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Medici Senza Frontiere sara’ insieme a Sea-Watch a bordo della Sea-Watch 4, nuova nave umanitaria dedicata alle operazioni salvavita nel Mediterraneo centrale.

fonte: perlapace.it

di: Amelia Rossi

Medici Senza Frontiere (Msf) sara’ insieme a Sea-Watch a bordo della Sea-Watch 4, nuova nave umanitaria dedicata alle operazioni salvavita nel Mediterraneo centrale.

La collaborazione, come informa l’ong in una nota, e’ stata avviata con urgenza “mentre gli stati membri dell’Unione Europea usano il Covid-19 come pretesto per limitare ulteriormente le attivita’ di ricerca e soccorso, perpetuando le spirali di abusi in Libia ed esponendo le persone al rischio di annegare attraverso deliberate politiche di non-assistenza”.

“Mentre la criminalizzazione dei soccorsi continua – si legge ancora- le navi umanitarie stanno raccogliendo un diffuso supporto sociale“.

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Il 3 agosto del 2014 al-Bagdadi iniziava a massacrare la minoranza yazida in Iraq. La premio Nobel Nadia Murad: «Molti governi non vogliono processare chi ha compiuto questi crimini. E le prove sono schiaccianti»

fonte: perlapace.it

da: Avvenire

Nadia Murad, premio Nobel per la Pace nel 2018, nel sesto anniversario del genocidio della minoranza religiosa yazida nel Sinjar (Iraq), che i miliziani di al-Baghdadi hanno schiavizzato e ucciso nel nome del fanatismo, parla di un genocidio ancora in corso: mancano all’appello oltre 2.000 rapiti e nessun governo processa chi ha compiuto quei crimini.

Perché il mondo pensa che Daesh sia sconfitto, e non capisce le conseguenze del suo operato sulle minoranze come quella yazida?
Molte persone hanno visto il genocidio del mio popolo dai propri salotti. Guardavano con orrore e incredulità mentre la mia comunità era soggetta a violenze indicibili. E quando un conflitto o una tragedia scompare dalle notizie in prima pagina, si ritiene che non sia più un problema. Il genocidio è ancora in corso perché 200.000 yazidi sono ancora sfollati, migliaia di donne e bambini sono ancora dispersi o prigionieri e quelli che provano a ritornare a casa non trovano più nulla.

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fonte: liberainformazione

Con soddisfazione, abbiamo appreso che da alcuni giorni il mare di Roma può vantare un nuovo (vecchio) tratto di arenile libero, restituito alla fruizione dei cittadini e delle cittadine in condizioni di sicurezza, dopo anni di degrado e incuria.

La nuova “Spiaggia Libera SPQR”, inaugurata dalla Sindaca Virginia Raggi, in luogo dell’ex stabilimento Arca.

Una scelta, quella di Roma Capitale, che riprende una strada che l’Uisp di Roma e Libera sentono propria già dal 2014: rendere il mare di Roma un bene comune da custodire, cosa diversa da quello che assurge alle cronache pressoché quotidianamente e cioè  un luogo di barriere, di muri ma anche di malaffare delle organizzazioni mafiose.

Un nome, tuttavia, quello scelto dall’Amministrazione capitolina che non ci è nuovo; un nome che ci riporta a oltre cinque anni fa.

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fonte: antimafiaduemla

di Giorgio Bongiovanni
Continua, continua la "campagna" nefasta della politica espressa dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e da un governo che, salvo proclami, annunci e qualche legge sparsa (voto di scambio, spazzacorrotti, blocca-prescrizione) sembra aver dimenticato il vero senso della lotta alla mafia, facendola diventare una chimera.
Adesso, approfittando degli scandali del caso Palamara ed un'inchiesta, quella di Perugia, che ha messo in mostra le scandalose manovre sulle nomine per gli incarichi direttivi delle Procure d'Italia, piegate su accordi con la politica e becere logiche correntizie, si torna a parlare della riforma per il Consiglio superiore della magistratura.
Il Consiglio dei ministri, nella giornata di ieri ha approvato la legge delega di riforma del Csm prevista dal Guardasigilli con quaranta articoli.
Una riforma agitata come una muleta per abbattere il correntismo, ma che, diversamente diventa scure per colpire la magistratura, o almeno alcune parti.
Vogliamo spiegarci. Perché sebbene non si faccia riferimento alle correnti con il nuovo modello si rischia rafforzare la struttura delle reti territoriali che è una base portante del correntismo e del clientelismo.

