Crea sito

Rapporto Diritti Globali. Il capitalismo non funziona, è necessario cambiare il sistema sulla spinta della mobilitazione globale dei giovani contro il cambiamento climatico.

fonte: per la pace

da: Il Manifesto

Fino a quando non saremo capaci di dire che è più semplice immaginare la fine del capitalismo invece che quella del pianeta continuerà la nostra condizione di passività e subalternità a una politica che naviga a vista, a partiti Zelig «oltre la destra e la sinistra» ma capaci di governare opportunisticamente con entrambi, a governi votati al perenne galleggiamento.

«La casa brucia», dice Greta Thunberg e continuerà a farlo senza adeguate resistenze.

Ma per fortuna, nell’ultimo anno, insieme al movimento femminista globale (in Italia «Non Una di Meno») sono emersi i nuovi movimenti che aspirano a declinare insieme la rivendicazione della giustizia climatica con quella sociale: Friday for Future e Extinction Rebellion di cui si sono occupati anche Il Manifesto e il nostro settimanale ecologista L’Extraterrestre.

È lo scenario politico maturato nell’ultimo anno esposto nella 17esima edizione del rapporto sui «Diritti Globali» (651 pagine, 28 euro, Ediesse) presentato ieri nella sala Santi della sede nazionale della Cgil in Corso Italia a Roma. Il rapporto, curato da Società INformazione Onlus di Sergio Segio, pubblicato da Ediesse e promosso dalla Cgil, vede l’adesione delle maggiori associazioni italiane impegnate sui diritti: Antigone, Action Aid, Arci, Cnca, Fondazione Basso, Gruppo Abele, Legambiente e Rete dei Numeri Pari.

continua a leggere –>

Trump revoca il divieto: le forze armate saranno libere di dispiegare gli ordigni in tutto il mondo «in circostanze eccezionali». Ogni anno 7.000 persone vengono uccise, tre volte tante quelle rese invalide.

fonte: per la pace

da: Avvenire

La decisione farà insorgere mezzo mondo e rende praticamente invano il lavoro della Campagna internazionale contro le mine antiuomo, premio Nobel per la Pace del 1997.

Il presidente americano, Donald Trump, ha revocato le restrizioni statunitensi all’uso delle mine antiuomo, convinto che una nuova generazione di esplosivi ad alta tecnologia migliorerà la sicurezza delle forze armate statunitensi.

Nell’ultima inversione della politica del suo predecessore, Barack Obama, Trump ha dato il via libera alle cosiddette mine antiuomo “non permanenti” che possono essere spente da remoto piuttosto che rimanere a terra per sempre.

“Il dipartimento della Difesa ha stabilito che le restrizioni imposte alle forze americane dalla politica dell’amministrazione Obama potrebbero metterle in grave svantaggio durante un conflitto contro i nostri avversari”, si legge in una dichiarazione della Casa Bianca. “Il presidente non è disposto ad accettare questo rischio per le nostre truppe”, si legge ancora.

Obama nel 2014 aveva vietato l’uso di mine antiuomo con l’eccezione, sotto la pressione dei pianificatori militari, della penisola coreana, dove gli esplosivi costellano l’ultima frontiera della guerra fredda con la Corea del Nord.

Obama aveva anche ordinato la distruzione di scorte antiuomo non progettate per difendere la Corea del Sud e aveva affermato che gli Stati Uniti non collaboreranno con altre nazioni nello sviluppo delle mine antiuomo.

Trump ha affermato che ora le forze armate statunitensi saranno libere di dispiegare mine antiuomo in tutto il mondo “in circostanze eccezionali“.

Ogni anno le mine antiuomo continuano a uccidete almeno 7.000 persone, tre volte tanto quelle che rimangono permanentemente invalide.

fonte: liberainformazione

Una escalation di minacce e intimidazioni che hanno come bersaglio Repubblica e i suoi giornalisti. Da circa un mese, dopo il falso allarme bomba del 15 gennaio scorso, la redazione e tutti coloro che lavorano al quotidiano, il suo fondatore Eugenio Scalfari e il suo direttore Carlo Verdelli sono oggetto di messaggi di odio.

Episodi che sono culminati, con l’arrivo nella sede del giornale di sei lettere sospette negli ultimi giorni inviate a Scalfari dall’estero da parte di mittenti fasulli. Segnali di intimidazione, si legge su repubblica.it, ormai divenuti «troppi, e troppo ravvicinati, per tacerli, derubricandoli a innocue goliardate ancorché di pessimo gusto». A maggior ragione perché prendono di mira un organo di informazione.

