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A trentaquattro anni dalla morte del giornalista, le sue parole sono ancora attuali

fonte: antimafiaduemila

di Davide de Bari – Video intervista all'interno
Era la sera del 5 gennaio 1984, quando alle ore 21, Pippo Fava e il collega Michele Gambino erano appena usciti dalla redazione de “I Siciliani”, dove poco prima si stavano occupando di una delicata inchiesta sul rapporto mafia-banche. Dopo aver salutato il collega, Fava si diresse verso la sua auto, doveva raggiungere il Teatro Verga di Palermo per prendere sua nipote Francesca. Il giornalista arrivò a destinazione, ma non riuscì nemmeno ad aprire lo sportello della sua Renault 5 che fu colpito alla nuca da cinque colpi di pistola calibro 7,65. E' in questo modo che morì la penna coraggiosa di Pippo Fava.

Il giornalismo di Fava
Fava si laureò in Giurisprudenza, ma alla carriera forense, preferì la professione di giornalista. Iniziò a collaborare con diversi quotidiani tra cui “La Domenica del Corriere”, poi nel 1956 divenne caporedattore dell”Espresso di sera”. Il giornalista siciliano scriveva di cinema e calcio, ma i suoi articoli migliori parlavano di mafia. Fava nutriva anche una forte passione per la scrittura che lo portò a pubblicare diversi romanzi, come “Prima che vi uccidano”. Nel 1980 divenne direttore del “Giornale del Sud” e fece del giornale un quotidiano coraggioso, fino a quando fu licenziato. Ma questo, non fu altro che un preambolo della vera opera che Fava mise in piedi. Infatti da lì a poco, fondò la rivista de “I Siciliani”, che nonostante le gravi condizioni economiche in cui versava, riusciva a far sentire la sua voce. A quel tempo l'unico modo per fare informazione seria era quello di possedere un proprio giornale.

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Unicef: In Afghanistan tre milioni e mezzo di bambini non hanno istruzione. 

fonte: per la pace

da: l'Osservatore romano

Circa tre milioni e mezzo di bambini afghani non hanno accesso ad alcun livello di istruzione per molteplici ragioni, la principale delle quali è l’insicurezza.

Lo ha reso noto un rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef).

L’emittente Tv Tolo di Kabul ha precisato che l’Unicef si è impegnato a versare al ministero della pubblica istruzione 46 milioni di dollari come contributo alla soluzione del problema. Firmando il relativo memorandum, il ministro Mohammad Ibrahim Shinwari ha assicurato: «Cercheremo di mettere in moto un sistema globale per verificare le esigenze educative dei bambini e misurare quanti di essi non hanno raggiunto la soglia di istruzione prevista, e perché».

Shinwari ha poi ricordato che attualmente circa 1200 scuole afghane sono chiuse a causa dell’insicurezza, e che il 75 per cento dei bambini che non hanno accesso all’istruzione sono femmine. Il responsabile dell’Unicef in Afghanistan, Adele Khodr, ha sostenuto: «Dobbiamo concentrarci sui modi per portare i bambini senza istruzione nel circuito educativo. Particolare cura vogliamo avere per le bambine, e per la formazione di insegnanti donne, un problema urgente e della massima importanza».

fonte: antimafiaduemila

di Saverio Lodato
Che bravo giudice che era quel Giovanni Falcone! Che serietà, che professionalità quando indagava sulla mafia! Come lui non ne fanno più. Si è perso lo stampino di quei magistrati, increduli come un San Tommaso, pronti a mettere in riga i pentiti appena iniziavano a sbrodolare dichiarazioni e accuse e ingiurie a vanvera contro uomini politici, esponenti delle Istituzioni, colletti bianchi e gente del bel mondo.
Ma certo: Falcone voleva le "prove"! Non se le beveva le chiacchiere da caffè.
E se il pentito non era a prova di prove, lui lo rispediva al mittente, nelle patrie galere, dove meritano di stare – e restare – i mafiosacci, soprattutto quando infangano le persone per bene.
I giornalisti delle scuderie berlusconiane, in questa fine del 2017, hanno avuto parecchio da sgobbare alle tastiere. E hanno scalpitato parecchio.
Il nome, infatti, del loro padrone, il cavalier Silvio Berlusconi, torna sempre – in proposito per alcuni, a sproposito per altri – in queste maledette interminabili infinite inchieste di mafia. Peggio.
Il nome del loro padrone torna persino nelle indagini sulle stragi '93: corpi, palazzi, musei fatti a pezzi. Ragion per cui, la Procura di Firenze è tornata – ed è la terza volta che accade – a iscriverlo per "Strage", è di Berlusconi che stiamo parlando, nel registro degli indagati. Non è un bello spettacolo. Ma così è.

