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fonte: liberainformazione

di: Mauro Facchini

Come insegnante di educazione fisica che coordinava, senza scopo di lucro, una a.s.d. (associazione sportiva dilettantistica), non è stato piacevole scoprire gradualmente che il più delle volte bisognava agire in una maniera non corretta per poter avere delle sponsorizzazioni.

Il meccanismo per trovare “facilmente”​ degli sponsor era semplice. Una società sportiva emetteva una fattura che la ditta sponsorizzante saldava, per esempio, con contanti o con assegno o con bonifico. Poi riceveva indietro in contanti o in altra maniera fittizia parte della​ somma elargita.

Chi sponsorizzava aveva così il vantaggio di poter disporre fuori dal proprio bilancio di denaro in nero e di avere più passività, mentre chi era sponsorizzato aveva dell’attivo che probabilmente non avrebbe mai ricevuto. La società sportiva, avendo a bilancio delle somme che effettivamente non possedeva completamente, era costretta ad inventarsi delle spese.

Venivano così trovate forme fittizie di scalo denaro o venivano effettuati rimborsi spese inesistenti o falsati nelle cifre realmente versate. Per esempio, chi riceveva i rimborsi, firmava ricevute per 200, mentre incassava solo 100.

Difficilmente una ditta sponsorizzava per avere solamente su una maglietta sportiva una pubblicità che generalmente poteva avere scarsa visibilità e poco ritorno economico​. Ecco così un meccanismo di fatture “gonfiate” che avvantaggiava sia chi dava e sia chi riceveva.

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fonte: transparency international

Il nostro Paese guadagna ben 12 punti dal 2012 ad oggi, ma l’ultimo anno segna una decisa frenata rispetto ai precedenti. L’Italia guadagna un solo voto in più rispetto al 2018, lasciando la sufficienza ancora lontana e molti problemi strutturali irrisolti.

L’Indice di Percezione della Corruzione 2019 (CPI) pubblicato oggi da Transparency International vede l’Italia al 51° posto nel mondo con un punteggio di 53 punti su 100, migliore di un punto rispetto all’anno precedente. L’Italia pur segnando un lieve miglioramento, rallenta la sua scalata alla classifica globale della corruzione.

“Siamo lieti di vedere un ulteriore miglioramento” ha dichiarato Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia “ma sinceramente speravamo in qualcosa di più. Il rallentamento è dovuto a diversi problemi che il nostro Paese si trascina da sempre senza riuscire a risolverli”.

In particolare, come dimostrano i recenti fatti di cronaca, da Foggia alle Madonie, da Reggio Calabria a Reggio Emilia, la criminalità organizzata ancora spadroneggia nel nostro Paese, preferendo spesso l’arma della corruzione che oggi ha assunto forme nuove, sempre più difficili da identificare e contrastare efficacemente.

Altra questione rilevante è la regolamentazione del lobbying e dei conflitti di interesse: da anni sentiamo parlare di leggi che dovrebbero finalmente porre un freno e delle regole a due questioni fondamentali nella lotta alla corruzione, ma ancora il Parlamento tace. Solo tante promesse e audizioni che ancora non si sono trasformate in atti concreti.