«Le minacce e i messaggi intimidatori al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, al direttore Carlo Verdelli e a numerosi giornalisti dello stesso quotidiano, ai quali la Fnsi esprime solidarietà e vicinanza, richiedono una reazione forte da parte di tutti, a cominciare dalle istituzioni e dalle autorità competenti, alle quali spetta il compito di mettere chi fa informazione nelle condizioni di lavorare serenamente e di individuare i responsabili di azioni vili e indegne», rilevano Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana.

«È inaccettabile – proseguono – il clima di odio che si cerca di diffondere sempre di più nei confronti di quei giornalisti e di quelle testate che si sforzano ogni giorno di fare informazione con correttezza e passione e di raccontare il Paese con le sue contraddizioni e le sue debolezze, denunciandone le derive estremiste.

continua a leggere –>

Non è ancora operativa ma l'European public prosecutor's office ha già dei problemi. Ne ha parlato questa mattina la neoeletta procuratrice Laura Codruta Kövesi in una relazione al Parlamento di Bruxelles

fonte: libera

di: Francesca Dalrì

“Quando ho assunto questo incarico a novembre ho subito chiesto: quali risorse abbiamo e di quante risorse abbiamo bisogno per essere operativi a fine 2020?”. Stamattina davanti al Parlamento europeo la procuratrice Laura Codruta Kövesi ha presentato senza troppi convenevoli una relazione sullo stato dell'arte della nuova Procura europea. “Vogliamo una Procura europea giusto per far vedere che ce l’abbiamo o vogliamo che la Procura sia davvero efficace?”, ha chiesto agli eurodeputati delle commissioni Libertà civili, giustizia e affari interni (Libe) e Controllo dei bilanci (Cont). Kövesi non le manda a dire, una schiettezza che le è stata riconosciuta anche da chi la Procura europea non la vorrebbe, tra cui gli europarlamentari di Fratelli d’Italia e Lega.

Cos’è la Procura europea

L’European public prosecutor’s office (Eppo), o Procura europea, è l’istituzione incaricata di perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione e in particolare le frodi sui fondi europei superiori ai 10 mila euro, la corruzione, il riciclaggio e le frodi Iva transfrontaliere oltre i 10 milioni di euro.

Dopo un primo tentativo fallimentare avviato dalla Commissione europea nel 2013, nell’aprile 2017 sedici Paesi membri dell’Ue hanno avviato la procedura di cooperazione forzata per la sua creazione. L'istituzione dell’Eppo si è resa necessaria perché, come ha sottolineato stamattina Kövesi, “le sole frodi Iva nell’Ue si aggirano tra i 30 e i 60 miliardi di euro all’anno”.

continua a leggere –>

Il procuratore facente funzioni a Roma Prestipino e il pubblico ministero Colaiocco sentiti in commissione: “Non è certo che volevano fare ritrovare corpo di Giulio”

fonte: antimafiaduemila

Dopo i famigliari è toccato ai pubblici ministeri Michele Prestipino e Sergio Colaiocco fare il punto della situazione sullo stato dell’arte delle indagini sul caso Regeni davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Erasmo Palazzotto (LeU). "Per noi il punto centrale è quello della rogatoria del 28 aprile 2019 con tre richieste. Siamo in attesa che l'autorità giudiziaria egiziana ci risponda”, ha esordito il procuratore facente funzioni di Roma Prestipino. Rispetto all’audizione precedente tenutasi nel dicembre scorso il pm ha fatto presente che “il fatto successivo da segnalare è stato l'incontro avvenuto al Cairo tra il team investigativo italiano, con i vertici di Sco e Ros, e il nuovo gruppo di indagine egiziano del 14 e 15 gennaio scorso. Nel corso di questo incontro c’è stato uno scambio di informazioni ed è stato fatto il punto della situazione. C'è stata da parte egiziana – ha proseguito – la richiesta di documentazione che noi abbiamo già inviato. Questo scambio di documenti è funzionale a un passo ulteriore e cioè a un incontro tra magistrati, quando possibile", hanno spiegato i due magistrati". "Tra i punti contenuti nella rogatoria – ha specificato il pm Colaiocco prendendo parola –, il primo riguarda una serie di riscontri sul fatto che il maggiore Sharif, uno dei cinque indagati, nell'agosto 2017 fosse a Nairobi dove avrebbe fatto riferimento alle modalità del sequestro di Giulio a una persona durante un pranzo.

continua a leggere –>

articolo in risalto

Carissime/i,

come anticipato in occasione della Assemblea del 4 Febbraio siamo finalmente in grado di darvi notizia delle due prossime iniziative verso la grande Manifestazione del 14 Marzo 2020 in Monza.