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Intervista al giornalista Sandro Ruotolo, iscritto all’Anpi e “orgogliosamente antifascista”. Il rapporto fra criminalità e politica. Il caso Ostia. Operatori dell’informazione nel mirino. Vivere sotto scorta

fonte: patriaindipendente

di: Natalia Marino

 

Sandro Ruotolo, firma illustre del giornalismo d’inchiesta in tv, sulla carta stampata e sul web, vive da più di due anni e mezzo sotto scorta dopo aver ricevuto minacce dal clan dei casalesi per aver documentato un traffico di rifiuti tossici in Campania. Lo scorso 17 novembre era a Ostia alla manifestazione promossa dalla Federazione nazionale della stampa e da Libera per rispondere all’aggressione della troupe Rai. In piazza c’era anche l’Anpi con la Presidente nazionale Carla Nespolo. E Ruotolo è un iscritto all’Associazione; nel 2010 quando vinse il Premio Nazionale Anpi “Renato Benedetto Fabrizi” commentò «il riconoscimento partigiano è il regalo più bello che ho mai ricevuto».

Cosa ha significato per Sandro Ruotolo la mobilitazione di Ostia?

Alla manifestazione c’erano tantissimi cittadini, moltissimi i giovani. È stato straordinario e importante stare insieme. Quando si minaccia, malmena o uccide un giornalista mentre fa il suo mestiere, si feriscono la Costituzione, la democrazia e l’intera comunità. Non a caso l’articolo sulla libertà di stampa, l’art 21, venne inserito nella prima parte, strutturale, del testo fondamentale del nostro Paese. È la libertà d’informazione a misurare la qualità democratica di un Paese. Il cronista della trasmissione Rai “Nemo”, Daniele Piervincenzi, stava semplicemente facendo il suo lavoro, quando a Ostia è stato colpito dalla testata di un esponente della malavita locale mentre lo stava intervistando. Poneva domande a un personaggio pubblico che si era espresso sui social a favore di CasaPound nelle elezioni per il Municipio, era dunque doveroso indagare ed esplorare quel mondo.

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fonte: liberainformazione

di: Giuseppe Cascini e Rita Sanlorenzo

 

Nell’ultimo decennio sono venuti a maturazione i frutti, in gran parte avvelenati, di due riforme introdotte all’inizio del secolo, la legge elettorale per il Csm e la riforma dell’ordinamento giudiziario.

La riforma della legge per la elezione dei componenti togati del Csm fu approvata nel 2002 su iniziativa del Ministro della giustizia dell’epoca, Roberto Castelli, con il dichiarato intento di ridurre il peso delle correnti all’interno del Csm. Lo scopo della riforma, si legge nella relazione ministeriale al disegno di legge, era quello di valorizzare il rapporto diretto di stima e fiducia tra elettori e candidato, stemperando invece il peso della mediazione esercitata dalle diverse correnti di pensiero dell’associazionismo dei magistrati. Il sistema proposto ha, infatti, il pregio di «premiare» le singole personalità e quindi di impedire ai vari raggruppamenti di dominare la competizione elettorale mediante la semplice ma cogente logica di lista, esaltando le qualità personali, la storia, il curriculum e, in definitiva, le capacità dei singoli candidati … si tratta di un sistema che esalta la persona, l’immagine, la figura, la statura del candidato … appare opportuno privilegiare l’instaurazione di un rapporto di stima e conoscenza personale tra elettore e candidato che superi, pertanto, la mediazione dei gruppi di organizzazione del consenso elettorale.

Nella prima fase di attuazione la legge sembrò produrre, per una sorta di eterogenesi dei fini, un effetto opposto a quello proposto. Le correnti della magistratura associata, infatti, si organizzarono in chiave “difensiva”, presentando “liste bloccate” di candidati in numero corrispondente ai seggi attesi e organizzando una distribuzione del voto su base territoriale tra i candidati designati. In questo modo il numero di candidati per i collegi uninominali finiva per essere pari, o di poco superiore, ai seggi disponibili, con il risultato che l’elettore non aveva praticamente margini di scelta e gli eletti erano in realtà, di fatto, nominati dalle correnti.

