Crea sito

articolo in risalto

„Otto giovanissimi sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare. Almeno ventuno le rapine, alcune delle quali a mano armata, con pistola e coltelli“

fonte: monzatoday

di: Jessica Signorile, Stiben Mesa Paniagua

Si davano appuntamento in piazza Marconi, a Vimercate, alla fermata degli autobus o nei pressi del centro commerciale Le Torri Bianche. Insieme poi salivano su qualche autobus o un treno diretti a Milano o a Lecco ed entravano in azione.

Pistola in pugno e coltelli, i ragazzini, quasi tutti minorenni, si trasformavano in baby rapinatori, pronti a minacciare di morte le vittime, a volte loro coetanee, o a picchiarle per farsi consegnare soldi, tablet, giubbotti e cellulari. Una violenza gratuita messa a segno per divertimento o per noia di cui poi, a fine giornata, tutti insieme si vantavano, dandosi appuntamento per raccontarsi i colpi.
Otto giovanissimi nei guai

I componenti della "baby-gang del terrore" ora hanno un nome e un volto e i carabinieri della compagnia di Vimercate hanno sgominato la banda dando esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare emesse dai GIP del Tribunale per i Minorenni di Milano e del Tribunale di Monza. Nei guai sono finiti otto giovanissimi, due maggiorenni, un italiano e un marocchino e sei minorenni tra cui due cittadini marocchini, due romeni, un egiziano e un italiano tutti residenti nel Vimercatese.

continua a leggere –>

Un osservatorio di Amnesty sui discorsi d’odio in campagna elettorale. Il barometro ha misurato in che modo (offensivo, grave o molto grave) e contro di chi (i bersagli, le vittime) si sviluppano discorsi d’odio.

fonte: per la pace

Dall’8 febbraio al 2 marzo600 attivisti hanno monitorato i profili social – Facebook e Twitter – di tutti i candidati ai collegi uninominali di Camera e Senato delle coalizioni di Centrosinistra, Centrodestra, del Movimento 5 Stelle e di Liberi e uguali; dei candidati presidenti delle regioni Lazio e Lombardia e dei leader.
Ecco le principali conclusioni del nostro lavoro di osservazione:

  • il discorso di odio è stato veicolato in modo costante durante le tre settimane di monitoraggio della campagna elettorale. In 23 giorni sono state raccolte 787 segnalazioni: più di un messaggio offensivo, razzista e discriminatorio all’ora moltiplicato dalla Rete;
  • le segnalazioni sono state attribuite a 129 candidati unici, di cui 77 sono stati eletti;
  • il 43,5% delle dichiarazioni segnalate sono pervenute dai leader, il 50% da candidati parlamentari e il 6,5% da candidati alla presidenza delle regioni Lazio e Lombardia;
  • complessivamente, inserendo nel calcolo anche i leader, il 51% delle dichiarazioni è da attribuire a candidati della Lega, il 27% a Fratelli d’Italia, il 13% a Forza Italia, il 4% a Casa Pound, il 3% a L’Italia agli Italiani, e il 2% al Movimento 5 Stelle;

continua a leggere –>

fonte: libertà e giustizia

di: Salvatore Settis

Vita dura per chi, negli estenuanti negoziati all’inseguimento di ipotetiche alleanze di governo, cerca col lanternino non solo qualche rada dichiarazione programmatica, ma un’ idea di Italia, una visione del futuro, un orizzonte verso cui camminare, un traguardo. Al cittadino comune non resta che gettare un messaggio in bottiglia, pur temendo che naufraghi in un oceano di chiacchiere. La persistente assenza di un governo è un problema, certo.

Ma molto più allarmanti sono altre assenze, sintomo che alcuni problemi capitali sono stati tacitamente relegati a impolverarsi in soffitta. Per esempio, l’ eguaglianza. Di eguaglianza parla l’ articolo 3 della Costituzione, e lo fa in termini tutt’altro che generici. Non è uno slogan, un’ etichetta, una predica a vuoto destinata a restare lettera morta. È l’ articolo più rivoluzionario e radicale della nostra Costituzione, anzi vi rappresenta il cardine dei diritti sociali e della stessa democrazia. E non perché annunci l’ avvento di un’ eguaglianza già attuata, ma perché la addita come imprescindibile obiettivo dell’ azione di governo. 

