi il fondato pericolo che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a paesi in conflitto: armi che possono essere usate – com’è già accaduto – per commettere gravi violazioni dei diritti umanie che anche secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese non dovrebbero essere consegnate.

Bombe che alimentano le guerre che a loro volta alimentano le migrazioni che, a parole, tutti vorrebbero prevenire aiutando le popolazioni “a casa loro”: una vera follia.

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fonte: libertà e giustizia

di: CDP LEG

Era difficile pensare che nella nostra Repubblica democratica si volesse intervenire sul Testo Unico di pubblica sicurezza del 1931-tipica espressione del pensiero autoritario del passato regime- per renderne più dure le norme, o che per ragioni di ordine pubblico si volessero modificare competenze ministeriali con decreto, o sottoporre a pesantissime sanzioni chi soccorre in mare: eppure sta avvenendo con lo schema di decreto legge proposto dal ministro Salvini.

Chiediamo ai membri del Consiglio dei Ministri di non approvarlo, al Parlamento  di non convertirlo in legge, al Presidente della Repubblica di sospenderne l’emanazione, ai cittadini di far sentire la loro voce in nome della Costituzione.

A quando un risveglio delle coscienze?

Il Consiglio di Presidenza di LeG

Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Paul Ginsborg (Presidente), Sergio Labate, Elisabetta Rubini, Fabrizio Tonello, Nadia Urbinati

fonte: liberainformazione

di: Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Giovanni Impastato risponde alla lettera di Piera Aiello sulla questione dell’allontanamento dei dirigenti del 5 stelle al corteo del 9 Maggio.

“…Prima mi inviti e poi mi cacci via…

“Siete al governo con i fascisti, qui non potete stare” questa l’accusa…

Pochi mesi fa quando siamo stati insieme a Rosarno per il premio nazionale ‘Valarioti Impastato’, mi hai invitato a ricordare tuo fratello, così come ho sempre fatto da quel lontano giorno che mamma Felicia mi donò un garofano rosso. 

Chi ti ha riferito tutto quello che hai dichiarato ai giornali ti ha strumentalizzato: ti hanno raccontato che mi ero portata le telecamere per fare campagna elettorale; falso, sono giornalisti e registi che stanno facendo un docufilm sulla mia vita e volevano vedere e far toccare con mano al popolo francese che la Sicilia non è quella dei vari film come ‘il Padrino ma la vera Sicilia è quella che si ribella, quella di Peppino di Rita, tua, mia e di tanti siciliani onesti; quale migliore occasione invitarli a Cinisi e Partanna, dove tra l’altro dovevi esserci così come promesso mesi fa in Calabria?.

Hai dato modo di gioire ai mafiosi con il tuo comportamento aggressivo e avallando il delirio di Umberto Santino; vorrei ricordarti che non sono io il tuo nemico, non lo è neanche il M5s di cui mi onoro di far parte, ma apri gli occhi, non sono io a essere strumentalizzata.

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fonte: numeripari.org

Le proposte della Rete dei Numeri Pari per un nuovo umanesimo europeo.

La Rete dei Numeri Pari in vista delle prossime elezioni europee presenta una serie di proposte per un nuovo umanesimo europeo capace di dare continuità ed evoluzione a quel progetto di europa sociale fondato sui diritti sociali e il benessere per contrastare povertà e disuguaglianze, che ci consentirebbe di lanciare e vincere la sfida alle forze neonazionaliste.

Oggi viviamo una crisi che è molto, ma molto più grande rispetto a quella del ’29 e attraversiamo tempi segnati da disuguaglianze, ingiustizie sociali e ambientali profondissime, come mai avevamo conosciuto. Oltre 120 milioni di cittadini europei sono a rischio povertà e già decine di milioni sono in povertà assoluta, mentre la disoccupazione, la precarietà e il lavoro povero sono diventati la regola per troppi. Abbiamo a che fare con una nuova generazione di giovani che è stata definita la più impoverita di sempre in tempi di pace. Una generazione a cui stiamo non solo negando il futuro ma persino la possibilità di avere speranza. Il continente che i nostri padri fondatori e tutti coloro che hanno contribuito a liberare dall’orrore della guerra nazifascista hanno fondato sui diritti sociali e il benessere, oggi è segnato da politiche profondamente sbagliate e ingiuste che stanno facendo crescere povertà e disuguaglianze a livelli così gravi da aver fatto saltare già in molti luoghi la coesione sociale e il processo di partecipazione dei cittadini alle scelte politiche

In questo scenario e nell’assenza di visioni politiche capaci di ridare forza e passione al progetto di un’europa sociale, libera e solidale, fondata sulla cooperazione tra i popoli ed ecologicamente orientata, sono le forze nazionaliste, xenofobe e antieuropee ad avanzare. La ricetta è sempre la stessa: spostare le responsabilità della crisi sui più deboli, sugli impoveriti, sui migranti, sui ricattabili.

