Crea sito

Visualizza gli articoli pubblicati da liberamb

L’Italia si prepara a prendere una bella fetta di commesse militari egiziane, ecco perché l’esecutivo finge di interessarsi della sorte di Zaki e della verità su Regeni ma in realtà non vede l’ora di archiviare queste questioni

fonte: per la pace

da: il Manifesto

Perché non possiamo rinunciare a fare affari con il Faraone? Mai dimenticare come è iniziata la storia: con il golpe militare del 3 luglio 2013 del generale Al Sisi, centinaia di morti, migliaia di incarcerati, il governo dei Fratelli Musulmani fuorilegge, i capi arrestati, torturati e condannati con processi farsa. E poi i miliardi delle monarchie del Golfo al generale-presidente per eliminare la Fratellanza, non solo in Egitto ma anche in Libia con il sostegno del Cairo al generale Haftar. Al centro ci sono i rivolgimenti di alleanze del Medio Oriente.

E gli interessi delle grandi potenze e di quelle regionali nel campo del gas e delle armi. Ecco perché per inchiodare alle loro responsabilità i colpevoli dell’uccisione di Giulio Regeni e ora dell’arresto del giovane studente egiziano Patrick George Zaki – per il quale Amnesty International chiede proprio adesso una mobilitazione civile ancora più forte – non si risolvono con la diplomazia e la legge.

Solo la mobilitazione e l’allarme probabilmente ha fatto sì che Zaki, per il quale ieri all’ultimo momento il giudice ha deciso che «deve restare in carcere» sia ancora fortunatamente vivo. Anzi è proprio la nostra diplomazia a mostrare sotto traccia il maggiore fastidio, anche dentro Palazzo Chigi, perché il messaggio che viene è chiarissimo: «I rapporti tra Italia ed Egitto devono essere disgiunti dal “caso Regeni” e dalla sua famiglia e ora anche da quello di Zaki».

prosegui la lettura…

La piccola Iman è morta di freddo tra le braccia del padre che tentava di raggiungere a piedi un ospedale per curare la bronchite della piccola. Onu: 123 bambini morti nelle stesse condizioni.

fonte: per la pace

da: L'Osservatore Romano

È morta di freddo tra le braccia del padre che tentava di raggiungere a piedi un ospedale per curare la bronchite della piccola: è accaduto nella Siria nord-occidentale, martoriata dal conflitto e dove, secondo l’Onu, circa 800 mila persone sono in fuga in condizioni umanitarie disperate, strette nella morsa del gelo e, in molti casi, senza acqua potabile e un rifugio dove ripararsi.

La bambina, di nome Iman, è deceduta giovedì scorso nel distretto di Afrin al confine con la Turchia. La notizia della sua morte è stata diffusa soltanto ieri. La sua è una storia molto simile a quella di tanti altri piccoli siriani — secondo l’Onu e le ong sarebbero almeno 123 — che, nel corso degli ultimi otto anni di guerra, sono stati uccisi dai gelidi inverni. Tra loro anche Abdelwahhab, un neonato morto assiderato nei giorni scorsi nella vicina regione di Idlib.

Stando a fonti locali, il padre di Iman, Mahmud Laila, è morto poco dopo la figlia. Profugo originario della regione di Damasco, Mahmud era sfollato assieme alla famiglia almeno altre tre volte. L’ultima regione di provenienza era la periferia sud-occidentale di Aleppo, vicina a Idlib.

prosegui la lettura…

fonte: liberainformazione

di: Rocco Artifoni

Domenica 29 marzo con il referendum costituzionale gli elettori saranno chiamati a decidere se tagliare il numero dei parlamentari.

Con la vittoria dei Sì, i deputati verrebbero ridotti da 630 a 400 e i senatori elettivi da 315 a 200.

I sostenitori della proposta di riduzione adducono alcune motivazioni che difettano di logica.

Infatti, si dice che in questo modo si ridurranno i costi della politica. Ma se si volesse davvero ridurre i costi, la strada più semplice e coerente sarebbe stata quella di diminuire gli emolumenti ai parlamentari. Sarebbe bastata una legge ordinaria, senza modificare la Costituzione.