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fonte: avvisopubblico

E’ stato pubblicato il bando del Master in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie. Pio La Torre” organizzato dell’Università di Bologna per l’anno accademico 2017/2018.

Il Master, diretto dalla Prof.ssa Stefania Pellegrini, nasce dall’esigenza di colmare la lacuna di professionalità rispetto a un procedimento – quello disegnato dal Codice Antimafia – che si presta a coinvolgere competenze plurisettoriali in chiave cooperativa e complementare, trattando delle problematiche relative alla gestione e al riutilizzo dei beni e delle aziende confiscati alle mafie.

Sul versante dell’amministrazione dei beni confiscati, il Master offre una preparazione specifica basata su un solido approfondimento della normativa e sulla condivisione delle buone pratiche di gestione integrata delle realtà produttive complesse.

Sul tema del riutilizzo il Master consente di acquisire i migliori strumenti di progettazione per l’ottenimento dell’assegnazione dei beni da parte di soggetti pubblici e privati (enti, cooperative, associazioni).

Mediante un corpo docente che annovera i massimi esperti del settore, il Master si propone di formare professionalità altamente qualificate in grado di gestire i meccanismi di amministrazione e riutilizzo di una ricchezza sana che sia fonte di opportunità, di lavoro e di crescita per il tutto il territorio.

Il bando scadrà il 30 gennaio 2018, ed è consultabile qui.

fonte: antimafiaduemila

di Giorgio Bongiovanni
Repetita iuvant” dicevano i latini. Un detto più che mai vero se si riguarda lo splendido docufilm del collega del Tg2 Francesco Vitale, “Il codice Buscetta”, andato in onda per la prima volta nel 2014 ma che è possibile
rivedere su RaiPlay.
Tommaso Buscetta è il collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni furono un vero terremoto all’interno dell’universo di Cosa nostra. Un contributo importante che permise ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di Istruire il maxi processo. Il dossier di approfondimento sul “boss dei due mondi”, visto diciassette anni dopo la sua morte, ripropone importanti interrogativi. Nell’inchiesta viene ricostruita la sua figura carismatica ma anche il ruolo cardine avuto in senso all’organizzazione mafiosa. Vitale ha raccolto testimonianze di giornalisti come Saverio Lodato (nostro editorialista ed autore del libro “La mafia ha vinto” in cui negli Stati Uniti intervista per l’ultima volta lo storico pentito) o anche quelle di altri pentiti come Gaspare Mutolo. Ma non è solo la storia dell’ex boss a suscitare interesse. Elementi importanti vengono svelati dal giornalista e poi senatore Sergio De Gregorio (quello dello scandalo sulla compravendita dei senatori da parte dell’ex premier Silvio Berlusconi) il quale rivela che quando intercettò nel 1995 “don Masino” in una nave di crociera sul Mediterrano, poco tempo prima della storica deposizione al processo Andreotti, non si trattò di un incontro casuale ma fu frutto di una “soffiata” anonima. Storia e foto finirono sui giornali, allo scopo di screditare Buscetta e De Gregorio spiega anche che su quella nave, stranamente, c’erano anche dei mafiosi di Marano (paese del napoletano, che facevano parte della famiglia Simioli, che erano stati accusati proprio da Buscetta nell'ambito delle indagini sul clan Nuvoletta, la storica famiglia combinata da Riina in persona. Secondo De Gregorio questi soggetti avrebbero potuto compiere una strage proprio per uccidere l’ex capomafia.
Ma l’elemento più importante riguarda quel che viene riferito dall’ex avvocato di Buscetta, Luigi Li Gotti: “Parlando della politica parlava di politici uomini d’onore, politici di livello nazionale da lui conosciuti e che avevano fatto anche buone carriere nell’ambito dell’Antimafia”.
Chi sono questi soggetti? Li Gotti dichiara che quei nomi non vennero mai “verbalizzati” in nessun interrogatorio ma che il pentito li riferì a lui e ad “un altro paio di persone”. “Queste cose – aggiunge – le aveva anche scritte ma non in un verbale. Diceva anche che poteva aprire altri fronti”. Quando Vitale chiede a Li Gotti di fare i nomi, però, l’avvocato preferisce trincerarsi dietro al silenzio. Resta l’alone di mistero e la sensazione che Buscetta, per dirlo con le parole di Saverio Lodato, avrebbe davvero potuto essere “l’angelo sterminatore” non solo della mafia militare ma anche della “mafia-Stato” salita sugli scranni del Parlamento.