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Il sostituto procuratore nazionale antimafia intervenuto nel convegno organizzato alla Camera dall'associazione Themis & Metis

fonte: antimafiaduemila

di Aaron Pettinari

Ad una settimana dalle commemorazioni della strage di Capaci, in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti di scorta, Vito SchifaniRocco Dicillo e Antonio Montinaro, alla Camera, presso l'Aula dei Gruppi parlamentari, si è tenuto un convegno organizzato dall'associazione Themis & Metis, dal titolo: “Lo sguardo dei ragazzi sui valori della democrazia”. Un'occasione importante per fare memoria, riflettere e approfondire su quanto avvenne in quel lontano (ma non troppo) 1992. Un importante contributo di riflessione è stato dato dal sostituto Procuratore nazionale antimafia, Antonino Di Matteo che ha voluto sottolineare come, per evitare facili passerelle o effettuare esercizi retorici, sia necessario ricordare alcune verità: "La prima è che Giovanni Falcone in vita venne continuamente delegittimato, calunniato, anche da chi oggi finge senza pudore di onorarne la memoria. La sua storia di uomo e professionista fu costeggiata da ripetute delusioni e sconfitte, come avvenne quando presentò domanda per accedere all'incarico direttivo a Capo dell'ufficio istruzione di Palermo, o come consigliere del Csm o alla Procura nazionale antimafia. Delusioni che si verificarono anche dopo il primo attentato, quello del 1989 all'Addaura, dove anche ambienti istituzionali mettevano in circolo la voce che l'attentato se lo era organizzato da solo per accrescere la sua fama". "Altro aspetto – ha proseguito il magistrato – è che c'è una verità che va completata. I processi celebrati sono stati importanti ed hanno ottenuto risultati non scontati: molti uomini di mafia hanno partecipato a quella strage ma emerge la possibilità – dagli atti e da quanto detto e scritto – che altri estranei a Cosa Nostra abbiano partecipato a ideare, organizzare e perfino eseguire l'attentato a Capaci. Ragazzi, innamoratevi della verità e della giustizia".

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fonte: antimafiaduemila

di Diego Motta
Ne ha aiutati tanti, "almeno dieci milioni di persone, a casa loro". Gino Strada resta un personaggio profondamente scomodo, apparentemente pacato nei modi ma radicale ed estremo nei temi e nelle scelte di campo. Eppure nei suoi 25 anni di storia con Emergency, festeggiati proprio in questi giorni, tutti gli riconoscono il merito della coerenza e dell’impegno disinteressato, nelle frontiere più calde del pianeta. "Non so se i miei pensieri siano controcorrente, quel che è certo è che i pensieri che oggi vanno per la maggiore ci stanno portando sull’orlo di una cascata, anzi di un precipizio" racconta. Questo medico che procede in direzione ostinata e contraria ha letto l’inchiesta lanciata da 'Avvenire' sulla solidarietà nel mirino e senza indugio prende posizione. "In Italia ci sono milioni di persone che fanno volontariato tutti i giorni: sono un grande patrimonio da preservare ma non hanno voce. Non hanno nemmeno la possibilità di trovare una rappresentanza politica, sia pur imperfetta. Ecco: bisognerebbe che nella società italiana qualcuno cominciasse a far scattare una scintilla, a proporre qualcosa di nuovo, soprattutto in una fase storica come questa".

Si aspettava un tale clima d’odio nei confronti di chi opera a fianco degli ultimi?
Per essere chiari sin da subito: la criminalizzazione delle organizzazioni non governative è cominciata con i governi di centrosinistra. È stato Minniti a spianare la strada a Salvini. Però, di quest’ultimo anno, mi ha sorpreso la capacità tutta italiana di mandare al macero in pochissimo tempo i principi fondanti della nostra società. Non mi aspettavo che si arrivasse a teorizzare il rifiuto dell’altro, a fare propaganda in modo becero soffiando sul fuoco dell’indifferenza totale ai bisogni delle persone.

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fonte: liberainformazione

di: Pierluigi Ermini

Nella notte tra l’8 e il 9 maggio veniva ucciso da Cosa Nostra Peppino Impastato.

Tra i tanti insegnamenti che questo giovane uomo ci ha lasciato, mi preme ricordare in primo luogo il suo attaccamento al territorio dove viveva.

La sua storia, il suo impegno, le sue lotte le ha portate avanti soprattutto nella sua Cinisi; lì ha combattuto contro la costruzione della seconda pista all’aeroporto, ha combattuto contro la speculazione edilizia voluta dalla mafia, ha denunciato le curve inutili lungo l’autostrada fatte per non toccare i terreni dei mafiosi, ha denunciato il taglio delle droghe che avveniva in alcune delle case della sua zona grazie ai voli diretti da Palermo a New York che trasportavano spesso sostanze stupefacenti.

Un uomo dunque che ci invita a conoscere prima di tutto la terra dove si vive, perchè solo attraverso la conoscenza di ciò che accade intorno a noi, si può costruire una società migliore.

Anche il suo impegno politico era legato essenzialmente alla sua città, tanto che si era presentato alle elezioni come candidato al consiglio comunale.

Anche in quei giorni di 41 anni fa, così come oggi in tante città del nostro paese, ci si stava preparando al voto.