Ovviamente vi chiediamo di partecipare, e promuovere, alle iniziative di cui vi alleghiamo (del 22 Febbraio e 2 Marzo) necessarie ad una riflessione di approfondimento.

La Manifestazione del 14 Marzo 2020 abbiamo deciso di colorarla di PACE quindi ognuno prepari la sua partecipazione caratterizzandosi con i colori della Accoglienza e della Solidarietà.

Un abbraccio!

Cogliamo occasione per non dimenticare il contenuto dell'Appello promosso e condiviso tra tutte/i e cioè: http://brianza23marzo.altervista.org/appello/

per il Coordinamento della Rete

Brianza Accogliente Solidale "23 Marzo"

L’appello del Consiglio Ue sul memorandum. Intanto aumentano le partenze dalle coste: una strategia per rinegoziare al rialzo con Roma. Guerini: l’ingresso di Russia e Turchia ha aumentato le tensioni

fonte: per la pace

da: Avvenire

Non ci sono solo le Ong a puntare il dito contro il rinnovo del memomorandum con la Libia. Ieri il Consiglio d’Europa ha chiesto all’Italia di «sospendere con urgenza le attività di cooperazione con la guardia costiera libica almeno fino a quando quest’ultima non possa assicurare il rispetto dei diritti umani».

«Migliaia di esseri umani hanno rischiato la vita per cercare protezione. È vergognoso che chiudiamo un occhio su di loro – scrive Dunja Mijatovic, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa in un post su Facebook –. Questa tragedia è andata avanti da troppo tempo e i paesi europei hanno contribuito ad essa. È urgente che l’Italia, l’Unione europea e tutti i suoi Stati membri prendano provvedimenti per porvi fine».

Anche Human Rights Watch, l’organizzazione non governativa che si batte per i diritti umani, ha acceso i riflettori sui decreti sicurezza, chiedendo all’Italia di abrogarli e di rivedere completamente l’accordo con la Libia. Un accordo che ha fatto da cornice al sostegno della cosiddetta guardia costiera libica e ai respingimenti dei profughi nei centri di detenzione. «La collaborazione, se dovesse continuare – aggiunge Judith Sunderland, direttore Europa e Asia centrale della Ong americana – deve essere condizionata al rispetto dei diritti umani dei migranti ma, nella situazione attuale, è difficile pensare di ottenere questa collaborazione in una situazione di guerra e con una cosiddetta guardia costiera libica che riporta le persone nei centri dove sappiamo tutti che esistono condizioni terrificanti».

continua a leggere –>

Chi parla di pace senza palestinesi deve essere considerato un provocatore che intende aprire un ulteriore capitolo tragico nella storia sanguinosa di questa parte del mondo.

fonte: per la pace

da: il Manifesto

Abbiamo assistito all’inganno del secolo

Buonanotte Palestina. Chi parla di pace senza palestinesi deve essere considerato un provocatore.

Triste, deplorevole scena: il corrotto leader della superpotenza statunitense sciorina menzogne assurde e inflazionate, mentre lo applaude ballando il leader corrotto della mini-superpotenza del Medioriente. Trump annuncia il «grande piano di pace» e cerca di far dimenticare le sue grane politiche.

Netanyahu, la lingua fuori, saltella e quasi lo lecca per gratitudine, mentre poche ore prima nei tribunali israeliani il procuratore generale lo ha accusato di corruzione e di altri delitti passibili di condanna al carcere.