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fonte: antimafiaduemila

di Stefano Corradino
Sono trascorsi quattro anni dal rapimento di Giulio Regeni. Numerosi aspetti sono emersi nell’ultimo anno grazie al lavoro dei magistrati italiani, alla pressione dei media, e soprattutto grazie alla tenacia dei genitori di Giulio che hanno respinto bugie, depistaggi, omertà e non si sono mai accontentati delle verità di comodo. Ma c’è ancora molta strada da fare per ottenere verità e giustizia. Ne parliamo con Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni.
Nell’ultima telefonata il presidente del Consiglio Conte avrebbe sollecitato quello della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah Al Sisi all’urgente rilancio della collaborazione giudiziaria. La collaborazione si era di nuovo interrotta o di fatto non è mai del tutto iniziata?
Qualsiasi tipo di collaborazione, se cosi vogliamo chiamare lo stillicidio di informazioni fornite da parte egiziana, intervallato peraltro continuamente da oltraggiosi depistaggi e lunghissime battute d’arresto, si è interrotta di fatto 14 agosto del 2017 quando è stato deciso il reinvio dell’ambasciatore in Egitto.
Neppure dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dei 5 funzionari egiziani a dicembre del 2018 o dopo l’ultima rogatoria dell’aprile 2019 si sono avute risposte concrete dall’Egitto.
Gli esami dei medici legali in Italia sul corpo di Giulio hanno dimostrato che le torture sono avvenute a più riprese. I depistaggi hanno riguardato pertanto anche l’autopsia?

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Nel suo intervento la giovanissima attivista svedese ha promesso che “questo è solo l’inizio” e ha auspicato che “si inizi ad ascoltare la scienza e si inizi a considerare la crisi per quello che è”. Il presidente Usa, invece, promuove il suo approccio: “L’America sta vincendo di nuovo, siamo travolti dagli investimenti”

fonte: per la pace

da: il Fatto Quotidiano

Come annunciato, il Forum Economico Mondiale di Davos, che quest’anno ha voluto dedicare più spazio al tema della salvaguardia ambientale, è diventato terreno di scontro tra due visioni opposte in tema di cambiamenti climatici.

Da una parte c’è la giovane attivista svedese, Greta Thunberg, che durante un panel ha dichiarato che “nessuno se lo sarebbe aspettato, c’è una maggiore consapevolezza e il cambiamento climatico è diventato un tema caldo. Ma da un altro punto di vista non è stato fatto nulla, le emissioni di Co2 non sono state ridotte ed è questo il nostro obiettivo. La nostra casa sta ancora bruciando e la vostra inazione sta alimentando le fiamme ora dopo ora”.

Dall’altra c’è il presidente americano, Donald Trump, che, intervenuto poche ore dopo, ha detto che “questo non è il momento del pessimismo sul clima”, definendo “profeti di sventura” coloro che mettono in guardia sul cambiamento climatico.

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fonte: libertà e giustizia

di: Sandra Bonsanti

“27 gennaio. L’alba. Sul pavimento, l’infame tumulto di membra stecchite, la cosa Somogyi…i russi arrivarono mentre Charles ed io portavamo Somogyi poco lontano. Era molto leggero. Rovesciammo la barella sulla neve grigia. Charles si tolse il berretto. A me dispiacque di non avere berretto». Basterebbero queste poche immortali righe scritte da Primo Levi a conclusione di “Se questo è un uomo” a raccontare quel giorno, il 27 gennaio del 1945, quando l’Armata rossa entrò a Auschwitz. Oramai il campo era quasi vuoto, erano rimasti circa duemila prigionieri: molti altri erano partiti per la “marcia della morte”; un milione e più sterminati nei forni.

Ritrovare Levi aiuta a tornare al senso autentico di quella liberazione. Ci porta al significato profondo del Giorno della Memoria, anche se il tempo è un tempo diverso da quello attuale, tempo di grandi celebrazioni, di parole importanti, di promesse (“mai più”). E anche di ragionamenti sul nostro presente, sul fascismo di oggi, altro secolo, altro millennio, stesso timore: se è accaduto una volta come impedire che accada ancora?

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fonte: liberainformazione

lavialibera, il giornalismo che serve nel mondo che cambia

Martedì 28 gennaio alle ore 11.30 presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa, Roma presentazione del progetto editoriale, della grafica e dei contenuti del primo numero della rivista.

Dall’esperienza trentennale del mensile Narcomafie, fondato nel 1993 dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, nasce il nuovo prodotto editoriale di Libera e Gruppo Abele, lavialibera, una rivista bimestrale e un progetto online.