referendum-300x194fonte: liberainformazione

di: Rocco Artifoni

Vuoi tu “il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”? Sì, certamente. Come si fa a dire No? Nel titolo della legge di revisione costituzionale, riportato sulla scheda referendaria, tra i cinque punti indicati si trova anche questa domanda. Ma sarà vero che il progetto di revisione costituzionale comporterà un risparmio dei costi della politica? Vediamo se i conti tornano.
Anzitutto, la Ministra per le riforme istituzionali Maria Elena Boschi, rispondendo ad una specifica interrogazione alla Camera dei deputati  l’8 giugno 2016 ha dichiarato che il risparmio sarebbe di 490 milioni di euro l’anno. In particolare ha specificato: “Avremo una riduzione sostanziosa del numero dei senatori: è la prima riforma democratica che porta una riduzione del 30 per cento delle indennità; avremo un risparmio di circa 80 milioni l’anno, che derivano dalle indennità e dai rimborsi dei senatori, a cui si aggiungono circa 70 milioni l’anno per il funzionamento delle Commissioni, per esempio, d’inchiesta, per la riduzione dei rimborsi ai gruppi al Senato. Dal superamento delle province, solo in termini di risparmio per il personale politico, si sono quantificati circa 320 milioni di euro all’anno. Inoltre, la soppressione del CNEL porta ad un risparmio annuo di circa 20 milioni”.
Prima incongruenza: proprio la Ministra Boschi il 18 novembre 2014 aveva trasmesso alla Camera dei Deputati un documento redatto il 28 ottobre 2014 dalla Ragioneria Generale dello Stato, che fa parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (cioè del Governo), nel quale sono stati analizzati i possibili risparmi del progetto di revisione costituzionale. Nel documento si calcola che per la riduzione del numero dei componenti del Senato e per l’eliminazione dei compensi previsti per i senatori, si avrà una minore spesa “stimabile in circa 49 milioni di euro annui” (40 milioni per l’indennità e 9 milioni per la diaria).

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fonte: narcomafie

di: Piero Ferrante e Stefania Bizzarri

Interviste, interventi e contributi. Narcomafie per tre giorni seguirà, come media partner, la prima scuola di cittadinanza monitorante e anticorruzione civica, promossa da Gruppo Abele, Libera e Master in Analisi, prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata dell’Università di Pisa.

Di seguito, i video della seconda giornata.


fonte: narcomafie

di: Piero Ferrante

Interviste, interventi e contributi. Narcomafie per tre giorni seguirà, come media partner, la prima scuola di cittadinanza monitorante e anticorruzione civica, promossa da Gruppo Abele, Libera e Master in Analisi, prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata dell’Università di Pisa.

Di seguito, i video della terza e ultima giornata.


12560-1Appello per il diritto della società civile all'esercizio di denuncia nei confronti del sistema di accoglienza italiano e di solidarietà verso chi aiuta i migranti

Articolo di: Lasciateci entrare 

fonte: per la pace

La società civile deve essere scomoda

Siamo donne e uomini che da tempo dedicano parte della propria esistenza a cercare, conoscere, ascoltare, informare e, laddove occorre, denunciare quanto avviene nelle prassi che governano quel grande mutamento sociale che in maniera sbrigativa chiamiamo “immigrazione”. Riteniamo che il ruolo della società civile sia fondamentale per mantenere margini di democrazia e rispetto dei diritti umani nei luoghi dell’accoglienza e soprattutto nei luoghi chiusi del trattenimento di cittadini stranieri.

É per questo che abbiamo ritenuto necessario non far passare sotto silenzio il modo aggressivo con cui, nel corso di un dibattito pubblico, il Capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, prefetto Mario Morcone, ha cercato da un lato di mettere a tacere l’avvocata Alessandra Ballerini – “rea” di aver esplicitato carenze e contraddizioni del sistema di accoglienza italiano e di aver rimarcato le violazioni dei diritti umani insite nelle attuali politiche italiane ed europee in materia di migrazione – e dall’altro di introdurre una distinzione tra società civile "buona" perché "collaborativa" con il governo, e società civile critica, fastidiosa, da isolare e zittire.