Un «piano di pace israelo-palestinese»… senza i palestinesi. In tutta evidenza è un piano Trump-Netanyahu con evidenti obiettivi di politica interna per entrambi gli uomini politici. Un «piano di pace» che si fonda sul perpetuarsi e sul consolidarsi della perdurante occupazione israeliana, la quale condanna milioni di palestinesi alla miseria e all’oppressione.

continua a leggere –>

fonte: liberainformazione

di: Simone Di Gregorio *

In esclusiva a Reporter Nuovo, la testata della Scuola Superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” – LUISS Guido Carli, diretta da Gianni Riotta, le dichiarazioni di Federica Angeli, cronista di Repubblica, sulla possibilità di una candidatura alle elezioni suppletive di marzo

«Molti miei sostenitori, dentro e fuori dai social, mi hanno fatto capire che apprezzerebbero molto se accettassi. Ma le mie scelte non sono mai state dettate da ciò che pensano gli altri», ha dichiarato la giornalista Federica Angeli, in esclusiva per Reporter Nuovo, all’indomani dell’annuncio della proposta di candidatura alle elezioni suppletive nel I collegio.   

La cronista di Repubblica è stata proposta da Italia Viva, Azione e +Europa come candidata per la XV circoscrizione, alle elezioni in programma per il prossimo 1 marzo: dopo le dimissioni di Paolo Gentiloni, nominato commissario europeo, l’onorevole Maria Elena Boschi ha annunciato, ai microfoni di Radio 24, il nome della giornalista che combatte la criminalità organizzata romana.  

https://twitter.com/FedeAngeli/status/1220382060587732993?s=20

«Più volte, mi è stato chiesto di entrare in politica, anche come sindaco di Livorno, ad esempio, nella giunta capitolina, prima ancora come presidente del X Municipio: ho sempre rifiutato ovviamente».  

continua a leggere –>

Il missionario comboniano: “Potrebbe essere l’Africa il futuro dell’occidente

fonte: antimafiaduemila

L’Africa ha dentro di sé una grandissima vitalità e forza, perché quello che gli interessa è la vita”. Sono queste le parole di padre Alex Zanotelli, in un’intervista alla rivista “Africa”, riguardo il divario tra il cosiddetto terzo mondo e il mondo occidentale. Secondo Zanotelli potrebbe essere proprio l’Africa “il futuro di un occidente che sta morendo”. Per il missionario “il mondo oggi è assurdo e per dire questo non c’è bisogno di venire in Italia”. “Dalla mia baracca di Korogocho, dove c’erano due buchi, vedevo i grattaceli di Nairobi a quattro passi. – ha concluso Zanotelli – C’è un muro che diventa sempre più alto, due città che non vogliono incontrarsi”.

L’accordo Italia-Libia sulla gestione dei migranti verrà rinnovato per altri 3 anni senza alcuna modifica a garanzia dei diritti umani, come richiesto da più parti.

fonte: per la pace

Il memorandum Italia-Libia continuerà ad andare avanti, sulla scia tracciata in passato già da Marco Minniti, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno. Non ci saranno progressi e non ci saranno novità, stando a quanto riportato da Repubblica, che ha curato un approfondimento sul tema, e l’accordo verrà rinnovato automaticamente per altri tre anni, come era nei patti.

Nonostante il tavolo di lavoro voluto dalla ministra Luciana Lamorgese e nonostante il gruppo che sta curando tutti gli aspetti alla Farnesina, la situazione in Libia non ha permesso alle autorità libiche di affrontare un discorso approfondito con i ministeri italiani.

Memorandum Italia-Libia, il rinnovo per altri tre anni

Il memorandum Italia-Libia era stato firmato nell’ormai lontano 2017. Prevede aiuti economici alle formazioni militari che si occupano di pattugliare le coste, rifornimento di mezzi e addestramenti di uomini. Si è discusso in più di un’occasione dell’opportunità, da parte dell’Italia, di finanziare queste formazioni, laddove sono state riscontrate palesi violazioni dei diritti umani.

continua a leggere –>

Presentato a Roma il nuovo progetto editoriale 'Laliberavia'

fonte: antimafiaduemila

di Rossella Guadagnini 


"Occorre una politica che si impegni a risanare la democrazia un po' malata del Paese che amo. Perché la nostra democrazia non sta tanto bene".Don Luigi Ciotti ha perso gli appunti, ma non importa parla a braccio: quello che deve dire lo dice ben chiaro.