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fonte: antimafiaduemila

di Giorgio Bongiovanni
Da giorni è esplosa la polemica per la partecipazione al festival di Sanremo, su invito del direttore artistico Amadeus, del cantante Trap, Junior Cally. Una scelta tanto assurda quanto scandalosa e nefasta che dimostra il degrado dell'etica che, purtroppo, da anni imperversa anche nella tv di Stato. Sulla vicenda ha preso posizione anche lo storico giornalista musicale Red Ronnie. In un video pubblicato su YouTube, totalmente condivisibile nelle sue considerazioni, si scaglia contro Junior Cally ed i suoi testi lanciando un grido d'allarme affinché non possa salire sul palco di Sanremo. "Dobbiamo proteggere non più i nostri ragazzi ma i nostri bambini!… Se mandiamo a Sanremo gente così, sdoganandoli, con questi testi, allora i ragazzini penseranno che è così che si fa”. Nella sua invettiva punta il dito anche contro Amadeus ("Non capisce un ca*zo di musica, lui conduce Quiz”). Dove andremo a finire? La musica Trap viene definita come un "fenomeno artistico" ma non c'è arte laddove il linguaggio supera la decenza e la volgarità veicolando messaggi pericolosi, con testi altamente perversi dove si incita chiaramente alla violenza, parlando di stupri, omicidi ed affini.
Uno Stato ed un governo seri, nelle più alte sedi istituzionali, dovrebbero intervenire con una netta censura su certi brani che non hanno alcun valore culturale. Non solo. Anche la magistratura dovrebbe intervenire ed investigare partendo dai contenuti che istigano, di fatto, a commettere reati. Speriamo che la tv Nazionale, anziché andare a caccia di ascolti, rinsavisca e smetta di "vendere la sua anima al Diavolo", permettendo la diffusione di certi messaggi.

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Intervista allo storico del colonialismo italiano. I «caschi blu europei» e altre incredibili schiocchezze… «In Libia abbiamo perso la nostra credibilità. E non siamo al di sopra delle parti»

fonte: per la pace

da: il Manifesto

d Angelo Del Boca, lo storico del colonialismo e del fascismo italiano, ricorriamo anche stavolta per capire quello che sta accadendo davvero nella crisi in corso e nel rapporto tra Italia e Libia.

Si torna a parlare apertamente, come fosse davvero all’ordine del giorno se non di ore, di «missione italiana in Libia». Il ministro della difesa Guerini si dice pronto a «rimodulare la nostra presenza militare in Iraq» e chiama in causa la Nato per sostituire i militari americani – non lo dice ma è così – e il ministro degli Esteri Di Maio annuncia addirittura una «missione Ue in Libia per fermare le interferenze esterne». Che ne pensi?

Trovo incredibile che dopo tanto silenzio complice e dopo tanti tentativi falliti con Serraj e Haftar, adesso non si comprenda quel che è accaduto. Mi chiedo come faccia Di Maio a raccontare che dobbiamo intervenire come Europa per fermare quelle che chiama «interferenze». Quelle interferenze, ahimé di Russia e Turchia – sono arrivate in Libia perché hanno “risolto” la crisi in Siria, grazie non solo al ritiro di Trump ma al disastro provocato dalla guerra della coalizione degli Amici della Siria (Europa, Usa, Arabia saudita e la stessa Turchia) che invece di combattere l’Isis e al-Qaeda hanno provato a fare con Assad quel che era riuscito con Gheddafi.

Quelle interferenze sono il risultato dei nostri fallimenti; quelle interferenze hanno realizzato in Libia un cessate il fuoco che per ora – pur restando la tregua fragile – è un risultato senza il quale nulla sarebbe possibile. E le chiama interferenze contro cui avviare una missione. Sono stupefatto. È colpa nostra se abbiamo un ruolo marginale. Certo la colpa principale non ce l’ha questo governo, ma quelli che l’hanno preceduto sì, eccome.