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L’esperto ieri intervistato da Il Fatto Quotidiano

fonte: antimafiaduemila

In Europa, attualmente, ci sono 150, forse 100, ordigni nucleari stoccati dagli Stati Uniti d'America e il nostro Paese, l’Italia, è quello che ha il più alto numero di bombe presenti considerato che qui sono dislocate le due basi nucleari di Aviano e Ghedi che avrebbero 20 armi nucleare a testa. A stimarlo è una ricerca dello scorso novembre pubblicata da Hans Kristensen, autorevolissimo membro della Federation of American Scientists. Ieri, un un'intervista a Il Fatto Quotidiano in occasione dell'anniversario del lancio della prima bomba atomica su Hiroshima (che uccise sul colpo 70 mila persone) ha confermato che quelle cifre sono attuali e che in tutto il mondo, secondo le stime, "risultano circa 13.400 armi nucleari". Non solo.
Kristensen ha affermato che presto le vecchie bombe stoccate ad Aviano e Ghedi (B61-3 e B61-4) verranno presto rimpiazzate dalle nuove B61-12 "a meno che la Casa Bianca non dia nuove disposizioni". "Il numero rimarrà lo stesso di quelle già oggi presenti e la potenza sarà la stessa delle B61-4 in quanto la nuova bomba B61-12 usa la stessa struttura in termini di testata nucleare. – ha proseguito – Il potenziamento, dal punto di vista militare, non è da ricercare nella testata, ma nel kit di coda che triplicherà la precisione della bomba".

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75 anni dopo Hiroshima, il mondo riaffila le armi nucleari. Negli ultimi due anni, la rivalità tra Usa e Russia ha silurato i principali trattati di controllo. Mentre le trattative per il rinnovo, a febbraio, del patto sugli armamenti strategici sono ferme

fonte: perlapace.it

da: Avvenire

 

A 75 anni dalle catastrofi di Hiroshima e Nagasaki abbiamo una certezza: la memoria si sta affievolendo. È duro da accettareMa la realtà odierna dice che le armi nucleari hanno nuovamente il vento in poppa.

Nei prossimi vent’anni, i nove Paesi detentori di bombe termonucleari spenderanno fra i 1.500 e i 2mila miliardi di dollari per svecchiare gli arsenali. Acquisiranno bombardieri strategici; costruiranno sommergibili lanciamissili di ultima generazione; si doteranno di vettori terrestri di maggiore gittata e lanceranno satelliti spia più precisi. Mai avremmo pensato che si sarebbe arrivati a tanto.

C’erano stati sussulti irenici, fatti di decenni di Arms control, di politiche di disarmo, di trattati bilaterali, di un premio Nobel all’Organizzazione per la messa al bando delle armi nucleari e di un trattato per l’interdizione delle armi atomiche.

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Gaza: i bambini stanno morendo perché non possono essere curati fuori dalla Striscia di Gaza. Due neonati sono deceduti per mancanza di cure, ma sono più di 50 i bambini malati di cancro che rischiano di perdere la vita.

I bambini a Gaza stanno morendo perché viene negata loro la possibilità di accedere all’assistenza sanitaria necessaria fuori dalla Striscia e altri moriranno se non verranno curati presto. Sono già morti due bambini da quando il coordinamento tra le autorità palestinesi e israeliane si è interrotto. Entrambi piccolissimi, uno di otto mesi e l’altro di soli nove giorni, avevano patologie cardiache e avevano bisogno di un intervento chirurgico non disponibile a Gaza, ma non hanno ricevuto in tempo il permesso per le cure.

Attualmente ci sono più di cinquanta bambini malati di cancro in tutta Gaza, quindici dei quali sono in gravi condizioni[1] e potrebbero non sopravvivere senza ricevere delle cure immediatamente. Né la chemioterapia né i trattamenti di radiologia sono disponibili a causa delle restrizioni israeliane ai farmaci che entrano a Gaza[2].

Questo l’allarme di Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, in seguito all’annuncio dei piani di Israele di annettere parti della Cisgiordania che ha ridotto le possibilità, già estremamente limitate, di ottenere l’autorizzazione per lasciare Gaza per chi ha bisogno di cure salvavita, a causa della fine del coordinamento tra funzionari israeliani e palestinesi. Il sistema sanitario di Gaza sull’orlo del collasso dopo tredici anni di blocco e l’ulteriore tensione causata dalla pandemia di COVID-19 stanno mettendo in pericolo la vita dei minori.