L’ articolo 3 dichiara che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ma non si ferma qui, anzi quel che aggiunge è ancor più importante, e non ha precedenti in altre Costituzioni. “La Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’ eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

continua a leggere –>

fonte: liberainformazione

di: don Luigi Ciotti

Tonino Bello: non basta ricordarlo, bisogna trasformare il ricordo in memoria feconda, memoria viva. Grazie dunque a Giancarlo Piccinni perché questo libro che raccoglie testi di Tonino e su Tonino, arricchiti da documenti inediti e preziosi, ce lo restituisce più che mai vivo, a venticinque anni dalla morte. Vivo come sempre sarà una vita totalmente plasmata dal Vangelo, dalla sua sfida etica e teologica. Primo: riconoscere Dio nei poveri, negli esclusi, negli oppressi. Secondo: impegnarsi perla giustizia e la pace di questo mondo. È questo, a ben vedere, lo «scandalo» di don Tonino, quello scandalo che oggi, con papa Francesco, scuote dal vertice l’intera struttura della Chiesa: non possiamo dirci davvero cristiani se, insieme alla fede nel Regno, non c’impegniamo a contrastare le ingiustizie dell’al di qua. Non possiamo dirci davvero cristiani se non ci avventuriamo nell’agitato mare della Storia e, uscendo dai luoghi sacri, consacriamo quelli più deserti, periferici, abbandonati. Non possiamo dirci davvero cristiani se non stiamo dalla parte dei poveri denunciando chi li sfrutta, li umilia, li respinge. «Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo» ha scritto papa Francesco. «La Chiesa è per il mondo, non per se stessa», ha detto Tonino Bello, con folgorante sintesi. Certo non è stato il solo, né il primo. Altri hanno saldato con forza il Cielo e la Terra. E fa bene Piccinni a legare la figura di Tonino Bello a quelle di David Turoldo e di Ernesto Balducci, per molti, a cominciare da chi scrive, punti di riferimento e precursori di un cambiamento non solo delle liturgie ma del senso stesso dell’essere cristiani. Ma Tonino lo ha fatto a suo modo e nel suo tempo, che è stato, finché la malattia se l’è portato via, anche il nostro.

continua a leggere –>

Il pm su Rai Tre: “Se Dell’Utri ha minacciato Berlusconi non ha mai denunciato”

fonte: antimafiaduemila

di Miriam Cuccu
“Accusare la sentenza di una Corte d’Assise di rispondere a criteri politici o partitici è ingiusto e offensivo”. A dirlo è il pm Nino Di Matteo, all’indomani delle condanne per mafiosi, carabinieri e politici pronunciate dal giudice Alfredo Montalto al processo trattativa Stato-mafia, di cui il magistrato rappresenta la pubblica accusa insieme ai colleghi Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia. Di Matteo, nello studio di “In mezz’ora in più” di Lucia Annunziata, su Rai Tre, ha difeso infatti l’“autonomia e indipendenza del collegio giudicante” che “ha dimostrato di fronte a tutti dalla prima udienza di questo processo”. “Le sentenze possono essere criticate o non condivise”, ha aggiunto il magistrato, ma “quando riguardano uomini che esercitano il potere devono essere conosciute. C’è una sentenza definitiva che afferma che Dell’Utri dal ‘74 al ‘92 fu prima garante e poi intermediario di un patto tra l’imprenditore Berlusconi e i capi delle famiglie mafiose palermitane. Ora un’altra sentenza dice che riguarda anche il periodo successivo al primo governo Berlusconi. Io non ho espresso un giudizio ma richiamato un fatto, e questi sono fatti che devono essere conosciuti. Certo è che – ha sottolineato ancora Di Matteo – nè Berlusconi nè altri componenti del suo governo hanno mai denunciato”. “Prima accusavano noi e me – ha ribadito il sostituto procuratore nazionale antimafia – ora devono spostare il tiro sui giudici. È ingeneroso, ingiusto e non fondato”, ciononostante “il momento della soddisfazione professionale deve essere vissuto senza rancore nei confronti di nessuno. Credo che chi fa questo lavoro debba accettare perfino come evento naturale la critica aspra e cattiva, perfino la delegittimazione. Ma quello che ha fatto più male è che rispetto alle accuse di usare strumentalmente il mio lavoro, perfino di essere considerati‘giudici eversivi’” c’è stato “un silenzio assordante e chi speravamo ci potesse difendere è stato zitto”.

continua a leggere –>

fonte: liberainformazione

di: Tonio Dell'Olio

Questa mattina ho visto un video che circola tra i social. È l’interno di una casa siriana o di un rifugio di una città presa di mira dagli attacchi con armi chimiche. Ci sono corpi che giacciono per terra paralizzati dagli effetti devastanti delle sostanze letali. Alcuni corpi sono lungo le scale a dire l’ultimo, estremo, vano tentativo di mettersi in salvo uscendo all’esterno. Tutti hanno la bocca piena di schiuma. Molti sono bambini, altre donne.