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fonte: liberainformazione

di: Piero Innocenti

Alcune “rivolte” e proteste avvenute in questo scorcio di anno nei Centri per il rimpatrio (Cpr) di stranieri “irregolari”, l’ultima a Torino alcuni giorni fa con alcuni agenti di polizia rimasti contusi per ristabilire l’ordine, hanno riacceso l’attenzione su tali strutture dove vengono trattenuti gli stranieri in attesa di essere espulsi.

Non si tratterebbe di episodi isolati stando alla concomitanza di tali eventi in alcuni Centri (complessivamente sette, situati in cinque regioni, un ottavo, a Macomer, sarà attivo nei prossimi giorni) e la preoccupazione delle autorità di pubblica sicurezza è aumentata con il crescere di tali fatti (già una decina nel 2020, oltre duecento in tutto il 2019).

E’ possibile, peraltro, che nel contesto di un auspicato e sollecito riesame dei due “decreti sicurezza Salvini” (anche in tema di rilascio di permessi umanitari come ha fatto intendere la ministra dell’interno Lamorgese nella puntata di Otto e Mezzo del 14 gennaio) emanati nel 2018, durante il governo Conte 1, sulla scorta di alcune indicazioni formulate in sede di promulgazione dal Presidente della Repubblica, si possa metter mano anche al testo unico sull’immigrazione (decreto legislativo n.286 del 1998).

Si potrebbe, così, rivedere e cancellare il reato di immigrazione clandestina introdotto nel 2009 con l’art.10 bis (legge 94/2009, il “Pacchetto sicurezza” del governo Berlusconi) dopo che, nel 2002, con la legge n.189 del 30 luglio (la c.d. Bossi-Fini), erano state riconsiderate, rendendole più rigide, alcune procedure di espulsione degli stranieri irregolari su territorio nazionale.

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Da Catanzaro a Palermo tante le iniziative a sostegno del magistrato
di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari

E' un vento nuovo quello che soffia dalla Calabria. Questa mattina, a Catanzaro, in migliaia si sono presentati davanti alla sede della Procura della Repubblica per manifestare il proprio sostegno all'azione del Procuratore capo Nicola Gratteri, gli aggiunti ed i sostituti, nell'impegno di liberare la Regione da 'Ndrangheta e malaffare.
In seguito all'operazione "Rinascita-Scott", che lo scorso dicembre ha portato all'arresto di oltre trecento persone, il magistrato aveva subito una serie di attacchi e delegittimazioni da parte di stampa ed anche segmenti della magistratura (si pensi ad esempio alle affermazioni del Procuratore generale Otello Lupacchini, sentito le scorse settimane dal Csm). Per non parlare dell'assordante silenzio della stampa proprio sulle vicende dell'inchiesta che ha portato al disvelamento di una fitta rete di interessi e commistioni tra 'Ndrangheta, politica e massoneria.
L'iniziativa è nata in maniera spontanea sui social, portando alla nascita di un “comitato spontaneo di prossimità” per costruire uno “scudo etico” a difesa di “questi rappresentanti delle istituzioni nel loro impegno, a rischio della vita, per 'liberare' la Calabria dal male peggiore che la soffoca, la stritola e la sottomette ogni giorno di più”.

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Nel giro di pochi mesi tre sedi dell’associazione guide e scout cattolici italiani sono state vandalizzate in Sicilia, l’ultimo episodio a Ramacca dove il gruppo ha sede in un bene confiscato alla mafia. A livello nazionale è stato lanciato un fondo #piùbellediprima. Il commento dei presidenti nazionali Barbara Battilana e Vincenzo Piccolo

Tre sedi scout dell’Agesci in Sicilia hanno subito altrettanti episodi vandalici nel giro di pochi mesi, l’ultimo a Ramacca il 12 gennaio, dove il locale gruppo occupa un bene confiscato alla mafia. Fatti che per il presidente nazionale Vincenzo Piccolo denotano «la debolezza di chi li compie. È il segno che in queste località e in questi territori stiamo operando bene. Soprattutto quest’ultimo che ha colpito un luogo sottratto al male dove invece ora si sta facendo fiorire il bene». Sulla stessa lunghezza d’onda la co-presidente Barbara Battilana (l’Agesci è guidata da una diarchia uomo-donna, ndr.) che afferma «Noi non ci fermeremo».