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fonte: liberainformazione

di: Piero Innocenti

Il fenomeno delle violenze giovanili, da parte di singoli e di gruppi, spesso indicati dalla stampa come baby gang, è diventato sempre più inquietante in molte città. Si tratta di sconcertanti atti di teppismo e di vandalismo, ma anche di veri e propri reati, spesso molto gravi come rapine in strada, furti nei negozi, danneggiamenti, pestaggi e risse, con l’utilizzo anche di armi improprie.

I mattinali di diverse questure ne stanno annotando davvero molti in questi ultimi tempi, con episodi che stanno preoccupando le autorità di pubblica sicurezza, la stessa giustizia minorile, nonché molti cittadini. Gli ultimi fatti di questi giorni sono bruttissimi segnali che debbono indurre tutti alle conseguenti valutazioni.

Così,a Latina, alcuni “bulli”, tra cui due giovanissimi di 14 e 15 anni, sono stati denunciati dalla Polizia per lesioni, minacce e rapina dopo aver malmenato e strappato il portafoglio ad un coetaneo rimasto ferito ad un occhio per un pugno ricevuto.

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fonte: liberainformazione

di: Valerio Cataldi

Mario parlava sottovoce, si muoveva sapendo esattamente dove mettere i piedi. Viveva in un contesto di guerra, una di quelle guerre che fanno migliaia di morti ma che sembra non esistano per buona parte del mondo. Forse per questo sembrava avere un grande rispetto per il pericolo e per la possibilità che tutto potesse precipitare all’improvviso, nell’arco di un istante.

La prima volta che l’ho incontrato ero con Fabrizio Silani. Venivamo dall’Ecuador, avevamo seguito le orme di una troupe del giornale El Comercio che era stata sequestrata e poi uccisa sul confine con la Colombia. eravamo entrati per primi, nel villaggio di Mataje, ma la storia ci portava in Colombia per capire dove fosse  il gruppo armato che aveva ucciso i colleghi di El Comercio, il “Frente Oliver Sinisterra” un gruppo dissidente delle FARC che aveva rifiutato di consegnare le armi e di firmare i trattati di pace con il governo colombiano.

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Un report che riflette una complessità in continua evoluzione, gli sforzi e le differenze che caratterizzano i paesi dell'America Latina, una regione enorme in cui convivono bellezze e tragedie.

fonte: libera

“Davvero il virus del tempo globale ha polverizzato, di colpo, confini, muri e distanze. Tutto il mondo è alla sua mercé. Non, ovunque, però, il Covid ha uguale potere di vita e di morte. Perché se la malattia è frutto di un tiro mancino della natura – e gli scienziati su questo punto non hanno dubbi, con buona pace dei complottisti -, la cura chiama in causa il “fattore umano”. E quello politico, inteso come amministrazione della polis. Adeguate misure di prevenzione e sistemi sanitari efficienti e accessibili a tutti contribuiscono a ridurre l’impatto letale della pandemia. Ad alleviare, almeno in parte, le sofferenze dei cittadini.

In questo senso, il coronavirus è un potente “rivelatore”: punta i riflettori sulle contraddizioni, in genere oscurate, del villaggio globale. In America Latina, il Continente più diseguale del pianeta, l'assistenza medica è fortemente segregata in base al reddito. Una sorta di Stati Uniti all'ennesima potenza. Un dato fa riflettere”.

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fonte: antimafiaduemila

di Davide de Bari
Era una giornata molto calda, a Palermo, quella del 6 agosto 1980. Il Procuratore Gaetano Costa camminava lungo via Cavour, a pochi metri da casa sua. Girava senza scorta, perché non voleva che per causa sua morissero altre vite. Incuriosito da una bancarella di libri si avvicinò per sfogliare alcune pagine. Poi furono esplosi tre colpi d’arma da fuoco. Costa, colpito alle spalle da due killer che viaggiavano in moto, cadde a terra, inerme.
Quel delitto, nonostante la Corte d'Assise di Catania ne abbia accertato il contesto individuandolo nella zona grigia tra affari, politica e crimine organizzato, a tutt'oggi non ha colpevoli. Né mandanti né esecutori.

Da partigiano a magistrato impegnato nella lotta contro la mafia
Prima di essere un magistrato (si laureò nella Facoltà di Giurisprudenza di Palermo e vinse il concorso in Magistratura) Gaetano Costa fu un partigiano impegnato nella lotta di Resistenza in Val di Susa durante la seconda guerra mondiale. Dopo la fine del conflitto iniziò a lavorare presso il tribunale di Roma e in seguito chiese il trasferimento alla Procura della Repubblica di Caltanissetta. Fu qui che svolse maggiormente la sua attività di magistrato prima da sostituto procuratore e poi da procuratore capo, dimostrando un’alta preparazione professionale, indipendenza ed equilibrio.