Sono immagini strazianti che farebbero crollare anche la più coriacea delle indifferenze, la più insensibile delle corazze che avesse smarrito ogni labile traccia umana. E fanno montare dentro l’animo l’indignazione, la rabbia, la collera verso il nonsenso della guerra, il coinvolgimento degli innocenti, la sorte dei poveri.

Dovrebbero bastare di per sé quelle immagini a deciderci non solo di alzare la voce per chiedere ai potenti di intervenire a interrompere quella carneficina, ma perché da ogni angolo del mondo ci si muova in migliaia e migliaia per andare a invadere le case e le strade di Douma o di Ghouta e di tutte le città siriane sotto tiro.

Lo diciamo oggi, giorno anniversario dell’impiccagione di Dietrich Bonhoeffer nel campo di concentramento di Flossembürg. Quel teologo e pastore, quell’uomo, ci ha insegnato a non rassegnarci alla violenza e scuoteva le fedi di ogni latitudine dicendo: “Solo chi grida per gli ebrei può cantare il gregoriano”.

Mosaico di Pace

fonte: avvisopubblico

Il Tribunale dell’Unione europea (Nona Sezione, sentenza 15 marzo 2018, causa T-1/17) ha respinto definitivamente la domanda di registrazione di un marchio da parte di una società spagnola (la Honorable Hermandad, poi La Mafia Franchises) volto a promuovere una catena di ristoranti: tale marchio, su fondo nero, recava la grande scritta «la mafia» e, più in piccolo «se sienta a la mesa» (cioè “si mette a tavola”) e l’immagine di una rosa rossa.

Secondo la società il marchio rappresentava soltanto una forma di parodia dei film della saga Il Padrino con riferimento, in particolare, ai valori della famiglia e del corporativismo che tali film mettono in scena.

Nel vietare l’utilizzo di tale marchio in tutto il territorio europeo, il Tribunale sottolinea che esso risulta in insanabile contrasto con i valori del rispetto della dignità umana e della libertà di cui al trattato europeo e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ed è perciò contrario all’ordine pubblico e al buon costume.

Il marchio tende infatti ad occultare il ruolo delle organizzazioni criminali nel traffico illecito di droghe ed armi, nel riciclaggio di denaro e nella corruzione e l’opera di contrasto portata avanti dallo Stato italiano e dagli altri Paesi europei può essere considerata una forma di sostegno o a profitto delle associazioni mafiose. La stessa rosa rossa raffigurata nel marchio potrebbe essere percepita da un’ampia parte del pubblico di riferimento come simbolo dell’amore o della concordia, in contrasto con la violenza che caratterizza le azioni della Mafia; e la frase “si siede a tavola” può favorire l’associazione della Mafia alle idee di convivialità e di svago veicolate dalla condivisione di un pasto contribuendo così alla banalizzazione delle attività illecite di tale organizzazione criminale.

La decisione del Tribunale (che fa seguito alla decisione dell’EUIPO – Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale – è frutto dell’iniziativa del Governo italiano volto a modificare il precedente orientamento in materia degli organismi comunitari.

Siria: le “fake news” sulle armi chimiche per creare il casus belli?
fonte: antimafiaduemila*

di Gianandrea Gaiani
Lo scenario che si sta delineando in queste ore nel conflitto siriano ricorda da vicino la “pistola fumante” delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein con cui gli Usa giustificarono agli occhi del mondo l’invasione dell’Iraq nel 2003.
Ci sono infatti molte ragioni per esprimere scetticismo di fronte alla denuncia dell’ennesimo attacco chimico contro i civili siriani attribuito al regime di Damasco nell’area di Douma, ultima roccaforte delle milizie jihadiste filo saudite di Jaysh al-Islam nei sobborghi di Damasco.
Innanzitutto perchè già in passato attacchi simili sono stati attribuiti ai governativi senza che emergessero prove concrete mentre notizie e immagini diffuse oggi dai “media center” di Douma come ieri da quelli di Idlib, Aleppo e altre località in mano ai ribelli sono evidentemente propagandistiche e palesemente costruite.
Lo schema si è già ripetuto più volte fin dalla guerra in Libia del 2011 e poi in Siria: fonti “umanitarie” strettamente legate alle milizie jihadiste e ai loro alleati arabi diffondono notizie non verificabili per l’assenza di osservatori neutrali.
Notizie e immagini di attacchi chimici vengono subito diffuse dalle tv arabe appartenenti alle monarchie del Golfo, cioè agli sponsor dei ribelli, per poi rimbalzare quasi sempre in modo acritico in Occidente.
Basti pensare che in sette anni di guerra la fonte da cui tutti i media occidentali attingono è quell’Osservatorio siriano per i diritti umani che ha sede a Londra, vanta una vasta rete di contatti in tutto il paese di cui nessuno ha mai verificato l’attendibilità, è schierato con i ribelli cosiddetti “moderati” ed è sospettato di godere del supporto dei servizi segreti anglo-americani.

