fonte: antimafiaduemila

di Giorgio Bongiovanni
Da giorni è esplosa la polemica per la partecipazione al festival di Sanremo, su invito del direttore artistico Amadeus, del cantante Trap, Junior Cally. Una scelta tanto assurda quanto scandalosa e nefasta che dimostra il degrado dell'etica che, purtroppo, da anni imperversa anche nella tv di Stato. Sulla vicenda ha preso posizione anche lo storico giornalista musicale Red Ronnie. In un video pubblicato su YouTube, totalmente condivisibile nelle sue considerazioni, si scaglia contro Junior Cally ed i suoi testi lanciando un grido d'allarme affinché non possa salire sul palco di Sanremo. "Dobbiamo proteggere non più i nostri ragazzi ma i nostri bambini!… Se mandiamo a Sanremo gente così, sdoganandoli, con questi testi, allora i ragazzini penseranno che è così che si fa”. Nella sua invettiva punta il dito anche contro Amadeus ("Non capisce un ca*zo di musica, lui conduce Quiz”). Dove andremo a finire? La musica Trap viene definita come un "fenomeno artistico" ma non c'è arte laddove il linguaggio supera la decenza e la volgarità veicolando messaggi pericolosi, con testi altamente perversi dove si incita chiaramente alla violenza, parlando di stupri, omicidi ed affini.
Uno Stato ed un governo seri, nelle più alte sedi istituzionali, dovrebbero intervenire con una netta censura su certi brani che non hanno alcun valore culturale. Non solo. Anche la magistratura dovrebbe intervenire ed investigare partendo dai contenuti che istigano, di fatto, a commettere reati. Speriamo che la tv Nazionale, anziché andare a caccia di ascolti, rinsavisca e smetta di "vendere la sua anima al Diavolo", permettendo la diffusione di certi messaggi.

P.S. Come giornalisti, ma prima ancora da cittadini, a noi di ANTIMAFIADuemila corre l'obbligo di segnalare alle autorità competenti l'esistenza di video e la diffusione di certi messaggi già in rete e in radio. Non è dunque necessario attendere che il cantante Trap in questione sia ospitato o meno in Rai affinché si proceda nei suoi confronti in base agli articoli 414 e 115 del codice di procedura penale.

Nello specifico l'art.414 dice che:

Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell'istigazione:
1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;
2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a duecentosei euro, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.

Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel numero 1.
Alla pena stabilita nel numero 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti. La pena prevista dal presente comma nonché dal primo e dal secondo comma è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.
L'art.115, invece ci dice che l'istigazione a delinquere, se non è accolta e seguita dalla commissione del reato, porta alla non punibilità dell'istigato. Affinché il fatto di istigare a delinquere sia penalmente rilevante, deve sussistere pubblicità nel comportamento di chi istiga. Se sussiste detta pubblicità, il fatto di istigare a delinquere diviene penalmente rilevante, anche se non è seguito dalla commissione del reato.

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