A metà dicembre, dopo i primi due episodi vandalici a Marsala e Mineo, l’associazione aveva lanciato un fondo di solidarietà (qui il ink alla pagina sul sito dell'Agesci) per aiutare i gruppi locali che avevano subito i danni. «L’idea era quella di promuovere una raccolta fondi e sensibilizzare a livello nazionale offrendo la possibilità di contribuire alla ricostruzione delle sedi vandalizzate. Abbiamo sentito e toccato in tutta l’associazione la bellezza della solidarietà e la voglia di offrire un contributo», spiega Battilana.
«La risposta è stata veramente grande», aggiunge Piccolo. «È come se fossero entrati in ognuna delle sedi dei nostri 1936 gruppi presenti su tutto il territorio nazionale».

Il fondo è stato chiamato #piùbellediprima e in queste prime settimane la risposta dai singoli scout e dai gruppi è andata al di là delle prime aspettative «la risonanza che abbiamo rilevato» continua Battilana «è un bel segno di come tutta la comunità italiana stigmatizzi questi comportamenti vigliacchi. È anche un modo per far sentire all’Agesci Sicilia e ai capigruppo locali che non sono soli». Tra i primi a rispondere all’appello di solidarietà i gruppi scout dei territori terremotati che negli scorsi anni erano stati aiutati «un vero volano di solidarietà che passa da chi ha avuto bisogno a chi ha bisogno ora», conclude Battilana.

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Bufera sulla Regione dopo la decisione di intercettare gli irregolari con sistemi di videosorveglianza già usati per gli animali

fonte: per la pace

da: Avvenire

Come per i lupi e gli orsi, così per i migranti irregolari? Lungo i sentieri del Carso potrebbero presto comparire le fototrappole. Le stesse che vengono utilizzate per intercettare gli animali. L’annuncio è stato dato ieri dall’assessore regionale alla sicurezza, Pierpaolo Roberti, ed è subito diventato un caso politico.

«La Regione è pronta ad acquistare fototrappole da posizionare sui sentieri in prossimità dei confini per individuare in tempo reale i transiti di immigrati irregolari – ha spiegato –. Questi sistemi di rilevazione ottica trasmetterebbero i dati raccolti all’amministrazione regionale e alle forze dell’ordine, permettendo così interventi mirati e aumentando il numero di riammissioni, in particolare verso la Slovenia». Così operando, la Regione vuole garantire alle forze dell’ordine il massimo supporto possibile per contrastare i flussi migratori irregolari.

Per l’esponente regionale della Lega, il ricorso alle fototrappole potrebbe essere una soluzione di rapida e semplice attuazione che favorirebbe in maniera rilevante il lavoro degli agenti di pattuglia sui confini. L’assessore ha quindi precisato che «si tratta di apparecchiature poco costose che, grazie a specifici software, possono essere tarate per individuare solo la presenza umana. La loro adozione è quindi un’opportunità interessante che va ad aggiungersi alle altre già prospettate, come l’utilizzo di droni o di postazioni fisse con telecamere termiche».

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fonte: liberainformazione

di: Alessandro di Nunzio e Diego Gandolfo *

Quando nel marzo 2015 arrivammo in una silenziosa e pallida Tortorici, con la missione di indagare sui fondi europei per l’agricoltura, nessuno aveva ancora la più pallida idea di cosa fosse la “mafia rurale” o “mafia dei pascoli”.