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Cosa sono i beni confiscati alla criminalità organizzata, quali norme ne disciplinano la confisca e il riutilizzo sociale, come avviene il sequestro: dalla legge Rognoni-La Torre a oggi

I beni confiscati sono palestre di vita, ha detto Papa Francesco ai componenti della Commissione antimafia nel 2017. In Italia la prima norma che ha previsto la confisca dei beni come strumento fondamentale contro il potere mafioso è stata la Rognoni-La Torre, del 1982. Un ulteriore passo in avanti è stato compiuto nel 1996, quando — grazie all'impegno di Libera iniziato nel 1995 — venne approvata una legge (legge 109/96) che ha introdotto il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Possiamo considerarli beni comuni: spazi non solo fisici attraverso cui la comunità sperimenta i valori dell'inclusione e della giustizia sociale, creando nuove opportunità lavorative e di sviluppo economico. 

Cosa sono i beni confiscati? 

I beni confiscati sono uno degli strumenti più efficaci per colpire le mafie, attaccandole nei loro patrimoni e nelle relazioni di forza con le quali ingabbiano i contesti territoriali. Riprendendo la definizione contenuta nel nostro Codice di procedura penale, all'articolo 416 bis, sono tutte "le cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e (delle cose) che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego".

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Non c’è solo il mare e non ci sono solo i coccodrilli, esistono altri inferni attraverso i quali bisogna passare se si vuole giocare la scommessa della vita, il viaggio verso l’Europa. Uno di questi gironi, meno gettonato dall’informazione, sempre troppo distratta quando si parla di migrazioni, ma ciononostante densamente frequentato, si chiama Rotta Balcanica.

fonte: perlapace.it

da: Articolo 21

Non c’è solo il mare e non ci sono solo i coccodrilli, esistono altri inferni attraverso i quali bisogna passare se si vuole giocare la scommessa della vita, il viaggio verso l’Europa. Uno di questi gironi, meno gettonato dall’informazione, sempre troppo distratta quando si parla di migrazioni, ma ciononostante densamente frequentato, si chiama Rotta Balcanica e l’anno scorso è stato attraversato da 15152 persone in cerca di speranza. Si tratta di spostamenti infiniti che possono durare anche 10 mila chilometri e che negli ultimi 300, quando ragionevolmente si potrebbe pensare di avercela fatta e si potrebbe cominciare a tirare un po’ il fiato, diventano particolarmente pericolosi.

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Sette anni senza risposte, tra ricostruzioni inattendibili, falsità e avvistamenti mai confermati, che hanno favorito il calare dell’oblio sul suo destino.

fonte: perlapace.it

da: Articolo 21

Da 2553 giorni, dal suo rapimento a Raqqa il 29 luglio del 2013, non si hanno più notizie di padre Paolo dall’Oglio, fondatore della comunità inter-religiosa di Deir Mar Musa al-Habashio in Siria.
Sette anni senza risposte, tra ricostruzioni inattendibili, falsità e avvistamenti mai confermati, che hanno favorito il calare dell’oblio sul suo destino.
È per questo che oggi, insieme a Riccardo Cristiano, al presidente della Federazione nazionale della stampa, Beppe Giulietti, e ai suoi familiari, rilanciamo l’appello a rompere il silenzio sul suo destino.

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fonte: libertà e giustizia

di: GUSTAVO ZAGREBELSKY

Viviamo in “stato d’eccezione” o “in stato d’emergenza”; qual è la differenza; la Costituzione prevede lo stato d’emergenza e lo stato d’eccezione; lo stato d’emergenza è una dittatura oppure è una risorsa; le esigenze sanitarie in che posto stanno rispetto ad altre esigenze; la durata dello stato d’emergenza è rilevante per giudicare della sua legittimità; come prevenire le situazioni d’emergenza in tempi normali; il virus pandemico è democratico e ugualitario; c’è un rapporto tra la salute degli esseri umani e la salute del mondo. 

A queste proposizioni mettiamo un punto interrogativo e cerchiamo di ragionare per tentare qualche risposta. Certamente viviamo in “stato d’emergenza” ma, sebbene usate come equivalenti, eccezione ed emergenza non sono la stessa cosa. Il grido: “emergenza!” significa qualcosa come l’SOS nelle comunicazioni marittime: segnalazione di una situazione di pericolo che richiede interventi urgenti. 

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