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Ieri abbiamo partecipato alla marcia della memoria che Libera Calabria ogni anno effettua in Aspromonte per ricordare le vittime della 'ndrangheta. Noi abbiamo portato la nostra testimonianza. Il bilancio del pellegrinaggio lo farò con più distacco emotivo tra qualche giorno. Per ora posso dire che è stata una esperienza importante da molti punti di vista: in primo luogo credo che si sia in parte raggiunto l'obiettivo di sollecitare e provocare lungo tutto il pellegrinaggio la memoria sulla drammatica realtà di morte, dolore, odio che le mafie innervano in questo nostro paese, sia al nord che al sud; abbiamo inoltre conosciuto ed apprezzato un'Italia meravigliosa di borghi, natura, culture che finora non avevo conosciuto ed apprezzato come merita; ho avuto anche il tempo, gli stimoli e gli aiuti per un viaggio interiore che da molto, troppo tempo divevo di voler fare. Credo che la mia vita non sarà più la stessa. Ho consolidato una grande amicizia e ho capito meglio l'importanza e il bene che ho per la mia famiglia. Non mi sembra poco. Grazie a quanti ci hanno seguiti ed un grazie particolare a Luca ed Alice che con costanza ci hanno aiutato con Facebook.
A prestissimo

Foto: Hanno il sorriso stampato sul viso e sul corpo la stanchezza felice di chi ha portato sulle spalle un bel messaggio di legalità

 

 

 

Care/i tutti/e, la nostra missione è compiuta oggi siamo arrivati a Pagliarelle. Una bella accoglienza da parte di Legambiente con Libera. Spero di riuscire a recuperare filmati e foto perché ad un certo punto erano cosi tanti che scattavano e riprendevano che io ho solo potuto fare qualche foto col mio cellulare. La stessa cosa è successa a Petilia Policastro. Per oggi mi fermo qui e vi posto qualche foto sia del percorso che dell'accoglienza.

Il monumento a Lea a Petilia

 

 

 

 

 

La casa di Lea

 

 

 

 

Foto a Pagliarelle in piazza

 

 

 

 

Carissimi/e Amici/e il grande giorno è arrivato, sembrava così lontano quel 18 maggio scorso quando siamo partiti da S. Fruttuoso-Monza. Domani lunedì 21 Luglio, con il nostro cuore porteremo Lea a casa. Dopo la deposizione, a nome di tutti quanti voi, di un mazzo di fiori al suo monumento la nostra missione sarà conclusa. Ma non il nostro impegno! Torneremo a casa mercoledì 23 in aereo da Lamezia alle 14.40 a Linate. 

VIVA LEA LEA VIVE

Ieri al lago di Lorica non è stato possibile inviare nulla. Ieri è stato un tappone lungo e complesso e siamo entrati nel cuore della Sila grande. Per 40 km pinete, ruscelli e oltre noi due nulla. Lorica, 1300 m di altezza) compare all'improvviso con la visione del lago e finalmente luoghi di ristoro. Abbiamo dormito in un bellissimo agriturismo, ospiti del proprietario (regalo graditissimo). Oggi tappa breve di avvicinamento; siamo a San Giovanni in Fiore e domani ULTIMA TAPPA!!!

 

I gestori del parco divertimenti che ci hanno riconosciuto e hanno voluto fare una foto con noi

 

 

 

Gli amici di Legambiente di S. Giovanni in Fiore

 

 

 

 

 

18 luglio

Sono in arretrato di una tappa vi devo raccontare l'accoglienza di ieri a Luzzi che è stata semplicemente fantastica. Siamo stati accompagnati alla sede della fnp-cisl di Luzzi dal Comandante della locale stazione dei Carabinieri il quale appena abbiamo espresso la nostra prima esigenza di fare una doccia ci ha messo a disposizione quelle della caserma. Nella sede sindacale abbiamo trovato tanta gente con torte pasticcini e bevande. A tutto ciò è seguito il pranzo, una pausa di riposo e poi consegna di targa d'argento con dedica di riconoscimento del valore di quanto stiamo facendo col nostro viaggio. Ebbene si ve lo confesso mi sono commosso. Dopo abbiamo incontrato il sindaco con altri amministratori, un giro per il paese ( tutto ciò regolarmente ripreso fa una tv locale), e alla sera ottima cena. Spero di non avere dimenticato nulla. Ecco in foto i presenti alla cena

Oggi tappa di 28 km da Luzzi a Casole Bruzio dove praticamente sono a casa. Ormai abbiamo lasciato il clima caldo umido della valle del Crati e abbiamo iniziato a salire sulla Sila. Domani terzultima tappa arriveremo a Lorica dove alloggeremo in un agriturismo saremo sui 1300 mt slm. 



Le emozioni di oggi sono di tipo diverso di quelle di ieri. Un giorno tra memoria e domande. A domani

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