Si dice che così facendo si otterrà un risparmio quantificato in 57 milioni di euro annui. Ma se questo fosse lo scopo, ci si dovrebbe chiedere perché si è deciso di risparmiare soltanto 57 milioni, considerato l’ammontare del debito pubblico italiano.

Si dice che con la riduzione dei posti, si restituiranno un po’ di soldi agli elettori. Ma i rappresentati dei cittadini dovrebbero gestire i soldi pubblici in modo responsabile e non restituire i soldi delle tasse. D’altro canto, se l’obiettivo fosse quello di restituire i soldi, perché limitarsi a questi. Non sarebbe più lineare proporre una riduzione le imposte?

Si dice che l’attuale numero dei parlamentari è eccessivo. Ma perché 400 deputati e 200 senatori dovrebbero andare bene? Perché ad esempio non scegliere 360 deputati e 180 senatori?

prosegui la lettura…

Davanti a Montecitorio il sit-in della campagna "Diritti vivi" condotta da Libera: "Le richieste di molte famiglie sono rimaste inascoltate", dice la vicepresidente Daniela Marcone. Il presidente della Camera Fico riceve Ciotti e una delegazione

fonte: libera

di Andrea Giambartolomei

Suo padre, il sindacalista Nicolò Azoti, è stato ucciso dalla mafia nel 1946. Era il 23 dicembre e lui, 37enne segretario della Camera del Lavoro di Baucina (Palermo), fu colpito alle spalle da cinque colpi di pistola. Riuscì a fare i nomi di chi sparò, ma nessuno venne mai processato e condannato. L’inchiesta venne archiviata.

prosegui la lettura…

Per gli inquirenti Giuseppe Costa è a tutti gli effetti “componente della famiglia mafiosa di Vergine Maria
Don Ciotti: "Rosaria, l’Italia onesta ti è vicina, hai seminato speranza e trasmesso coraggio"

fonte: antimafiaduemila

"Sono devastata per tutto questo. E' come se fosse morto ieri purtroppo”. E’ indignata Rosaria Costa. Mai avrebbe pensato che un suo strettissimo familiare, il fratello Giuseppe, avrebbe potuto un giorno far parte di Cosa nostra, lui che è a tutti gli effetti parente di vittima di mafia (la sorella era sposata con Vito Schifani l’agente di scorta di Falcone). Giuseppe Costa è stato arrestato ieri a Palermo nel corso dell’operazione della Dia “White Shark” insieme ad altri 7 con l'accusa di associazione mafiosa per aver riscosso il pizzo per il clan dell’Arenella, la borgata dove tra l’altro Rosaria trascorreva le proprie giornate da bambina. Il suo arresto è stato un duro colpo per lei. Intervistata da Il Corriere della Sera ha rilasciato parole durissime nei riguardi del fratello, parafrasando persino il suo memorabile discorso pronunciato nella Chiesa di San Domenico il giorno dei funerali del marito. “Adesso inginocchiati tu, Pino, mio Caino, fratello traditore. Inginocchiati davanti a Dio e agli uomini. Chiedi perdono. E pentiti raccontando tutto quello che hai visto e sentito tra i mafiosi. Svela i nomi e gli sporchi affari di chi ti sei ritrovato vicino, stando ad accuse che sono palate di fango sulle nostre vite”. Sarà difficile per Giuseppe Costa farsi scagionare, le prove in mano agli inquirenti sono schiaccianti tanto che viene descritto, si legge nell’ordinanza, come “un componente della famiglia mafiosa di Vergine Maria svolgendo le funzioni di esattore delle richieste estorsive destinandole ai carcerati". Ad ogni modo nonostante il dramma Rosaria Costa non abbassa la testa, come non ha fatto da 27 anni a questa parte: “La mafia non mi fermerà, continuerò il mio impegno”, ha detto. In mattinata anche il figlio Emanuele Schifani, oggi Capitano della Guardia di Finanza, ha commentato l’arresto di Giuseppe Costa. “Con mio zio non c'erano rapporti. Da tempo. Zero rapporti – ha dichiarato all’AdnKronos – Purtroppo, chi rimane lì, o muore o diventa come loro… Per combattere bisogna allontanarsi, riorganizzarsi e tornare più forti''.