continua a leggere –>

In Calabria vince la Santelli

fonte: antimafiaduemila

di: Giorgio Bongiovanni

Governerà il presidente di un partito fondato da un uomo della mafia

Per diciotto anni, dal 1974 al 1992, Marcello Dell'Utri è stato il garante “decisivo” di un accordo tra Berlusconi e Cosa nostra, con un ruolo di “rilievo per entrambe le parti: l’associazione mafiosa, che traeva un costante canale di significativo arricchimento; l’imprenditore Berlusconi, interessato a preservare la sua sfera di sicurezza personale ed economica”. E' uno dei passaggi della sentenza definitiva con cui l'ex senatore di Forza Italia fu condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nelle motivazioni, i giudici della Suprema Corte parlano di un vero e proprio “patto di protezione andato avanti senza interruzioni”. E Dell’Utri era il garante per “la continuità dei pagamenti di Silvio Berlusconi in favore degli esponenti dell’associazione mafiosa, in cambio della complessiva protezione da questa accordata all’imprenditore”.
Pagine che raccontano un pezzo di storia dei fondatori del partito Forza Italia, taciuto da grandi organi di informazione e al contempo dimenticato dalle masse.
Nonostante ciò in una regione come la Calabria, dove oltre la metà degli aventi diritto non è andata a votare, è stato premiato dai cittadini il candidato di quel partito fondato da un mafioso.

continua a leggere –>

Presentato il dossier dal titolo “I sommersi dell’accoglienza”, curato dal sociologo Marco Omizzolo. Da Amnesty un appello al governo. “I decreti hanno peggiorato il sistema di accoglienza. In aumento le vittime dello sfruttamento lavorativo e delle attività criminali”

fonte: per la pace

da: Redattore Sociale

I decreti sicurezza hanno peggiorato il sistema di accoglienza in Italia e stanno generando ghettizzazione e povertà, sia economica sia sociale.

Una situazione da non sottovalutare perché sta provocando l’aumento di vittime dello sfruttamento lavorativo e delle attività criminali, come dimostrano i processi aperti”.

È questa la denuncia di Amnesty International Italia che stamattina a Roma ha presentato un dossier dal titolo “I sommersi dell’accoglienza”, curato dal ricercatore e sociologo Marco Omizzolo. La ricerca è stata condotta tra agosto e dicembre 2019 attraverso la raccolta di 25 storie personali di beneficiari di protezione. 

Tra ottobre e novembre 2018, infatti, il sistema di accoglienza italiano è stato modificato da due provvedimenti del governo: il decreto del ministero dell’Interno del 20 novembre 2018 e il cosiddetto “Decreto sicurezza” del 4 ottobre 2018 n.113. “L’analisi del Decreto legge 113/2018 in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica mette in evidenza il processo di infragilimento del richiedente asilo e del beneficiario di protezione – si legge nel rapporto -.

continua a leggere –>

fonte: libertà e giustizia

di: Sandra Bonsanti

“27 gennaio. L’alba. Sul pavimento, l’infame tumulto di membra stecchite, la cosa Somogyi…i russi arrivarono mentre Charles ed io portavamo Somogyi poco lontano. Era molto leggero. Rovesciammo la barella sulla neve grigia. Charles si tolse il berretto. A me dispiacque di non avere berretto». Basterebbero queste poche immortali righe scritte da Primo Levi a conclusione di “Se questo è un uomo” a raccontare quel giorno, il 27 gennaio del 1945, quando l’Armata rossa entrò a Auschwitz. Oramai il campo era quasi vuoto, erano rimasti circa duemila prigionieri: molti altri erano partiti per la “marcia della morte”; un milione e più sterminati nei forni.

Ritrovare Levi aiuta a tornare al senso autentico di quella liberazione. Ci porta al significato profondo del Giorno della Memoria, anche se il tempo è un tempo diverso da quello attuale, tempo di grandi celebrazioni, di parole importanti, di promesse (“mai più”). E anche di ragionamenti sul nostro presente, sul fascismo di oggi, altro secolo, altro millennio, stesso timore: se è accaduto una volta come impedire che accada ancora?

Domanda a cui i più giovani vorrebbero avere una risposta che desse loro certezze. Mentre gli anziani sperano che la memoria sia utile, conoscere l’orrore serva a preservare. Un’illusione, però. Il primo ad accorgersi del pericolo perenne del fascismo fu proprio Levi, quando pubblicò nel 1976 un’edizione “scolastica” di “Se questo è un uomo”, dedicata alle risposte alle domande che riceveva, dai giovani ma anche nelle lettere degli adulti.

continua a leggere –>

Powered by WordPress Web Design by Informatici Senza Frontiere © 2020 Design by Informatici Senza Frontiere