continua a leggere –>

I raid fanno parte dell’ennesima tragica commedia mediorientale che non porterà benefici ai siriani e ai popoli mediorientali. Sono altri che vanno all’incasso.

fonte: per la pace

di: Alberto Negri

Abbiamo il «volto umano» della destabilizzazione. Nella guerra senza fine della Siria siamo di fronte a inutili raid occidentali «concordati» e «clientelari». Concordati perché Mosca era avvertita dell’attacco e degli obiettivi, con esclusione delle basi russe. Clientelari in quanto diretti più che a proteggere i civili, sulla scorta di presunti attacchi chimici del regime di Assad, a soddisfare gli alleati regionali di Usa, Gran Bretagna e Francia: Arabia Saudita, Israele e Turchia. Israeliani e sauditi temono più di Putin – con cui arrivano sempre a un accordo – l’espansione dell’influenza iraniana nella regione. In poche parole se Assad rompesse con Teheran i suoi guai finirebbero: per due volte le monarchie del Golfo, anche di recente, gli hanno offerto soldi per questo.

La Turchia deve mostrare, dopo essere scesa a patti nel recente vertice di Ankara con Mosca e Teheran – due avversari della Nato che insieme agli americani hanno dato via libera al massacro dei curdi di Afrin – che ha un ruolo importante nell’Alleanza Atlantica e può determinare i destini della confinante Siria.
In realtà Erdogan deve giustificare come si sono sgonfiati i suoi sogni di espansione neo-ottomana. Il tutto avviene a mercati chiusi: non bisogna turbare le Borse già in parte depresse dalla guerra commerciale e sui dazi tra Washington e Pechino. Ai mercati di Assad importa poco, sono però assai sensibili alle prove di forza che possono incidere su economia e finanza: guardano al Medio Oriente con un occhio alla Cina che ha in mano i bond Usa e buona parte del debito americano. Che cosa sappiamo dell’attacco in Siria? Non serve ad abbattere il regime di Damasco, lo dicono gli stessi inglesi.

continua a leggere –>

fonte: liberainformazione

di: Sandro Ruotolo, Luca Delgado e Arnaldo Capezzuto*

Quando ci siamo salutati nel cuore di Scampia ci siamo detti: dobbiamo scrivere e fissare queste sensazioni, riportare ciò che abbiamo ascoltato, parlare di questa energia che sprigionano le donne e gli uomini che abbiamo incontrato, i dolenti, i R-esistenti del quartiere più raccontato d’Europa, assurto a simbolo del male assoluto.

Noi tre, gli autori di questi appunti a sei mani, scritti mentre ancora portiamo avanti il nostro lavoro di Comitato di inchiesta sui fenomeni della camorra, corruzione e illegalità, abbiamo imparato tanto e abbiamo avuto l’opportunità di approfondire la conoscenza di questo quartiere ascoltando i racconti di chi ci vive e ci lavora da anni. Un coro di voci libere che senza ubbidire alla bacchetta di un maestro, da punti diversi del quartiere, schiettamente e spontaneamente esprime all’unisono concetti che attraverso queste righe proveremo a far risuonare, talvolta riproponendone le parole, proprio per restituirne fedelmente tutta l’estensione vocale.

Che “Scampia è capovolta”, tanto per cominciare. E che Gomorra è dormiente.