prosegui la lettura…

HIT Show 2020: una fiera che si configura come un’abile operazione ideologico-culturale per promuovere la diffusione delle armi.

fonte: per la pace

da: Rete italiana per il Disarmo

La fiera HIT Show di Vicenza si è trasformata anche quest’anno in una passerella per diversi rappresentanti politici del centro-destra per incentivare la diffusione delle armi. La presenza per il terzo anno consecutivo del leader della Lega, Matteo Salvini, al quale gli organizzatori del salone fieristico hanno steso il tappeto di benvenuto per un “bagno di folla” e per l’immancabile discorso infarcito di selfie, e di altri rappresentanti dei partiti del centro-destra evidenzia il vero obiettivo degli organizzatori dell’evento fieristico: fare di HIT Show l’appuntamento annuale per stabilire e rafforzare contatti politici al fine di favorire le politiche di detenzione civile di armi da fuoco.

Tutto questo non solo è inaccettabile per un salone fieristico che si presenta come “la fiera italiana dedicata a caccia, tiro sportivo e passioni outdoor”, ma è altamente irresponsabile.

Come ha messo in luce l’ultimo rapporto della Polizia di Stato dal titolo “Questo non è amore”, nel 2018 la maggior parte dei femminicidi in Italia è stata commessa con “armi da fuoco” (38%): tale percentuale supera ampiamente quella con “armi da taglio” (29%), per soffocamento (20%) e con “oggetto contundente” (13%).

prosegui la lettura…

fonte: libertà e giustizia

di: Marina Calamo Specchia (*)

La Costituzione italiana è mutata nel corso dei suoi settantuno anni, sia attraverso revisioni formali sia mediante adattamenti del tessuto politico-sociale che ne evidenziano la benefica elasticità, ma è pur vero che quando si mette mano alla stessa, è necessario porsi delle domande in relazione allo spirito che animò i nostri Padri e Madri costituenti nella scelta di determinate formule e istituti.

Cosa animò i Costituenti quando posero al centro della Costituzione principi-cardine quali la sovranità popolare, la cui carica rivoluzionaria fu temperata dalla solidarietà sociale che legava insieme tutti gli individui nell’idea di una Repubblica eguale e inclusiva?

Indubbiamente la volontà di stabilire una cesura rispetto al recente passato e di edificare un nuovo sistema fondato sulla centralità della persona umana e dei suoi diritti fondamentali e sulla garanzia degli equilibri costituzionali in funzione anti-autoritaria.

La Costituzione repubblicana optò così per una forma di stato democratico-pluralista e per una forma di governo parlamentare: pluralismo politico e pluralismo istituzionale sono tutt’uno con la centralità che sin da subito si intese assegnare al Parlamento, come punto focale della decisione politica, come luogo istituzionale di condivisione e di compromesso politico che riassumesse le istanze plurali della società civile.

prosegui la lettura…

Al via il progetto per calcolare gli indicatori di "rischio tangenti" nelle amministrazioni e negli enti pubblici italiani. Un calcolo complesso, ma necessario per poter prevenire il malaffare e dare un quadro più preciso

fonte: liberainformazione

di: Andrea Gianbartolomei

Misurare la corruzione in Italia mappando il rischio territorio per territorio, ente per ente. È l’ambizioso progetto lanciato dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) all’inizio di febbraio. Lo scopo è tentare di scoprire, sistematicamente e con metodo, dove si annida (o rischia di annidarsi) la corruzione e quanto sono efficaci le misure di prevenzione attuate dalle amministrazioni pubbliche con i piani anticorruzione. Insomma, l’idea è affrontare il tema in modo “scientifico” perché, dicono in Anac, “benché sia un fenomeno per sua natura sfuggente e in larga parte sommerso, la corruzione non è tuttavia esente da una elevata incidenza statistica in determinati contesti e da fattispecie ricorrenti che, messe a sistema, possono aiutare sia la prevenzione che il contrasto”.