Nessuno tranne Giuseppe Antoci, che da qualche settimana aveva iniziato a ricevere i primi timidi segnali di guerra, da parte di un mostro oscuro, senza nome, senza forma, ma la cui potenza era nettamente percepibile sul vasto territorio boscato e verdeggiante dei Nebrodi.

Quando il Premio Morrione ci chiese di investigare sui fondi UE per l’agricoltura in Sicilia e la possibilità che finissero nelle mani sbagliate, neanche noi sapevamo che ci saremmo imbattuti nella più moderna, dinamica, sommersa e inafferrabile forma di mafia degli ultimi decenni.

Poi, nel maggio 2016, tutto diventa più chiaro. L’Italia si sveglia con il primo attentato di mafia dopo le stragi del ’92. L’auto blindata di Antoci, autore di quel protocollo che mette i bastoni tra le ruote ai mafiosi nell’accaparramento dei fondi UE, viene bloccata nella notte e colpita da spari feroci, nel cuore del parco. L’avvento provvidenziale del superpoliziotto Manganaro è provvidenziale. Antoci e la sua scorta si salvano per miracolo.

La magistratura inizia a unire i puntini ed ecco che piano piano emerge dalle viscere della terra una piovra mai svelata fino a quel momento. E’ la mafia della PAC.

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Libera e Gruppo Abele, con molte altre associazioni, aderiscono e rilanciano l'appello per sabato 25 gennaio, una giornata di mobilitazione per la Pace.

fonte: libera

Sabato 25 gennaio 2020, giornata di mobilitazione internazionale per la pace

Spegniamo la guerra, accendiamo la Pace!
contro le guerre e le dittature, a fianco dei popoli in lotta per i propri diritti.

“La guerra è un male assoluto e va ‘ripudiata’, come recita la nostra Costituzione all’Art. 11:

essa non deve più essere considerata una scelta possibile da parte della politica e della diplomazia”.

Il blitz del presidente Trump per uccidere il generale iraniano Soleimani, il vicecapo di una milizia irachena ed altri sei militari iraniani, è un crimine di guerra compiuto in violazione della sovranità dell’Iraq. Insieme alla ritorsione iraniana si è abbattuto anche sui giovani iracheni che da tre mesi lottano contro il sistema settario instaurato dall’occupazione Usa e contro le ingerenze iraniane, in un paese teatro di guerre per procura ed embarghi da decenni.
Iraq, Iran, Siria, Libia, Yemen: cambiano i giocatori, si scambiano i ruoli, ma la partita è la stessa. Nella crisi del vecchio ordine internazionale, potenze regionali e globali si contendono con la guerra aree di influenza sulla pelle delle popolazioni locali. La sola alternativa consentita al momento è il mantenimento dei regimi teocratici o militari – comunque illiberali e non rispettosi dei diritti umani – con i quali si fanno affari, chiudendo occhi e orecchie su repressione, torture e corruzione.

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fonte: liberainformazione

di Stefano Baudino
Dopo le storiche sentenze di Catanzaro (1968) e Bari (1969), che avevano sancito un'importante vittoria della mafia su uno Stato pavido ed estremamente debole, lentamente i pezzi grossi di Cosa Nostra palermitana iniziarono a lavorare alla rifondazione della Commissione, sciolta dopo l'ondata di arresti che avevano anticipato i due processi, secondo gli stessi principi e gli stessi schemi con cui era stata concepita nel 1957.
Michele Cavataio fu in questa fase uno tra i membri più attivi dell’organizzazione, ma proprio su di lui ricaddero l’astio e il risentimento degli altri componenti della Cupola, i quali, a freddo, si convinsero del fatto che fossero state proprio le sue violente e subdole mosse a far sfociare nella prima guerra di mafia quella che era inizialmente una situazione di sostanziale equilibrio. Da Palermo arrivò, in maniera perentoria, l’ordine fatale: bisognava uccidere Michele Cavataio, la cui presenza all’interno della Commissione minava l’efficace trasversalità dei rapporti e l’azione programmatica dell’organizzazione.

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