No, non lasciatevi fuorviare dalle polemiche che da troppo tempo prendono forma tra i detrattori e i fan di un genere narrativo che va di moda. Polemiche cicliche, che ricompaiono e vanno via come un’influenza di stagione, che a conti fatti però tengono in ostaggio un intero quartiere, da oltre dieci anni. Quel coro di voci nelle ultime settimane ci ha ripetuto che a Scampia siamo da tempo “oltre Gomorra”.

continua a leggere –>

fonte: antimafiaduemila

di Saverio Lodato
L’uomo che sale al Quirinale, per dire la sua nelle consultazioni in vista del nuovo governo per l’Italia, è un uomo un po’ avanti negli anni, ha sulle spalle una condanna per frode fiscale passata in giudicato, ineleggibile e interdetto dai pubblici uffici, iscritto nel registro degli indagati, per il reato di strage, dalla Procura di una città italiana, finanziatore abituale della mafia, a quel che dicono di lui le sentenze. E’ l’uomo che ha fondato Forza Italia, insieme al cofondatore, che per mafia si trova in carcere, in forza di una sentenza definitiva della Cassazione. E’ questo – e soltanto questo – ciò che racconta la foto dell’uomo che sale al Quirinale.
Par di capire, guardando la foto dell’uomo che sale al Quirinale, che è tutta acqua passata. Che in Italia, nel paese delle meraviglie, non c’è niente che non si possa aggiustare e che, alla fine, non si aggiusti. Quella foto ci dice anche che un conto è lo spessore criminale di un condannato, un conto è il suo peso politico, del quale tutti tengono conto facendo finta di niente. Solo in Italia, nel Paese delle meraviglie.

Foto © Ansa

fonte: antimafiaduemila

Stati uniti e Russia sono sul piede di guerra e al momento a tentare di fare da argine c’è solo l’Opac che chiede un mese

fonte: per la pace

da: Nena news

La preparazione del conflitto siriano prosegue. Stati uniti e Russia sono sul piede di guerra e al momento a tentare di fare da argine c’è solo l’Opac. Dopo l’invito di Damasco, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche,ha detto ieri il suo direttore Ahmet Uzumcu, invierà a breve a Ghouta est dieci esperti per verificare l’uso o meno di armi chimiche da parte governativa nel sobborgo ripreso dall’esercito siriano. Ma, aggiunge, per avere risultati certi dai campioni che saranno prelevati e poi esaminati nei laboratori, ci vorrà almeno un mese.

La Siria potrebbe non avere tanto tempo. L’escalation è realtà, plastica memoria di eventi pressoché identici avvenuti negli ultimi due decenni in Medio Oriente. Martedì al Consiglio di Sicurezza Onu è andato di scena l’atteso scontro a colpi di veto tra Russia e Usa, che si sono affondati a vicenda le risoluzioni: entrambe chiedevano indagini indipendenti, a cambiare le modalità di individuazione degli esperti che Mosca diceva di voler affidare alle organizzazioni internazionali di monitoraggio mentre Washington prevedeva nuovi meccanismi di selezione.

continua a leggere –>

fonte: infonodo

di k.ts.

Il 26 settembre 2017, le inchieste congiunte della Procura di Monza e della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano su corruzione e ‘ndrangheta a Seregno hanno chiuso, con l’arresto del sindaco Edoardo Mazza, dodici anni di esperienza di governo di centrodestra.

Coinvolti nelle indagini anche il vicesindaco Giacinto Mariani, sindaco di Seregno dal 2005 al 2015, l’assessore Gianfranco Ciafrone, vicesindaco dal 2011 al 2015, un consigliere comunale, il segretario comunale e cinque funzionari del comune di Seregno.

Nei mesi successivi l’inchiesta si è allargata alle municipalizzate e sono stati iscritti nel registro degli indagati anche i vertici di Aeb e Gelsia.
Contemporaneamente nel gennaio di quest’anno il Tribunale di Monza ha condannato per tangenti Attilio Gavazzi, assessore e vicesindaco di Seregno dal 2005 al 2011, relativamente ad operazioni urbanistiche negli anni del suo mandato.

Il 10 giugno prossimo, dopo pochi mesi di commissariamento, i cittadini di Seregno saranno chiamati alle urne per dare un nuovo sindaco e una nuova amministrazione alla città.

Di fronte a una situazione emergenziale sotto molti punti di vista, primo fra tutti quello della legalità, donne e uomini di diversa sensibilità politica si sono fatti promotori di un appello rivolto alle forze di opposizione (dal M5S fino al Pd, passando per Altra Seregno, Noi x Seregno di Tiziano Mariani, ecc.), ad unire le forze per un governo di ricostruzione civile e democratica, scongiurando una nuova affermazione di quegli esponenti e di quei partiti che hanno condiviso responsabilità amministrative negli ultimi 12 anni, con i risultati di cui sopra.

continua a leggere –>

Powered by WordPress Web Design by Informatici Senza Frontiere © 2018 Design by Informatici Senza Frontiere