Il team al lavoro

Il progetto è stato finanziato con 5,5 milioni di fondi europei collocati dal Programma operativo nazionale (Pon) "Governance e capacità istituzionale". A gestirlo, un gruppo coordinato da Fabrizio Sbicca, dirigente dell’Anac. Il team è composto da personale precedentemente impegnato nell’Ufficio Uspend che in passato ha indagato sui costi dei pasti negli ospedali o dei dispositivi per diabetici e ha elaborato un prontuario con i prezzi di riferimento per le forniture e i servizi alla pubblica amministrazione. A questo gruppo, inoltre, si aggiungono alcuni professori universitari ed esperti specializzati in analisi e misurazione della corruzione.

prosegui la lettura…

Svastiche, inni razzistici, rievocazioni di performance fasciste e gesti di violenza si osservano in tanti ambiti. Le donne vittime di nuove forme di violenza

fonte: antimafiaduemila

di Biagio Maimone

Un servizio molto accurato del TG5 ha messo in luce che, in Italia, si registra un aumento crescente di fenomeni di xenofobia e di razzismo. Il nostro Paese è divenuto sempre più teatro di degrado civile ed, ancor più, morale. Forme di razzismo e rifiuto dell’altro, in modo oltraggioso, si affermano senza freno alcuno, non certo in nome di un’ideologia politica, che, in ogni caso, non giustificherebbe assolutamente tali orrendi fenomeni, ma come espressione senza scrupoli della propria aggressività, ostentata con fierezza. Fa paura prenderne atto.
C’è da chiedersi che cosa alimenta tale ondata di aggressività e di rozzezza umana. Vi è una responsabilità civile e politica? Riteniamo che nulla succeda per caso, soprattutto nell'ambito della vita sociale.
Difatti, osserviamo che le fonti diseducative, tuttora presenti nello scenario socio-politico, sono di varia natura.
Tra esse si annovera il linguaggio non certo raffinato di alcuni giornalisti e di alcuni esponenti della vita politica, divenuti veicolo di messaggi superficiali, che fanno propria la libertà di parola e di offesa, anziché il dialogo ed il confronto costruttivo. La parola diventa “parolaccia”, in quanto deve offendere, in modo irruento, l’altro che si ritiene ostacolo, in quanto portatore di un pensiero diverso o proveniente da un luogo lontano.

prosegui la lettura…

Accordo del secolo. Il presidente palestinese ha di nuovo stroncato l’iniziativa americana. «Legalizza ciò che è illegale e ignora molte risoluzioni delle Nazioni Unite». Migliaia di palestinesi hanno manifestato in suo sostegno a Ramallah.

fonte: per la pace

da: Il Manifesto

Accompagnato idealmente dai tanti palestinesi scesi in strada ieri a Ramallah contro il Piano Trump – una manifestazione con migliaia di persone non si vedeva da tempo nella città cisgiordana – il presidente Abu Mazen è intervenuto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per respingere il cosiddetto “Accordo del secolo”, il «piano di pace» annunciato dal presidente americano.

Si tratta un «accordo tra Stati Uniti e Israele per mettere fine alla causa palestinese» ha proclamato Abu Mazen «questo accordo legalizza ciò che è illegale e ignora molte risoluzioni delle Nazioni Unite».