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fonte: liberainformazione

Il Gruppo Abele prende posizione, con le parole del presidente onorario Leopoldo Grosso, sulla direttiva del Viminale, per la chiusura dei negozi che vendono cannabis legale.

La cannabis legale venduta negli smart shops contiene lo 0,2 di principio attivo.

Produce un effetto placebo, utile per coloro che vogliono smettere o ridurre il consumo, ed assolutamente innocuo per coloro che pensano di “darsi un tono”, ma che in questo modo non entrano in contatto con i pusher e il mercato illegale.

Chiuderli è un controsenso, che ignora ogni evidenza scientifica e tiene invece in conto i sondaggi elettorali che premiano chi propone soluzioni semplici che individuano facili capri espiatori, spacciando l’illusione di risolvere il problema-droga.

È invece un grande piano per l’occupazione giovanile che avrebbe l’effetto di ridurre di gran lunga il volume dei consumi di sostanze psicoattive: ma costa, e costituirebbe un programma ed un impegno serio, rivolto al benessere dei giovani, che restituirebbe loro prospettive di futuro, offrendo opportunità di coinvolgimento e rafforzando identità che avrebbero meno bisogno di evasioni e compensazioni.

Ma non si ascolta nessuno: da dieci anni l’obbligo per legge di convocare la Conferenza Nazionale sulle tossicodipendenze non viene rispettato dal Governo.

Da dieci anni non viene nominato un comitato e una consulta scientifica.

Nel frattempo i servizi sono stati depotenziati: i Ser.t con sempre meno operatori a disposizione; alcune comunità terapeutiche costrette a chiudere.

I cannabis shop non sono la causa delle dipendenze giovanili, nè la loro chiusura la soluzione.

(Leopoldo Grosso, presidente onorario Gruppo Abele)

fonte: libera

La riflessione di Alberto Vannucci, ufficio presidenza Libera, professore di Scienza politica Università di Pisa.

Un giorno di ordinaria corruzione italiana: quasi un centinaio di indagati nel milanese, tra i quali ben 43 ordinanze cautelari, altri venti politici indagati in Calabria per appalti cosentini. Numeri da grandi retate antimafia, e del resto un retrogusto più o meno deciso di ‘ndrangheta si avverte in entrambe le vicende. Nell’universo rovesciato della corruzione però l’inchiesta viene condotta dalla direzione distrettuale antimafia a Milano, e non a Catanzaro. In Lombardia l’operazione nasce infatti dalla confluenza tra due inchieste: nella prima i magistrati hanno setacciato aderenze e contiguità tra operatori economici locali ed emissari imprenditoriali delle cosche calabresi; nella seconda la loro attenzione si è rivolta a nomine e appalti inquinati in alcune municipalizzate lombarde. A un certo momento gli inquirenti hanno però realizzato che proprio quegli appalti erano terreno d’incontro per impresari tanto prodighi nello sdebitarsi con politici e funzionari quanto aperti di vedute verso la collaborazione imprenditoriale con partner commerciali dal retaggio mafioso. Per parafrasare il giudice Giovanni Falcone, seguendo i soldi sempre più spesso si trovano tanto mafia che corruzione. Due fenomeni criminali che in Italia, in Lombardia come in Calabria, traggono linfa vitale dalle medesime radici che penetrano la sfera politica, il mercato, il mondo delle professioni.

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fonte: antimafiaduemila

di: Diego Motta

Ne ha aiutati tanti, "almeno dieci milioni di persone, a casa loro". Gino Strada resta un personaggio profondamente scomodo, apparentemente pacato nei modi ma radicale ed estremo nei temi e nelle scelte di campo. Eppure nei suoi 25 anni di storia con Emergency, festeggiati proprio in questi giorni, tutti gli riconoscono il merito della coerenza e dell’impegno disinteressato, nelle frontiere più calde del pianeta. "Non so se i miei pensieri siano controcorrente, quel che è certo è che i pensieri che oggi vanno per la maggiore ci stanno portando sull’orlo di una cascata, anzi di un precipizio" racconta. Questo medico che procede in direzione ostinata e contraria ha letto l’inchiesta lanciata da 'Avvenire' sulla solidarietà nel mirino e senza indugio prende posizione. "In Italia ci sono milioni di persone che fanno volontariato tutti i giorni: sono un grande patrimonio da preservare ma non hanno voce. Non hanno nemmeno la possibilità di trovare una rappresentanza politica, sia pur imperfetta. Ecco: bisognerebbe che nella società italiana qualcuno cominciasse a far scattare una scintilla, a proporre qualcosa di nuovo, soprattutto in una fase storica come questa".

Si aspettava un tale clima d’odio nei confronti di chi opera a fianco degli ultimi?
Per essere chiari sin da subito: la criminalizzazione delle organizzazioni non governative è cominciata con i governi di centrosinistra. È stato Minniti a spianare la strada a Salvini. Però, di quest’ultimo anno, mi ha sorpreso la capacità tutta italiana di mandare al macero in pochissimo tempo i principi fondanti della nostra società. Non mi aspettavo che si arrivasse a teorizzare il rifiuto dell’altro, a fare propaganda in modo becero soffiando sul fuoco dell’indifferenza totale ai bisogni delle persone.

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