Ha ribadito che «lo status di Gerusalemme deve essere negoziato. Gerusalemme rappresenta una terra occupata e nessuno ha il diritto di donarla come fosse un regalo». «Sono venuto a difendere il sogno palestinese» ha affermato perentorio «queste sono le nostre terre, chi vi ha dato il diritto di annetterle (a Israele)? Così facendo si distrugge qualsiasi opportunità di pace».

prosegui la lettura…

Oggi è la Giornata mondiale contro l’uso dei bambini soldato. 300mila in tutto il mondo, in particolare in Somalia. Ne parla la rivista online dell’Iriad, che citando il rapporto Onu ricorda come “arruolare o ricorrere a bambini soldato è oggi più facile che in passato anche a causa dell’ampia diffusione (e della facile reperibilità) delle armi leggere e di piccolo calibro”

fonte: per la pace

da: Redattore Sociale

L’Unicef ha dichiarato il 12 febbraio la giornata internazionale contro l’uso dei bambini sodato, un fenomeno che a lungo si è tentato di combattere, ma che purtroppo è ancora diffuso in diverse parti del mondo. “Se in passato i bambini venivano rapiti per essere impiegati nei conflitti, oggi si assiste a veri e propri reclutamenti volontari, frutto di un indottrinamento e di un generale deterioramento delle condizioni economiche tale per cui la vita sotto le armi è paradossalmente meglio di quella civile”. A scrivere una nuova pagina sul fenomeno è una ricerca pubblicata in Iriad Review, il periodico online dell’Istituto di ricerche internazionali di Archivio Disarmo, con un articolo a firma di Serena Doro.

“A livello giuridico arruolare minori è vietato da diverse convenzioni e trattati internazionali (come la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, lo statuto della Corte Penale Internazionale, i Principi di Parigi del 2007 o la Carta Africana sui Diritti e il Benessere del Bambino), ma livello pratico, purtroppo, sono ancora moltissime le organizzazioni nel mondo che ricorrono a manodopera infantile per svolgere compiti direttamente legati ai conflitti armati si legge -. Non esiste a livello internazionale nessuno strumento che sanzioni chi si macchia di tali crimini senza aver ratificato le sopracitate Carte di Diritti, essendo quest’ultime, espressione del diritto pattizio e pertanto vincolanti solo per i contraenti”.

prosegui la lettura…

fonte: liberainformazione

di: Tonio Dell'Olio

Chiunque segua da tempo le vicende dei popoli indigeni dell’Amazzonia e sente il proprio cuore battere all’unisono con la difesa di quella natura che riempie sguardi, cuori e polmoni, festeggia la giornata di oggi come una data storica.

Oggi viene pubblicata l’esortazione (documento finale) post-sinodale “Querida Amazzonia” a firma di Papa Francesco.

A danzare in cielo saranno anche Alejandro Labaka e Inés Arango, Ezequiel Ramin, Chico Mendes, Josimo Tavares, Vicente Cañas, Cleusa Rody Coelho, Alcides Jiménez, Rodolfo Lunkenbein e Simón Bororo che sono solo alcuni tra i tanti che, per la difesa della vita e della cultura di quei popoli, hanno pagato il prezzo più alto.

In particolare la data di oggi coincide con quella del martirio di Dorothy Stang (12 febbraio 2005), una suora nordamericana che aveva sposato la causa amazzonica fino a versare il proprio sangue per essa. Amava parlare di una “foresta in piedi” ovvero della dignità di quell’immensa area verde che permette alla terra di respirare ancora.

Per questa ragione il documento che vede la luce oggi deve essere dedicato interamente ai martiri dell’Amazzonia, anzi può essere considerato il raccolto prodotto grazie alla terra irrigata dal loro sangue.

Mosaico di Pace

In libreria il nuovo libro di Luigi Ciotti, da più di quarant'anni in prima linea sulla lotta alla droga e al narcotraffico mafioso.

fonte: libera

«Ho incontrato moltissimi ragazzi, a
partire da quegli anni, ho seguito il loro
cammino di faticosa rinascita nelle
nostre strutture di accoglienza e mi
sono convinto che di due cose avevano
soprattutto bisogno: ascolto e
attenzione. […] La chiave era e resta la
relazione»

Luigi Ciotti

Questo è un libro che parla di droghe. E lo fa per scongiurare un grande rischio che questo tema porta con sé: che a occuparsene siano demagoghi incompetenti e spregiudicati, condizionati dalla più potente e diffusa delle droghe: quella del potere. Partendo da un’esperienza di quasi cinquant’anni – don Luigi Ciotti aprì il primo centro di accoglienza per tossicodipendenti in Italia nel 1973 – Droga. Storie che ci riguardano affronta la complessità dell’argomento dell’uso e abuso di sostanze e degli effetti di queste sulle vite di tutti giorni. Racconta le storie umane dietro la dipendenza, denuncia il narcotraffico – il più redditizio business delle mafie – e stimola un impegno costante verso il raggiungimento di normative e metodologie di recupero che siano umane, che non puniscano ma valorizzino la dignità e la ricerca di autonomia. «Sì, le sostanze stupefacenti possono uccidere.

prosegui la lettura…

''Finanziata da Gelli e Ortolani. D'Amato organizzatore''. L’ex primula nera Paolo Bellini ritenuto esecutore. 
I parenti delle vittime: "Si potevano risparmiare 10-15 anni"

fonte: antimafiaduemila

All’apertura dell’anno giudiziario il Procuratore generale Ignazio De Francisci lo aveva annunciato parlando di una “chiusura imminente di una prima parte delle indagini” sui mandanti della strage di Bologna del 2 agosto 1980 che provocò la morte di 85 persone e il ferimento di altrettante 200.
Ieri mattina la Procura generale di Bologna ha chiuso le indagini, notificando quattro avvisi di fine indagine in confronti di uomini dei servizi segreti, della massoneria, e del mondo dell’imprenditoria.
Fra questi emergono nomi ultra-noti della storia d'Italia come il Maestro Venerabile della Loggia P2 Licio Gelli (già condannato come depistatore dell'attentato), il suo braccio destro Umberto Ortolani (già accusato ma poi prosciolto), il potentissimo capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale, Federico Umberto D’Amato, e il piduista senatore del Msi, Mario Tedeschi. Tutti indagati, anche se poi la loro posizione verrà archiviata perché deceduti, per essere stati finanziatori o mandanti della strage che avrebbero agito in concorso con l’ex di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini (proclamatosi più volte innocente), anche lui inserito nel registro degli indagati, ritenuto uno degli esecutori della strage insieme ai Nar già condannati (Gilberto Cavallini, Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini).

prosegui la lettura…

fonte: amnesty International

FIRMA L'APPELLO

Patrick George Zaki, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, si trova dall’8 febbraio in detenzione preventiva nella città di Mansoura ed è previsto che vi resterà per almeno 15 giorni.

Patrick era partito da Bologna, dove frequenta un prestigioso Master presso l’Università di Bologna, per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale, Mansoura, in Egitto. Una volta atterrato all’aeroporto del Cairo, la notte tra il 6 e il 7 febbraio, è scomparso per 24 ore. Nessuno, compresi i suoi genitori, è stato inizialmente informato del suo arresto.

La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista: lo dicono la storia di Patrick e la storia dell’Egitto sotto Al Sisi.

I suoi avvocati hanno denunciato che ha già subito minacce ed è stato picchiato e torturato con scosse elettriche.

In questa situazione di detenzione preventiva, prorogabile per tutta la durata delle indagini, il rischio di tortura è elevato.

Patrick George Zaki collabora con l’associazione egiziana Iniziativa egiziana per i diritti della persona (EIPR), che in una nota stampa ha diffuso la lunga lista di capi d’imputazione che sarebbero stati attribuiti all’attivista, tra i quali: “diffusione di false notizie che disturbano l’ordine sociale”, “incitamento a protestare per minare l’autorità dello Stato”, “incitamento alla destituzione del governo”.

Come in altri casi, il rischio è che i reati imputati a Patrick si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico, di ricerca o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale.

Con una lettera all’ambasciatore egiziano a Roma, abbiamo subito espresso le proprie preoccupazioni per la situazione dello studente egiziano.

Powered by WordPress Web Design by Informatici Senza Frontiere © 2020 Design by Informatici Senza Frontiere